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Che cosa resta del Ghiacciaio Calderone? 25 metri di ghiacciaio nascosto

“Secondo recenti stime, il Calderone perde ogni anno mediamente un metro di spessore. La riduzione del volume di ghiaccio ancora presente, nei prossimi anni potrebbe privare l’area di una preziosa fonte di accumulo idrico”, ha afferma Carlo Barbante, direttore Cnr-Isp e docente università Ca’ Foscari Venezia, aggiungendo poi “Oltre all’acqua, però, sono in pericolo anche le informazioni sull’ambiente e il clima del passato che il ghiaccio conserva e gli scienziati sono in grado di interpretare”.

La conferma di questo preoccupante annuncio arriva a margine di una missione inserita nell’ambito di una campagna di rilevamento e di raccolta di campioni di ghiaccio presenti nell’area effettuata quest’oggi. L’attività di ricerca sul Gran Sasso, organizzata da Cnr-Isp e Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università degli Studi di Padova e della società Engeoneering Srls, è stata resa possibile anche grazie al Dipartimento dei Vigili del Fuoco, Soccorso pubblico e Difesa civile, che ha messo a disposizione elicotteri e personale specializzato per raggiungere in sicurezza la conca del ghiacciaio, ai piedi del Corno Grande, a 2600 metri di quota.

Foto – Un momento della missione sul Gran Sasso
@Riccardo Selvatico per Cnr e Università Ca’ Foscari Venezia

Ma che cosa resta del ghiacciaio Calderone? Il corpo glaciale più meridionale d’Europa e unico degli Appennini. Grazie ai dati forniti dal georadar che ne ha percorso la superficie nei giorni scorsi, appena 25 metri di ghiaccio, nascosti da una coltre di pietre all’ombra delle pareti del Gran Sasso. Un primo profilo radar elaborato dai ricercatori INGV, si legge in una nota, ha rivelato una fotografia chiara: “sotto i detriti c’è una parte di ghiaccio misto a pietre e poi alcuni metri di ghiaccio apparentemente più ‘pulito’. Si tratta della “fotografia” più nitida mai scattata delle profondità dell’ex ghiacciaio, oggi glacionevato, del Calderone. L’elaborazione di tutti i dati raccolti attraverso le prospezioni radar ed elettromagnetometriche sta fornendo ai glaciologi informazioni utili a scegliere il punto più promettente in cui prelevare una carota di ghiaccio profondo“. Se i materiali recuperati dai carotaggi saranno sufficiente limpidi saranno conservati negli archivi glaciali del Gran Sasso “Resterebbero così a disposizione delle future generazioni di scienziati anche quando il Calderone sarà definitivamente scomparso”, conclude Barbante.

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