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Immigrazionismo, mondialismo, demografia politica: a fondo nei temi più scottanti, senza ipocrisia

Guardare alla realtà senza il paraocchi imposto dal cosiddetto pensiero unico, che ha pervaso i mezzi di comunicazione e ha ammorbato anche le menti più brillanti, oggi è diventato un compito da intellettuali arditi. Ma c’è ancora chi si sforza di riconquistare la libertà di dire che 2+2 = 4, e non 5 come vorrebbero i padroni del discorso. Una delle punte di diamante della nuova generazione di pensatori liberi è Edoardo Gagliardi, collaboratore del celebre Byoblu di Claudio Messora e fondatore del canale Metapolitics.

Infografica – Biografia dell’intervistato Edoardo Gagliardi

– Edoardo, il Suo canale Youtube è molto apprezzato per la capacità di parlare di questioni spinose in modo chiaro, di dire “pane al pane, vino al vino”, utilizzando però termini tecnicamente esatti e precisi. Come ci riesce?

– Forse deriva dalla mia formazione filosofica, con la quale ho costruito una struttura mentale che si riflette nel mio atteggiamento verso i temi più controversi. L’influenza maggiore l’ho ricevuta dal tomismo, la filosofia medievale per eccellenza, che al di là dei contenuti di carattere prevalentemente religioso è eccezionale nella maniera in cui imposta l’esposizione dei problemi: si enuncia la questione, poi passo dopo passo si cerca di capirla e di analizzarne i vari aspetti, argomentando le diverse posizioni. Semplicemente io attualizzo questo approccio ai problemi di oggi e ai mezzi di comunicazione che utilizzo.

– Nel canale Lei tratta temi che le persone sedicenti colte e progressiste oggi ritengono scandalosi: patriottismo, identitarismo, razzialismo, colonialismo culturale e via dicendo. Anche se li presenta senza esaltazione né allarmismi, evitare parole che possano offendere la pseudo-morale dominante ed essere politically correct deve essere un esercizio impegnativo. Qualcuno si è sentito turbato dai Suoi video? Lei come reagisce?

– Nella sezione commenti, sotto i video, non ho mai ricevuto attacchi verbali, non sono mai stato aggredito con parole pesanti. Come dicevamo prima, forse dipende dalla maniera di esporre i temi, che non offre il destro agli hater da tastiera. Chi ha espresso il proprio disaccordo, finora lo ha fatto senza arrivare a insulti o minacce. Comunque io dò spazio a chiunque non la pensi come me, qualora voglia portare argomenti contrari ai miei. Tuttavia, occorre precisare che l’attuale canale Youtube in realtà è il secondo: il primo infatti era stato chiuso a seguito di segnalazione. Avevo colpito la “sensibilità” dei segnalatori in particolare coi miei video sulla Svezia: un Paese all’avanguardia persino nella sostituzione etnica e nell’islamizzazione del suo tessuto sociale. Forse sono stato troppo esplicito nel denunciare queste nefandezze o per qualche motivo è proprio la Svezia che non deve essere citata. Fatto sta che con una segnalazione anonima Youtube ha calato la mannaia della censura giustificandosi in maniera generica, dietro il paravento del “mancato rispetto degli standard”.

Foto – I “gommoni della speranza”

– Una società dove apparentemente tutto è consentito, ma in cui le parole vengono censurate o modificate poco alla volta: oggi stiamo vivendo dentro l’orwelliano “1984” oppure nel “Mondo Nuovo” di Huxley? 

– Se è per questo, potremmo anche citare “Fahrenheit 451” o altri classici che hanno previsto ciascuno un aspetto del futuro, che ormai è il nostro presente. Concentriamoci però sul seguente fatto: il mezzo di esposizione che utilizzo, Youtube, non è altro che un’azienda privata, la quale per sua stessa natura deve produrre profitti. Perciò un canale come il mio, che ha migliaia di iscritti, è qualcosa che a Youtube fondamentalmente interessa mantenere in vita, sia per vendere spazi pubblicitari sia per allargare la sua base di utenti-clienti. Youtube non guarda solamente al mercato composto di liberali, europeisti o globalisti, ma deve anche accontentare una fetta di pubblico non più così piccola che ha orientamenti diversi da quelli del Pensiero Unico. Youtube non può permettersi di perderli a favore di altre piattaforme video. La sua censura talvolta deve abbattersi su certi canali, per ovvi motivi ideologici, ma non può prescidendere dagli introiti pubblicitari che perderebbe se riducesse tutti i contenuti a quelli graditi solo agli alfieri del mondialismo. Superando una certa di soglia di iscritti, un canale è meno minacciato dalla scure censoria, tranne il caso in cui propagandi troppo apertamente un pensiero contrario all’ideologia dominante. C’è da aggiungere che ormai nel 2020 certi temi sono sdoganati a livello di grande pubblico: quindi gli attuatori del Pensiero Unico spesso devono operare con mezzi diversi dal semplice tappare la bocca. Se da una parte è straordinario che si possa finalmente discutere di sovranismo o immigrazionismo, dall’altra il Potere cerca di neutralizzare questi temi rendendoli innocui. Così, in televisione vengono invitati quelli che devono “fare la parte” ad esempio del sovranista, per essere facilmente smentiti e ridicolizzati. I canali televisivi raramente ti danno la parola se sanno che non sei addomesticabile o controllabile.

– Sempre a proposito dei temi trattati, come la sostituzione etnica o la mappa di Gomberg, in molti vi vedrebbero facilmente segni di “complottismo”. Fino a dieci o venti anni fa, esponendo temi del genere pur in modo chiaro e dettagliato, si veniva indicati come matti da legare; poi si è stati derisi; infine qualcuno è stato preso sul serio e quindi combattuto con la censura o gli attacchi personali. Oggi in che fase ci troviamo esattamente?

– In Rete veniamo già presi sul serio: moltissimi blog, siti e canali espongono con impegno le idee di chi si ribella al pensiero dominante e hanno un grande seguito, che cresce sempre di più. C’è un significativo aumento di coscienza su questi temi. Sui media più classici (televisione e stampa) siamo invece ancora indietro: il loro scopo è fare ascolto con qualunque mezzo, meglio se di facile presa: un sovranista “un tanto al chilo” è perfetto per un talk show da buttare in caciara o per un articolo di ridicolizzazione. Nell’ambito della nostra particolare “contro-cultura” ci sono due scuole di pensiero: chi è convinto sia utile sfruttare qualunque occasione di visibilità, anche a rischio di figuracce, e chi invece crede che certi interventi facciano più male che bene. 

Foto – Mappa di Gomberg

– Riuscerebbe a individuare la vera minaccia alla nostra civiltà occidentale? Insomma, per mettere fine al benaltrismo di coloro che di volta in volta puntano il dito contro la corruzione, poi contro l’ignoranza, poi il clientelismo eccetera: in chi o che cosa vede l’origine del male che affligge la nostra società? 

– Di fondo non possiamo accontentare tutti. Il modo cui si fa comunicazione su Internet permette di accaparrarsi solamente una nicchia, di specializzarsi su certi temi. Talvolta arrivano messaggi di chi chiede di parlare di questo o di quell’argomento. Perciò bisognereebbe trovare  3 o 4 punti comuni su cui aggregarci, come fanno d’altronde le maggiori organizzazioni del nostro tempo, ovvero i partiti politici. E qui nasce il problema peggiore, quello di cui mi si chiede. È un problema interno. La realtà mostra che chi parte in un modo, poi termina in un altro, sia dal punto di vista politico che metapolitico. Per fare un esempio: abbiamo visto gruppi sorti dichiarando di voler uscire all’euro e ristabilire la sovranità, ma al momento di poterlo fare hanno magicamente cambiato idea. Quindi la domanda è: perchè lo fanno? Chi o che cosa gli impone di cambiare? Comincio a credere che arrivati a una determinata soglia si venga davvero ricattati o minacciati. Evidentemente, ci sono cose che non si possono fare e basta. Il problema va analizzato per capire il motivo per cui i partiti nati contro il sistema finiscano per diventarne un elemento costituente. Se togliamo l’inevitabile quota di corrotti e carrieristi disposti a professare qualunque idea politica pur di ottenere la cadrega, allora gli idealisti e quelli veramente convinti di un programma contro quale rischio devono misurarsi? Tendo a pensare che alla fin fine a contare sia quel sistema di potere che non possiamo vedere, ma che possiamo genericamente indicare come “servizi segreti”. I cittadini comuni e spesso nemmeno gli analisti politici non li considerano mai abbastanza quando tentano di comprendere i rapporti interni agli Stati o le relazioni tra Stati. Gli USA ne sono un esempio lampante: il loro Deep State sta dietro a tutti gli eventi più eclatanti della storia americana. E poi c’è il potere economico che regge i partiti: ci sono cose che questi ultimi non possono fare, pena la perdita del sostegno finanziario. Il margine di manovra dei politici è comunque piccolo. Partire con certe idee è meraviglioso, ma una volta dentro, si scopre il sistema di pesi e contrappesi, la giungla di vie sbarrate e di posizioni privilegiate in cui è pressoché impossibile districarsi e portare a compimento in poco tempo grandi cambiamenti. E allora forse un vero cambiamento può arrivare soltanto mettendo fine a questo tipo di democrazia, alle cui regole (legali o di fatto, economiche o dinastiche) deve sottostare qualunque governo che si insedia. Nella storia, i grandi cambiamenti sono arrivati solo con rivoluzioni e sconvolgimenti radicali. Così, se andare a votare non serve a smuovere le basi di un sistema che è contrario al benessere collettivo, ci vorrà un cambio di paradigma politico: passare dalla democrazia a qualcos’altro – che per il momento non ha dei connotati precisi.

– Chi invece incarna meglio i valori e l’essenza della nostra civiltà occidentale, in questo momento storico? Ci sono uomini, gruppi o Stati che rappresentano una speranza?

– Il potenziale c’è e su Internet è ben visibile una grande diffusione di idee diverse e originali. A livello di Rete la cosa è molto promettente. A livello politico invece no. Sono molto diffidente verso i partiti, che spesso non sono altro che associazioni culturali prive di atto costitutivo, di statuto o di congressi. Chiedono soldi e finanziamenti e molta gente glieli concede non sapendo che entità come le Sardine o l’Italia Viva di Renzi usano un linguaggio da partito ma in realtà sono scatole vuote, senza contenuti reali. Tornando invece ai segnali di speranza, vedo a livello internazionale leader capaci di lanciare messaggi forti nella direzione contraria al Pensiero Unico Mondiale, capaci di dare una direzione ai loro Paesi nel senso della crescita demografica e dei valori tradizionali. Parlo ovviamente di Orbán e Putin, i quali, pur con tutti i limiti del caso, su certi temi sociali la pensano diversamente da Bruxelles e Washington e non temono di mostrarlo.

Foto Il canale Youtube di Edoardo Gagliardi

– I politici di oggi ci fanno rimpiangere lo spessore culturale e gestionale di coloro che invece erano disprezzati fino a 25 anni fa: i vari Craxi, Andreotti, Forlani. Cosa manca alla nostra classe politica (ammesso esista ancora) per guidare il popolo italiano con una visione veramente indirizzata al benessere e alla libertà? 

– Nella Prima Repubblica la politica aveva la priorità sull’economia, mentre oggi è esattamente il contrario. In passato, chi voleva ottenere qualcosa doveva recarsi dai partiti, i quali avevano un potere immenso, che certamente sfruttavano per arricchirsi, ma dovevano comunque fare concessioni al proprio elettorato. I partiti dovevano tenere conto delle persone, per non perdere elettori a favore del grande spauracchio comunista, o viceversa. La contrapposizione tra blocchi era benefica: l’equilibrio sovranazionale non permetteva di scadere nella marmaglia a cui assistiamo oggi. Senza questo bilanciamento, il potere economico ha preso il sopravvento e così sono i partiti a chiedere aiuto agli economisti, alle aziende, alle lobby, e diventano ricattabili. C’è una seconda ragione di carattere antropologico. Su Youtube si trovano molti spezzoni della televisione italiana di una volta: se riguardiamo cosa mandava in onda la Rai negli anni ’70 e ’80, rimaniamo atterriti notando la differenza abissale rispetto a quanto viene trasmesso nel 2020. Si faceva cultura, si parlava di libri in prima serata, si mostravano cose che oggi non troverebbero spazio nemmeno a mezzanotte. E ciò rifletteva la realtà fuori dallo schermo. Una tremenda involuzione antropologica ci ha portato al livello a cui siamo adesso: i politici e la televisione ne sono soltanto il riflesso. Oggi, comunque, di temi colti e stimolanti si parla ancora, ma solo su Internet.

– Domanda obbligata sul Coronavirus: ci stiamo comportando “da italiani”? Molti ipocriti sono accorsi come carogne sul cadavere per stigmatizzare i nostri comportamenti sbagliati o sciocchi: invece Lei quali reazioni positive ha visto? Oppure è tutto da buttare? Questa impasse ci darà una nuova forza per reagire oppure sarà l’ennesima mazzata?

– Gli italiani hanno utilizzato delle risposte al virus molto meno liberali rispetto a Francia, Germania o Regno Unito. Misure drastiche, rispettate dai cittadini in maniera esemplare, pur con le inevitabili eccezioni. Abituati a un atteggiamento molle verso le regole, oggi ci stiamo rapidamente adeguando a misure severe. Poi ci sono i politici, tra cui persino i fanatici dell’euro e il PD, che protestano contro l’atteggiamento di Unione Europa e Fondo Monetario. Apriti cielo! Ma se fino a ieri il Partito Democratico ha avallato qualunque distruzione sociale richiesta da Bruxelles… che  cosa si aspettava di ottenere in questo frangente? L’Europa è questa, punto e basta. E i cittadini sembrano averlo capito.

Foto – Edoardo Gagliardi durante una conferenza

– Coronavirus accompagnato alle esercitazioni Nato: questa inedita accoppiata costituisce un’ottima occasione per “rimescolare le carte” nella nostra società? Quali sviluppi vede?

– Esercitazioni di queste dimensioni sono pianificate molto tempo prima ed è difficile fermare di colpo questi meccanismi, anche a fronte di situazioni oggettivamente perniciose. “Defender Europe 20” tuttavia potrebbe essere sospeso. In ogni caso non possiamo escludere che si tratti di un esperimento per verificare la reazione delle persone comuni alla guerra batteriologica. La popolazione europea però non ci sta a vedere le strade vuote di persone ma attraversate dai carri armati, la Cina ha apertamente accusa gli USA per il virus e il Covid-19 è saltato fuori anche negli States: Trump deve stare molto attento a questi rischi, se vuole essere rieletto. Fermare le esercitazioni sarebbe un passo importante per calmare le acque. Una fetta consistente dell’establishment americano però gradisce molto continuare a stuzzicare i nemici eurasiatici fino a farli scattare. Così Defender Europe 20 serve, intanto, a “dire a nuora perché suocera intenda”: schierare le truppe ai confini con la Russia è un messaggio di forza per Cina e Iran, di cui la Russia è alleata. Lo scontro diretto non ci sarà, perché non conviene a nessuno. Ma la tensione, quella sì, conviene a qualcuno.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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