Europa, ancora un altro inverno a rischio freddo e bollette stellari per colpa dell’ideologia della Commissione

Europa, ancora un altro inverno a rischio freddo e bollette stellari per colpa dell’ideologia della Commissione

6 Luglio 2026 0

L’Europa e il gas per il prossimo inverno: la situazione è seria. Si rischia davvero di arrivare a novembre con le riserve di gas molto al di sotto del livello di sicurezza. E per la prima volta, dicono gli esperti, non basteranno i meccanismi del mercato a rimettere a posto le cose, rovinate oltre ogni previsione dalle ostilità nel Golfo Persico e dall’ideologia ecologista e anti-russa di Bruxelles.

Scorte sotto il livello di guardia

I problemi peggiori si stanno vedendo oggi, nel periodo che serve ad accumulare scorte, cioè i mesi primaverili ed estivi durante i quali le società energetiche acquistano il gas quando il prezzo è contenuto. Poi in inverno lo metteranno a disposizione di chi vorrà acquistarlo, ricavandoci il loro guadagno. L’Europa si è sempre affidata a questo semplice meccanismo di mercato per avere il gas con cui scaldarsi in inverno e far funzionare l’industria. L’unico parametro Bruxelles lo ha inserito a partire dal 2022, chiedendo che entro la stagione fredda i siti di stoccaggio fossero pieni all’80%, alzando poi il paletto al 90%. Per l’inverno 2026/27 le cose si sono messe male fin da subito, perché il precedente inverno particolarmente freddo ha fatto consumare le scorte europee fino al 28% della capacità.

Ora, secondo gli analisti dell’Oxford Institute for Energy Studies, la prospettiva migliore è di riuscire a ricostituirle ad appena il 70%. Gli esperti della società di consulenza Wood Mackenzie sono un po’ più ottimisti, ritenendo che si possa arrivare al 76%. Apparentemente una cifra alta, ma non abbastanza per stare tranquilli a causa. Infatti sono tante le incognite geopolitiche ed economiche che rendono fosco il futuro del continente, oltre alle limitazioni autoimposte che gravano sull’economia europea. Si tratterebbe comunque del minimo storico dal 2011: quindici anni fa, un altro mondo, quando erano appena iniziate le primavere arabe e prima che scoppiassero le ostilità in Siria e in Ucraina.

Riduzione della produzione e mercati inquieti

Si tratta dunque per l’Unione Europea del peggior livello delle riserve di gas da quindici anni a questa parte, come sottolineato dal Financial Times. La conseguenza diretta sarà costituita dai prezzi più alti delle bollette per famiglie e aziende. Intanto l’inquietudine dei mercati energetici non accenna a diminuire, perché la tensione in Medio Oriente continua, così come persistono le pesanti limitazioni al passaggio del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz.

E avendo subito attacchi alle proprie infrastrutture, Emirati Arabi e Qatar hanno diminuito le esportazioni. Gli USA a loro volta minacciano di deviare le proprie esportazioni dall’Europa verso altri clienti. La causa sono i nuovi regolamenti ecologisti, che impongono ai produttori di petrolio e di gas di pagare determinate quote in base all’inquinamento che generano. Il 25 giugno il segretario americano di Stato all’Energia Chris Wright ha detto che se questa normativa resterà in vigore, “quasi certamente” Washington ridurrà le sue forniture all’Europa. E ha aggiunto: Credo che ciò porterà a notevoli problemi nella UE, che già soffre a causa dei prezzi molto più alti della media globale.

Il gas russo

In questi ultimi anni i Paesi UE si sono rivolti a Paesi fornitori differenti per attuare una diversificazione delle fonti, che però è visibilmente mal riuscita. L’idea di sganciarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia ha dato origine alla dipendenza da altri Paesi, USA in particolare, che fanno pagare il proprio gas ben più caro di Mosca. E che oggi ne forniscono di meno all’Europa, sia per propria strategia di mercato sia perché non vogliono adeguarsi alle imposizioni green di Bruxelles. Così in questi primi mesi del 2026 alcuni Paesi membri della UE hanno aumentato le importazioni di gas siberiano via gasdotto del 7% rispetto al medesimo periodo del 2025 e addirittura dell’11% per il GNL che arriva via nave. Se il primo giunge prevalentemente tramite le condutture che sboccano in Ungheria, Slovacchia e Grecia, il secondo sbarca nei porti di Spagna, Belgio, Olanda e Francia.

Importano di più oggi in previsione dello stop totale che dovrebbe in teoria avvenire il prossimo anno, come evidenziato dal recentissimo rapporto stilato dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER). In questo momento il GNL russo costituisce il 14% delle importazioni complessive degli Stati membri, ma dalle sanzioni parziali infatti si sta gradualmente passando alla rinuncia definitiva alle risorse energetiche russe. Ma se il prossimo inverno sarà rigido e le circostanze geopolitiche sfavorevoli, si vedrà quali altre eccezioni Bruxelles dovrà consentire o magari addirittura smontare l’impalcatura sanzionatoria e tornare alla cooperazione energetica con Mosca.

In Germania si sta delineando il cambiamento

Ed è ciò che promette di fare il partito Alternative für Deutschland, la cui leader ​Alice Weidel ha annunciato le ambizioni di governo della sua formazione. AfD risulta infatti in testa ai sondaggi e potrebbe conquistare presto due länder, per puntare infine alla cancelleria di Berlino. La Weidel dice che l’abbandono alle forniture energetiche russe sta andando a grave detrimento della stanca economia tedesca, che ha fatto arretrare di anni.

Si sono persi centinaia di migliaia di posti di lavoro e il Paese è caduto nella dipendenza energetica dagli USA. Per non dire poi dei problemi causati dalla distruzione del gasdotto Nord Stream, che sarebbe da attribuire proprio a quell’Ucraina che la Germania sta sostenendo e finanziando da anni. La Weidel spiega che invece l’energia a buon mercato proveniente dalla Russia era il segreto del successo del Made in Germany. Abbiamo bisogno che torni.

Giuliano Pellico
Giuliano Pellico

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