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Incendi a Chernobyl, scampato pericolo

Gli incendi intorno alla centrale nucleare di Chernobyl sono stati domati. All’inizio di aprile, fuochi di origine anomala si erano sviluppati in tutta la Zona di Esclusione: il territorio intorno alla centrale, “zona proibita” a cui è vietato accedere senza autorizzazioni speciali, è ricoperto da fitte foreste che hanno cominciato a bruciare con intensità sempre più preoccupante, fino a generare una coltre di fumo che ha coperto persino la capitale Kiev, rendendola per qualche giorno una delle città più inquinate del pianeta

Tuttavia, dopo aver passato questo aprile horribilis in cui ricorreva pure l’anniversario del disastro del 1986 al reattore N.4, il mese di maggio sembra presentare migliori auspici. Il momento di maggior pericolo è stato superato: abbiamo chiesto conferma a Kateryna Pavlova, che ha diretto l’Agenzia statale ucraina per la gestione della Zona di Esclusione proprio durante queste delicatissime settimane e che ora è capo del Dipartimento Internazionale e delle pubbliche relazioni dell’Agenzia stessa.

Infografica – Biografia dell’intervistata Kateryna Pavlova

– Le conseguenze degli incendi nella Zona di Esclusione hanno minacciato altre regioni del Paese o addirittura la Bielorussia? Quanto è grave il rischio di inquinamento da radiazioni o da altre sostanze nocive?

– Non vi è alcun rischio generalizzato di radiazioni. L’unico punto in cui si registrano livelli più alti è la linea lungo la quale i vigili del fuoco hanno contrastato l’espandersi della fiamme. L’Ente statale ucraino Ecocentr è responsabile per il monitoraggio e il controllo del livello di radioattività.

– L’Europa Occidentale o l’Italia hanno corso dei rischi?

– No, non sussiste alcun rischio. Disponiamo di un sistema di matrice europea, il RODOS (Realtime Online DecisiOn Support System) che rileva e trasmette i dati ai laboratori di altri Paesi sui livelli di radioattività, prevedendone gli effetti e lavorando per minimizzarne le conseguenze: perciò, nel caso in cui le radiazioni salgano pericolosamente, la comunità internazionale ha immediatamente a disposizione le informazioni necessarie. Sotto questo punto di vista, non si verificherà mai più l’incresciosa situazione accaduta nel 1986: la tecnologia ormai è talmente sofisticata che risulta impossibile nascondere un evento di tale entità. Perciò se vi fosse una minaccia per l’Europa, lo si verrebbe a sapere subito.

FOTO Kateryna Pavlova al lavoro presso l’Agenzia statale ucraina per la gestione della Zona di Esclusione

– Gli incendi stanno ancora divampando?

– No, non più. Ad agevolare l’opera dei vigili del fuoco è arrivata, poi, anche la pioggia: gli incendi sono terminati ormai da quasi due settimane.


– Sono stati i piromani ad appiccare il fuoco? Circola voce che gli incendi siano stati provocati da personaggi che volevano fare pressione sul governo ucraino.

– Certamente la polizia troverà la causa reale che ha scatenato le fiamme, apparse contemporaneamente in diversi posti dentro la Zona di Esclusione, nella quale è vietato entrare senza permesso, ma credo comunque si tratti di problemi legati ai territori adiacenti alla Zona: lì ad ogni primavera gli abitanti dei villaggi bruciano l’erba essiccata, qualcosa può essere andare storto, il fuoco si è sviluppato oltre il loro controllo ed ecco che sono divampati dei grossi incendi.


– I governi di altri Paesi vi hanno contattato per proporre aiuto o per chiedere garanzie sull’assenza di rischi?

– Siamo in grado di farcela da soli e anche stavolta è stato così: abbiamo mandato sul posto 800 vigili del fuoco e moltissima attrezzatura specifica. Se mai vi fosse il rischio che il fuoco lambisca il confine con la Bielorussia, posso dire che siamo in contatto grazie a diversi strumenti di scambio di informazioni tecniche e di cooperazione scientifica con gli enti bielorussi.

– La vostra Agenzia, con i suoi esperti, era pronta per questo genere di emergenza? Disponete di un piano d’azione per questi casi? Quali risorse umane e tecniche avete utilizzato per fermare gli incendi ed eliminare le conseguenze tossiche di essi?

– L’impresa statale specializzata Pivnichna Pushcha si sta prendendo cura delle foreste attorno alla Zona di Esclusione e ha intrapreso tutte le azioni necessarie. Dal momento che il territorio è molto vasto, non è possibile riuscire a prendere in considerazione tutti gli angoli potenzialmente pericolosi, ma stiamo già collaborando con gli specialisti americani dello USFS (United States Forest Service) e in futuro costruiremo uno strumento di cooperazione internazionale per scambiare esperienze con Paesi che hanno già avuto a che fare con incendi di grande portata in aree forestali.

– Sulla stampa occidentale leggiamo di un progressivo sgretolamento della struttura protettiva (o “sarcofago”) intorno al reattore. I lavori per la messa in sicurezza sono stati completati?

– L’anno scorso è stato messo in funzione il cosiddetto “New Safe Confinement”, una nuova copertura di protezione che va a sostituire quella precedente. Quest’anno abbiamo già iniziato a lavorare su altri punti critici su e siamo vicini al lancio di un progetto molto costoso di smantellamento delle rimanenti strutture instabili.

– L’Ucraina necessita di aiuti internazionali per affrontare emergenze come questa?

– Forse la questione dell’ottenimento di finanziamenti in tal senso è aperta, in questo momento. È altresì piuttosto probabile che per il progetto di rinnovamento delle strutture di Chernobyl avremo la necessità di istituire un Fondo a livello internazionale per l’assistenza tecnica. Si tratta comunque di una decisione da valutare in sede politica.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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