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Il Kenya attende il turismo italiano per ripartire. La popolazione sta stringendo i denti

Il Ministro della Salute del Kenya Mutahi Kagwe negli ultimi giorni si è detto preoccupato per la nuova crescita delle percentuali di casi rispetto ai tamponi come riporta il sito Malindikenya.net. Una situazione che ormai accomuna tutto il mondo. Nei cittadini kenioti si è allentata la paura del virus, e quindi la politica è tornata a minaccia nuove misure restrittive. E’ evidente però come gran parte dell’economia del Paese si regga sul turismo. Esso rappresenta infatti il 10% del PIL come comparto ma raggiunge il 20% se si calcola i riflessi che genera nell’industria manifatturiera, nell’agricoltura, nei servizi finanziari e nell’istruzione. Sono quindi evidenti le difficoltà che il Paese sta attraversando visto che la pandemia penalizza fortemente i Paesi con un alto indice turistico. Abbiamo quindi deciso come StrumentiPolitici.it di sentire Freddie del Curatolo, giornalista e direttore del portale degli italiani in Kenya, malindikenya.net, per ascoltare dalla sua viva voce la situazione che si sta vivendo in Kenya. 

Infografica – La biografia dell’intervistato Freddie del Curatolo

Il Coronavirus quando ha influito sulla salute e l’economia del Kenya?

La pandemia ha aggiunto ai problemi economici delle restrizioni mondiali anche gravi problemi di sopravvivenza relativi ad una larga fetta di popolazione (circa 10 milioni di persone) che vivono grazie a piccole attività e, specie sulla costa, all’indotto del turismo. Oltre ai problemi sociali derivanti dalla chiusura delle scuole, che ha causato gravidanze precoci, baby prostituzione, avvicinamento dei giovani alle droghe e alla microcriminalità. 

Il Governo del Kenya quale linea ha adottato e intende adottare per risolvere i problemi micro e macro economici del paese ?

Il Governo keniano ha agito con tempestività, chiudendo il Paese internamente e dall’esterno dopo soli 10 giorni dai primi casi di Covid-19. Ha iniziato ad adeguare la sanità pubblica all’emergenza, partendo praticamente da zero ed è arrivato in 6 mesi da 50 letti in terapia intensiva ad oltre 5000. L’economia ha risentito maggiormente anche se il Paese ha avuto accesso a prestiti da parte della Banca Mondiale e di molte Nazioni.

In questo periodo ci sono le condizioni oggettive per poter pensare a un ritorno del turismo?

Le condizioni a mio avviso ci sono sempre state, il Kenya ha riaperto al turismo lo scorso 1 agosto perché si è sentita in grado di ricevere viaggiatori anche dai Paesi a rischio, dato il provvisorio miglioramento delle condizioni in quei Paesi, ma il Kenya aveva già emesso decreti e ordinato protocolli severi per tutti gli attori dell’offerta turistica, dai resort ai ristoranti, compresi ovviamente aeroporti e trasporti di ogni tipo.

Il turismo italiano quanto influisce nel paese in particolare sulla zona costiera e nei Parchi?

Il turismo italiano in località come Malindi e Watamu, che sono le destinazioni più importanti della costa keniana, è ancora fondamentale, essendo il primo per ingressi tra tutti i Paesi del mondo. In Kenya è comunque tra i primi dieci e il terzo in Europa dopo Gran Bretagna e Germania, e questo riguarda anche Nairobi e le riserve naturali del Paese.

In questo momento come fanno a vivere tutte le persone che lavorano nei Resort, ristoranti, nelle case private e anche coloro che ruotano intorno a essi. Si pensi a cuochi, camerieri, ragazze delle pulizie, giardinieri e anche i fornitori?

La mancanza dell’afflusso turistico dall’Europa e specialmente dall’Italia ha messo in ginocchio un’intera popolazione, che vive grazie alle assunzioni in resort, case private e attività collegate al turismo. Molte strutture hanno fatto i “salti mortali” attendendo la riapertura del Paese al turismo, licenziando il meno possibile o chiedendo piccoli sacrifici ai propri dipendenti per poter guadagnare un po’ meno ma tutti. Più si va avanti però, più questo sarà impossibile.

Il Governo ha già un piano per evitare ulteriori danni all’economia?

Per quanto riguarda i settori del commercio e della produzione, compresa l’esportazione che è fondamentale (té, caffè, frutta e pellame soprattutto) il Governo ha varato dei paracadute per le imprese e ha ridotto l’IVA locale (V.A.T.) fino a 6 punti percentuale. Non esistono però forme di “ammortizzatori sociali”.  Altra iniziativa importante, l’assunzione da parte del Governo di 500 mila giovani disoccupati per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del Paese, dalle strade ai luoghi pubblici, alla tutela dell’ambiente. 

Il Ministro del Turismo Najib Balala ha adottato qualche strategia?

Il Turismo è sicuramente il settore rimasto più indietro, probabilmente si pensava che con la riapertura tutto sarebbe rientrato.

Esiste l’interesse del Ministro del Turismo verso l’Italia?

L’interesse c’è ed è provato dalle facilitazioni operate nella stagione passata per i voli charter (sconti sulle tasse aeroportuali ed altri benefici) oltre che da incontri
a livello locale, oltre che dalla sua presenza a Roma nel giugno del 2019 per la riapertura della rotta Roma-Nairobi con coincidenze dirette per Malindi, proprio per facilitare il turismo italiano nelle destinazioni più desiderate.

A livello politico il Ministro degli Esteri ha la volontà di dialogare con l’Italia?

Il Ministro Balala ha sempre considerato l’Italia una delle Nazioni fondamentali per il Kenya a livello turistico, così anche i parlamentari eletti nelle circoscrizioni della costa e il Governatore della Contea di Kilifi Amason Kingi, che si è recato più volte in Italia per promuovere la regione costiera non solo per le vacanze ma anche per gli eventuali imprenditori che, forti di un aggancio di presenze turistiche e residenziali consolidate negli anni da parte dei nostri connazionali, vogliano investire a Kilifi, Watamu e Malindi.

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Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

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