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Il vulcano Nyrangogo porta di nuovo morte e distruzione in Congo

Il Vulcano Nyrangogo dal 22 maggio è di nuovo in piena eruzione. Non c’è pace per questa povera gente, già massacrata dalla povertà e dalle controversie politiche interne e confinanti. L’eruzione ha fino ad oggi ucciso 32 persone e distrutto centinaia di case intorno alla città di Goma, ubicata nella parte orientale del Paese ed evacuata la scorsa settimana da centinaia di migliaia di persone su ordine delle autorità per timori di una nuova eruzione vulcanica. La città di Sake è stata travolta dal numero degli arrivi; alcuni sfollati si stanno spostando verso il Parco nazionale Virunga o stanno salendo a bordo di un traghetto per attraversare il lago Kivu, mentre più di tremila persone hanno attraversato la frontiera del confinante Ruanda. Le autorità della Repubblica democratica del Congo hanno segnalato almeno sei casi di colera nella città di Sake tra gli sfollati e l’organizzazione non governativa Medici senza frontiere (Msf) ha fornito 15 mila litri di acqua potabile per prevenire un’epidemia. 

I dati sismici e di deformazione del suolo – secondo gli esperti dell’Osservatorio Vulcanologico di Goma pubblicata dal quotidiano “Actualité” – continuano ad indicare la presenza di magma sotto l’area urbana di Goma che aumentano di fatto le possibilità di nuovi episodi esplosivi. I tecnici infatti hanno spiegato che “la possibilità di un’altra eruzione a terra o sotto il lago (di Goma) non può ancora essere esclusa in questo momento poiché alcune eruzioni potrebbero verificarsi con poco preavviso“. I membri di una squadra di esperti saliti sulla cima del Vulcano dopo l’eruzione, per raccogliere elementi utili alla pianificazione di una risposta all’emergenza, sono stati anche attaccati da ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr). I ribelli non hanno fatto loro violenza ma hanno requisito tutti i dispositivi e i macchinari con i quali stavano lavorando.

L’agguato non ha impedito però agli esperti di documentare come l’energia dissipata dai terremoti sia in continua diminuzione e che anche i dati sulla velocità del movimento del magma verso sud siano in riduzione: segnali importanti per un ritorno alla normalità dell’area, anche se non sufficienti a far rientrare l’emergenza e decretare la cessazione dell’attività vulcanica. 

D’altra parte il vulcano Nyrangogo, che fa parte della catena montuosa dei Monti Virunga, è considerato uno dei vulcani più pericolosi al mondo, sin dal lontano 1800 quando avvenne la sua prima eruzione. A renderlo tale sono le caratteristiche della densità della sua lava, molto più fluida rispetto a quelle di altri vulcani. Produce infatti colate estremamente rapide, accompagnate da massicce emissioni di gas, biossido di zolfo e anidride carbonica tale da essere pari alla somma di quella emessa da tutti gli altri vulcani della terra. Un’altra caratteristica che lo rende particolarmente pericoloso è il lago di lava che si trova all’interno del cratere. Questo vulcano fu scoperto dall’esploratore tedesco Adolf Von Gotzen nel 1894. L’esistenza del lago di lava, fu confermata da esperti nel 1948. Già nel 1977, esattamente il 10 gennaio, il cedimento delle pareti del cratere provocò una colata di lava che uccise tra le cinquanta e le cento persone e migliaia di feriti. con la distruzione di centri abitati.  Un nuovo evento eruttivo è stato registrato nel 2002: la lava invase e distrusse la città di Goma e altri quattordici villaggi confinanti. A seguito di questo tragico evento, vi fu l’evacuazione di oltre quattrocentomila persone. La ricostruzione della città, avvenne successivamente sulla colata lavica. 

Foto – Le prime immagini dell’eruzione del Vulcano Nyrangogo

Il 22 maggio, secondo le testimonianze raccolte, alcune persone raccontano che si sono viste improvvisamente fiamme altissime uscire dalla montagna. E’ stato subito panico tra gli abitanti che terrorizzati hanno iniziato ad abbandonare le case, lasciando tutto ciò che hanno lì. Una signora di nome Ernestina è stata una delle prime donne a veder raggiunta la sua casa dai gas del vulcano ma è riuscita a scappare subito quando è iniziata l’eruzione, non altrettanto fortunato è stato il marito, morto per asfissia, perchè impossibilitato a muoversi in quanto invalido grave. L’ultima stima parla di 2.500 abitazioni distrutte, lasciando senza casa 20mila persone, ma il bilancio è in continuo divenire. Le autorità nelle ore successive all’eruzione hanno invece costretto circa 400mila persone ad evacuare dalla “Zona rossa” nella città di Goma e nelle aree circostanti. 

Video – Le immagini delle abitazioni distrutte in Ruanda

Drammatica la testimonianza di Nicolò Carcano, capomissione a Goma per l’Onu Avsi, che intervistato dall’agenzia Dire ha spiegato: “Da sabato scorso a Goma è l’apocalisse. E la cosa più preoccupante ora, al di là delle eruzioni vulcaniche e dei terremoti, è che ci sono almeno 400mila sfollati che non hanno accesso ad acqua, cibo e riparo, a cui si aggiungono centinaia di bambini che nella fuga concitata hanno perso le famiglie. Dobbiamo intervenire immediatamente per riunirli“. Quasi mille bambini, che sono stati separati dai loro genitori nel caos del primo giorno di distruzione, sono stati identificati, secondo i dati Unicef, e proprio l’organizzazione umanitaria internazionale ha aiutato a riunire quasi 700 bambini con le loro famiglie. Altri 142 bambini sono stati collocati in famiglie affidatarie transitorie, mentre 78 sono in centri di transito. Purtroppo, più di 170 famiglie invece stanno ancora cercando i propri bambini che risultano ancora a tutt’oggi smarriti.

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Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

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