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Faccia a faccia con il generale di brigata Al-Hadi Salem Idrah, portavoce ufficiale della Sala Operativa Liberazione di Sirte e Jufra

Misurata – Tunisi, 9 Gennaio 2021 – Secondo una dichiarazione della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), i copresidenti del Gruppo di lavoro sulla sicurezza (SWG) per la Libia, rappresentati da Unione africana, Francia, Italia, Turchia, UNSMIL e il Regno Unito, hanno tenuto mercoledì 6 gennaio un incontro virtuale per discutere della situazione della sicurezza in Libia e le modalità per sostenere il lavoro della Commissione militare congiunta 5 + 5 (JMC). Il Gruppo ha rinnovato il suo invito a tutte le parti ad accelerare l’attuazione del cessate il fuoco, in particolare l’apertura della strada costiera tra Abu Grein e Sirte, nonché l’immediato rimpatrio di tutti i combattenti stranieri e mercenari. Per capire la reale situazione sul campo, abbiamo raggiunto a Misurata il generale di brigata Al-Hadi Salem Idrah, portavoce ufficiale della Liberation of Sirte and Jufra Operations Room Elhadi Salem Idrah

Infografica – La biografia dell’intervistato

– Grazie per aver accettato questo invito Brigadiere Idrah, per favore mi aiuti a presentarla.

“Sono il brigadiere Elhadi Salem Idrah, mi sono laureato al Collegio Militare nel 1983. Sono stato uno tra i primi a partecipare alla rivoluzione del 2011, sono rimasto anche ferito nel 2011. Poi ho preso parte all’operazione Bunyan al-Marsus contro Daesh (Isis). Ora sono ufficialmente il portavoce della Sala Operativa per la Liberazione di Sirte e Jufra. Vivo a Misurata, da dove viene anche la mia famiglia. Nel tempo libero, mi piace seguire lo sport. Sono un appassionato di atletica leggera, e in particolare, sono un fano dell’Al-Sewehli Football Club di Misurata”.

Secondo le informazioni in suo possesso, come stanno procedendo i lavori del Comitato militare misto (JMC 5 + 5)?

“Siamo così felici per l’iniziativa militare congiunta 5 + 5. Ciò che ci rende più felici è che nessuno poteva raggiungere un accordo come hanno fatto loro. Mentre tanti politici da molto tempo non sono riusciti ad arrivare a nulla, il Comitato in breve tempo ha raggiunto un accordo per un cessate il fuoco globale. In qualità di ufficiale dell’esercito, sono così orgoglioso che i miei colleghi dell’esercito abbiano raggiunto un accordo che i politici non riuscivano a raggiungere. Tuttavia siamo arrabbiati che le milizie di Haftar non diano seguito a questo accordo. Dopo settanta giorni, di tanto in tanto ci minacciano e ci attaccano ancora. Non hanno eseguito alcun punto delle raccomandazioni 5 + 5 JMC. Il primo articolo dell’accordo prevede che tutte le milizie di Haftar debbano ritirarsi dall’area, il secondo che tutte le mine siano rimosse dall’area, l’ultimo, e più importante, che vengano riaperte tutte le strade e i collegamenti terrestri tra l’ovest e l’est della Libia. Quello che stiamo cercando ora è che UNSMIL attraverso la sua rappresentante Stephanie Williams agisca per fare in modo che Haftar rispetti l’accordo, aiutandoci nella sua attuazione. Il nostro ultimo suggerimento è stato quello che se le forze di Haftar non sono in grado di rimuovere le mine nelle aree di Sirte e Jufra, possono darci la mappa di queste mine in modo che possiamo rimuoverle per garantire i collegamenti tra est e ovest della Libia. Ciò che ci rende sospettosi di Haftar è che continua a raccogliere forze e a minacciarci nonostante l’accordo. Le Nazioni Unite, che hanno agevolato l’accordo tra i 5 + 5 alti ufficiali, dovrebbero fare tutto il possibile per attuarlo”.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha iniziato a discutere di una missione internazionale per monitorare il cessate il fuoco. Come vedete questa possibilità?

“Saremo molto contenti di qualsiasi iniziativa delle Nazioni Unite atta a garantire il cessate il fuoco. Quello che vediamo ora è che ci sono molte parole, ma nessuna azione sul campo. Siamo pronti a collaborare a qualsiasi missione, ma fino ad ora non c’è nulla di concreto”.

Il JMC 5 + 5 ha previsto anche la riapertura della Strada Costiera che collega Tripoli a Misurata e Sirte. È stata riaperta? E se non lo è, perché?

“Siamo pronti a riaprirla. Tutte le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) sono pronte a riaprire la strada da Tripoli a Bengasi, ma ci sono condizioni che devono essere soddisfatte prima. Passo dopo passo. Conosciamo l’importanza della riapertura della strada per alleggerire le sofferenze dei libici che viaggiano da est a ovest e viceversa, ma prima bisogna rimuovere le mine dalla strada e dai suoi dintorni; secondo, tutte le milizie, i mercenari, i Janjaweed e le forze Wagner devono ritirarsi. Non si può parlare di riapertura della strada nelle condizioni odierne. Devono darci la possibilità di riaprirla. Se la riapriamo, nessuno può contrastare le forze di Haftar e la sicurezza delle persone deve essere garantita. Le forze ei mercenari di Haftar hanno commesso tanti crimini contro i civili che vivono nella zona di Sirte, compresi furti e rapimenti”.

Quindi, per essere più chiari: state chiedendo alle forze Haftar di ritirarsi da Sirte? È corretto? Però non usi la parola milizie perché non vogliamo incitare all’odio e alla divisione. Per favore, usiamo l’espressione ‘forze di Haftar’.

“Sì, è corretto. Esattamente sono le forze Wagner in realtà, i Janjaweed e le milizie siriane… e di molte altre nazionalità”.

Quanti elementi siriani stanno supportando le forze di Haftar? Dove si trovano e cosa stanno facendo?

“Tutti i mercenari Wagner e le forze straniere di molte nazionalità, si stanno diffondendo in tutta l’area sotto il loro controllo. A Sirte, Brega, Hon, Jufra… Non abbiamo un numero specifico ma ci sono troppe forze. Stanno arrivando dal Ladikia, in Siria, all’aeroporto di Benina. Allora, cosa stanno trasportando da Ladikia a Bengasi? L’unica cosa che può essere mossa da lì sono mercenari e milizie. Cosa ne pensa dei voli in arrivo da Ladikia? Portano giocattoli, fogli o fiori? Questo ci rende molto sospettosi. Finché queste forze si stanno radunando, dobbiamo essere molto attenti e chiedere all’ONU di intervenire per rispettare l’accordo di cessate il fuoco”.

La Russia si sta muovendo o ha installato anche sistemi di difesa o attrezzature militari? Perché questo credo possa essere pericoloso anche per l’Europa se la Russia ha missili lì …

“Stanno controllando la base aerea di Gardabiya, che è così vicina all’Europa e al Mediterraneo. Trasportano armi, artiglieria medio-leggera, aerei, missili e droni. Hanno fatto tante manovre con i Mig.29 e questo è davvero pericoloso per la sicurezza dei libici e di altre popolazioni nel Mediterraneo. La Russia sogna di controllare il Medio Oriente ed ora è molto vicina all’Europa. Haftar dà loro la possibilità di raggiungere il potere che desiderano. Non si può dire che in Libia sia coinvolto solo il gruppo Wagner, stiamo parlando dell’esercito russo. Questo è camuffato da mercenari Wagner. Ciò che ci fa dire ciò è la presenza di così tante armi e attrezzature che non possono appartenere alla Wagner”.

Ci sono altri paesi che considerate ostili a causa del loro sostegno a Khalifa Haftar?

“Durante la guerra iniziata nell’aprile 2019, dopo aver liberato molte città come Gharyan, abbiamo trovato armi appartenenti a Russia, Francia ed Egitto. Abbiamo trovato armi russe appartenenti agli Emirati Arabi Uniti. Tutto ciò significa che questi paesi sono direttamente coinvolti nel conflitto libico insieme alle forze di Khalifa Haftar”.

Il sostegno turco dalla vostra parte è stato decisivo per fermare l’offensiva di Haftar su Tripoli. Quanti combattenti siriani sotto il coordinamento dell’esercito turco sono oggi presenti nell’area di Sirte e Al-Jufra?

“La sfido a venire a Misurata e nell’area controllata dalla Sala Operativa di Liberazione Sirte-Jufra. In questa zona le è permesso, a lei o chiunque altro, di venire a vedere: non ci sono forze straniere, solo libiche e in particolare da Misurata. Tutta questa zona è sotto il nostro controllo. Questa è una sfida, lei o chiunque altro! L’ho detto in molte dirette TV: Haftar vieni a vedere con i tuoi occhi!”.

Non ho motivo di dubitare di quello che ci sta dicendo. Allora, dove sono ora i combattenti siriani? Sono a Tripoli o hanno già lasciato la Libia?

“Perché parliamo della Turchia? Haftar ci stava attaccando con il sostegno di sei paesi: Francia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Russia, Sudan e Ciad; perché ci sta interrogando su una convenzione ufficiale tra il nostro governo legittimo e la Turchia? Siamo aperti ad altre alleanze ufficiali, anche con paesi europei. Se l’Italia o qualsiasi altro Paese europeo vuole aiutarci a raggiungere una stabilità in Libia, siamo pronti a firmare accordi ufficiali, non sottobanco! Sei paesi ci minacciavano a Tripoli, quindi siamo stati costretti a fare alleanza con la Turchia, ma lo abbiamo fatto in modo ufficiale”.

Parlando del nostro Paese, AFRICOM in uno dei suoi ultimi rapporti afferma che l’Italia nel 2019 stava fornendo al GNA informazioni militari e di intelligence. In cosa consiste esattamente questo supporto italiano? Pensa che tale sostegno sia sufficiente o si aspetta di più dal nostro Paese?

 “L’Italia era con noi durante l’operazione Al-Bunyan Al-Marsus contro l’Isis nel 2016. È stata una cooperazione davvero buona e genuina. Ma purtroppo, ora, l’Italia non ci sta dando abbastanza sostegno. Il ruolo dell’Italia dovrebbe essere più efficace e decisivo. Non neghiamo che Roma ci stia fornendo informazioni di intelligence, ma militarmente, dovrebbe svolgere un ruolo più decisivo. In passato esitava sul da farsi, ma ora vedo che l’Italia ci sostiene sempre di più”.

Facciamo un passo indietro. Quali forze fanno parte della sala operativa per la Liberazione di Sirte e Jufra? Quanti siete? E a quale istituzione o ministero fate riferimento?

“Siamo il vero esercito libico e stiamo seguendo il comandante supremo dell’esercito libico, il presidente Fayez al-Serraj, e il capo dell’esercito, il Comandante Mohammed Al-Haddad. Non posso dirle il ​​numero esatto perché è un’informazione militare riservata. Forse anche lei ed alcuni media pro-Haftar ci accusate di essere terroristi e milizie, ma tutti sanno che stavamo combattendo l’Isis a Sirte”.

Non so cosa dicano gli altri media, ma da parte mia non ho mai detto una cosa del genere. Quando ero nella guerra a Tripoli nell’aprile 2019 c’erano altri problemi e ho riferito la situazione lì per com’era. Ma voglio chiarire che non ho mai detto che lei o il generale Mohammed Al-Haddad siete terroristi, né tantomeno milizie, il massimo rispetto per lui e per voi.

“È chiaro, grazie”.

Visto che mi dice questo, voglio darvi l’opportunità di chiarire un altro aspetto. Recentemente, alcune agenzie italiane ed internazionali hanno riferito che il battaglione guidato da Salah Badi ha rifiutato di ritirarsi dall’area di Sirte per consentire la riapertura della Strada Costiera. È vero?

“Salah Badi non è un membro dell’esercito libico. Adesso è fuori Sirte e non ha niente a che fare con la riapertura della strada costiera. Sottolineo che non ha rapporti con noi. Dobbiamo dire il vero: siamo pronti a riaprire la strada e nessuno può influenzare la nostra decisione. Se le forze straniere si ritireranno come dicevamo, siamo pronti a riaprire la strada costiera domani”.

Vuole aggiungere qualcosa alle nostre domande?

“Sì, ho io una domanda per lei. Ho notato che lei usa il titolo Esercito nazionale libico in alcuni dei suoi rapporti riferendosi alle forze di Haftar. Come mai questo? Lei sa bene la situazione in Libia, è così vicina ai libici. Come è potuto accadere che l’esercito nazionale libico, come lo chiama lei, ha ucciso più di 10mila persone civili? Come può distruggere 16 ambulanze? Come mai, me lo spiega?”.

Ho grande rispetto per lei e le vostre forze come per l’esercito orientale. Poiché possiamo dire quello che vogliamo, ma questi ragazzi che si fanno chiamare Esercito Nazionale Libico, hanno sconfitto Daesh e Al-Qaeda a Bengasi, Derna e nella Libia orientale. Ho visto i risultati di questa guerra. Inoltre hanno liberato molte città dalla criminalità e dall’estremismo, anche nel sud della Libia. Il fatto che io lo chiami Esercito Nazionale Libico è per rispettare quei martiri e quei giovani che combattono per quella causa, per sconfiggere il terrorismo nella loro città. Penso che dovremmo riconoscerlo, così come riconosciamo che voi le forze armate che hanno partecipato alle operazioni di Al-Bunyian Al Marsus avete sconfitto l’Isis a Sirte e Misurata. Credo fermamente che solo da soli, voi libici, senza interferenze straniere, possiate trovare una soluzione e risolvere i problemi del popolo libico. Solo insieme potrete impedire ad altri paesi di venire in Libia a fare i loro interessi. Quando uso il termine “LNA” non è in rispetto di Khalifa Haftar, così come non mi interessa rispettare Fayez al-Serraj. Presidenti e generali vanno, ma le persone resteranno. Vorrei che possiate lavorare tutti insieme per proteggere i vostri confini, per raggiungere stabilità e pace per il popolo libico, perché voi siete lì per servirlo. Non possiamo dire che l’LNA sia una milizia. Certo, ci sono problemi come i gruppi di Tarhouna. Ma gli stessi gruppi erano prima affiliati al GNA. È troppo facile cambiare giacchetta e dire ‘adesso siamo l’esercito’. Ci sono problemi che potete risolvere solo voi libici, insieme.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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