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De Cristofaro: unica strada di buonsenso è il concorso per titoli per i precari. A settembre avremo bisogno di più docenti. Bisogna fare uno sforzo economico anche per il mondo della scuola

E’ in corso un dibattito serrato, come abbiamo già raccontato da queste pagine, sul mondo della Scuola. In particolare a far discutere, compattando in modo irrituale tutto il mondo sindacale, è il futuro degli insegnanti precari in Italia. Dopo aver chiesto loro di supplire a tutte le criticità dovute alla pandemia in corso, ora il ministro dell’Istruzione Azzolina ha pensato di impuntarsi nel voler svolgere un concorso pubblico per stabilizzare una porzione di quell’ esercito che costituisce il precariato: 250mila persone. Varie voci si sono alzate in dissenso a riguardo, molte all’interno della maggioranza e del Governo. Abbiamo chiesto al Sottosegretario all’Istruzione Giuseppe De Cristofaro la sua opinione al riguardo.

Infografica – Biografia dell’intervistato Giuseppe DE CRISTOFARO


I sindacati hanno mosso una serie di rilievi e di contrarietà al DL Scuola presentato dal Ministro Lucia Azzolina. Al centro del dibattito vari temi, ma sicuramente il più scottante è quello di che fine faranno i precari del mondo dell’Istruzione: concorso pubblico o concorso per titoli? Qual è la sua posizione viste anche le divergenze di vedute all’interno della stessa maggioranza di governo?

Sulla questione concorsi c’è una discussione serrata, come da lei anticipato, anche all’interno del Governo. Io stesso non ho mai nascosto, in più occasioni, il mio punto di vista diverso dal vertice del ministero. Stiamo vivendo un momento estremamente difficile, segnato da una crisi senza precedenti, che non credo possa essere dimenticato. Per stabilizzare i precari del mondo dell’istruzione esiste a mio avviso un’unica strada di buon senso percorribile: ed è quella di capire che il mondo è cambiato rispetto a quando, quattro mesi fa, si era trovato un accordo per lanciare un concorso pubblico. L’unica soluzione per me è quella di una assunzione per titoli e per servizio, come peraltro chiedono gli stessi sindacati. Aggiungo che se chiudiamo un anno scolastico difficilissimo, anche quello del 2020-2021 non sarà assolutamente semplice, visto che l’emergenza sanitaria – seppure contenuta – non sarà ancora completamente risolta per settembre e che dobbiamo trovare il modo di far recuperare ai ragazzi anche questi mesi in cui la didattica ha vissuto momenti di difficoltà e di assestamento. Dobbiamo insomma mettere in condizione il personale docente di lavorare in serenità e per farlo, i docenti ci devono essere già dal 1° di settembre.  

D’altra parte il comitato scientifico ha dei tempi tecnici per stabilire le regole da rispettare affinchè un concorso pubblico possa avvenire e la pandemia potrebbe rischiare di riscoppiare in qualsiasi momento…

Esattamente. Tutti ci auguriamo che la Fase 2 costituisca un ritorno alla normalità, ma dobbiamo anche essere prudenti: l’Istituto Superiore di Sanità, il Comitato Scientifico ci ricordano sempre che il periodo post quarantena potrà vivere momenti alterni. Personalmente io avrei tenuto in maggiore considerazione questo aspetto: perché il rischio è di veder bloccato il concorso fra qualche settimana. Difficile, quindi, non pensarla come i sindacati che hanno espresso le proprie perplessità sul concorso. Peraltro siamo in un momento storico dove tutto si dovrebbe fare, tranne evidenziare elementi di rottura nel Paese. Condivido ovviamente che al Governo spetti l’onere dell’ultima parola ma solamente dopo aver condiviso nel modo più ampio possibile le azioni da intraprendere.

In una fase come questa peraltro non crede che sia necessario non sminuire la pressione psicologica che sta vivendo il corpo insegnanti?

Certamente, agli insegnanti in questi mesi abbiamo chiesto uno sforzo straordinario. Gli abbiamo domandato di cambiare il modo di insegnare utilizzando la didattica a distanza, gli abbiamo domandato di farlo con mezzi propri. Insomma non esiste solo un problema di distanziamento sociale nell’espletamento del concorso – ricordo che vi è la questione dello spostamento di circa centomila candidati tra varie regioni d’Italia – ma anche una questione di rispetto per la persona.

Che cosa pensa della didattica a distanza?

Credo che fosse l’unica soluzione praticabile in questo momento, anche se le criticità sono evidenti: è come se fossero emerse tutte quelle diseguaglianze che c’erano già prima. Il Governo ha fatto uno sforzo importante per venire incontro agli studenti che avevano difficoltà di mezzi per potervi accedere, ma allo stesso tempo ha chiesto ai docenti di farsi carico del peso più grande che comportava questo mutamento dell’insegnamento. Ecco allora che caricarli anche di una responsabilità come quella di un concorso, doversi preparare mentre stanno ancora insegnando ai nostri ragazzi a distanza, mi pare profondamente sbagliato.

– Lei pensa che si arriverà ad un voto di fiducia o si approveranno degli emendamenti correttivi in Aula?

Sarà la dinamica d’Aula a dirlo, non spetta a me che peraltro sono stato chiamato al ruolo di Sottosegretario da non parlamentare. E’ certo che sono stati presentati degli emendamenti da parte di diversi partiti, sia d’opposizione ma anche di maggioranza. E quindi l’auspicio che in questi giorni, in particolare per quello che riguarda quelli depositati dalle forze di governo, si trovi una sintesi e si apra una stagione del confronto e della condivisione delle scelte. Insisto però che non basta l’accordo tra forze di maggioranza in questo momento, ma è indispensabile rapportarsi con le parti sociali e con tutti gli attori protagonisti del mondo della scuola.

– Sulla questione dei precari che hanno dovuto sostenere in proprio le spese per la teledidattica, non potendo contare neppure sulla card da 500 euro, lei pensa che il Governo li sosterrà in qualche modo?

C’è un emendamento del Gruppo di Liberi e Uguali al riguardo. Da qui a dire che possa trovare accoglimento non posso dare certezze. Io spero che venga approvato. La condizione precaria di questi lavoratori non è una loro scelta. Sia ben chiaro: non è certo una responsabilità’ di questo governo, parliamo di un problema annoso, e infatti sorrido amaramente quando sento partiti del centrodestra che oggi si travestono da alfieri del mondo dell’istruzione dopo averlo distrutto – si pensi al taglio di 8miliardi di euro deciso dalla Riforma Gelmini – poi ben venga che si cambi idea, ma non possiamo neppure dimenticarci del passato. E’ necessario invertire una tendenza degli ultimi venticinque anni di storia della scuola italiana e imparare la lezione che ci ha inferto il Coronavirus.

– Il Coronavirus ha cambiato le priorità della politica?

Io credo che dovremmo ripartire dai due grandi pilastri democratici che reggono l’Italia: il potenziamento del sistema servizio sanitario nazionale e di quello della formazione. Dobbiamo rimuovere le troppe diseguaglianze che esistono in questi due mondi.

– Le scuole riapriranno a settembre?

Dovremmo per forza aumentare gli stanziamenti. Ci vorranno più insegnanti e più personale anche perché dal mio punto di vista non è pensabile la soluzione di tenere metà dei ragazzi a casa e metà a scuola, soprattutto i più piccoli. Se dobbiamo avere classi di massimo quindici persone, significa cambiare profondamente questo comparto e aprire una stagione di grandi investimenti e di nuove assunzioni. Serve una visione nuova per la scuola italiana.

– Lei non pensa che l’Unione Europea stia sottovalutando il problema dell’istruzione? Il Recovery Fund parla solo di investimenti in sanità ma forse non sarebbe importante intervenire con quei soldi anche per la messa in sicurezza dei nostri ragazzi e del corpo docenti?

Comprendo che siamo di fronte ad una emergenza sanitaria e quindi condivido che la priorità sia questa. Potenziare gli ospedali, dotarsi di nuove terapie intensive, testare nuovi farmaci. Esiste però anche il problema aperto della istruzione e della formazione, una questione che il Covid-19 ha scoperchiato. Anche gli altri Paesi stanno vivendo un dibattito complesso su come riorganizzare il mondo della scuola post pandemia. Oggi c’è 1,5miliardi di ragazzi nel mondo che non stanno andando a scuola: l’Europa non può voltarsi dall’altra parte e pensare di ragionare in termini ordinari. Siamo di fronte ad un cambio epocale e dobbiamo quindi dare risposte straordinarie.

– Sottosegretario pare che l’emendamento Pd-Leu, che prevede l’assunzione di 40 mila docenti, non trovi le coperture. E’ possibile? Il Governo sta recuperando notevoli risorse per cose che non è detto che servano il prossimo anno, se si tornerà a scuola, e ora non si trovano le coperture finanziarie per assumere docenti?

Personalmente condivido molto questo emendamento. Penso che si debba fare uno sforzo straordinario. Capisco bene che non è semplice, ma bisogna fare di tutto per dare risposte al mondo della scuola.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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