Spaccatura fra governi UE: chi appoggia Costa nel dialogo con Mosca e chi lo critica
Profonda spaccatura fra i governi dei membri UE a proposito del dialogo col Cremlino. Dopo mesi di discussioni non sono stati in grado di stabilire se si debba instaurare un canale diplomatico coi russi e chi debba guidare tale missione. Kiev preme affinché l’Europa non stia a guardare mentre gli USA cercano di far chiudere un accordo di pace. Però nel momento in cui il capo di un’istituzione UE tenta di comunicare direttamente con Mosca viene aspramente criticato e provoca astio fra i governi stessi.
L’iniziativa semisegreta di Costa
I lunghi confronti tra gli esponenti della UE non hanno portato alcun frutto: nessuno sforzo concertato per dialogare col Cremlino né da parte di Bruxelles come Unione e nemmeno da parte di un gruppo di Stati membri. Certo, gli ambasciatori dei Paesi “E3” (Francia, Germania e Regno Unito) hanno incontrato di recente il viceministro degli Esteri russo, ma non è stato un vero e proprio vertice. Così il Presidente del Consiglio Europeo António Costa ha deciso di passare all’azione.
Il suo capo di staff Pedro Lourtie, che ha una reputazione di politico capace di concludere accordi, ha preso contatti con Mosca, ma lo ha fatto senza prima informarne i governi europei. E quando si è venuto a sapere della sua iniziativa ha dovuto renderne conto. Ha così spiegato di aver agito a seguito della richiesta specifica di Zelensky di coinvolgere finalmente l’Europa nei negoziati. Ha poi minimizzato i contatti avuti col Cremlino, definendoli come brevi e non sostanziali, ma espressione di specifici interessi della UE che vanno difesi.
Non si vuol restare indietro rispetto agli USA
Costa in realtà da molte settimane spingeva affinché si aprano colloqui diretti con Mosca in maniera organizzata e finalizzata alla pace. Ai primi di maggio, parlando all’Istituto Universitario Europeo di Firenze, diceva di vedere del potenziale per il dialogo fra Bruxelles e Mosca, anche in assenza di segnali espliciti da parte del Cremlino. Aggiungeva poi che un’iniziativa europea non avrebbe dovuto disturbare il processo guidato da Trump, ma precisava che con la Russia sarà indispensabile parlare della sicurezza del continente: Non possiamo cambiare la geografia. Ci troviamo in Europa. Tutti sanno che un giorno dovremo trattare con la Russia sul futuro dell’architettura di sicurezza.
L’urgenza del coinvolgimento europeo nelle trattativa è cresciuta al G7 tenutosi in Francia, nel quale Trump ha annunciato di aver ottenuto l’intesa con Teheran per una tregua e di potersi finalmente dedicare di nuovo all’Ucraina. Macron ha elogiato gli sforzi americani per la pace, ma ha sottolineato la mancanza di risultati dal tavolo trilaterale allestito da Washington. Il presidente francese però sa (come lo sanno gli altri leader europei) di essere rimasto molto indietro e che se non ci si sbriga, gli USA chiuderanno un accordo con la Russia tagliando fuori i membri della UE e della NATO.
Non tutti sono d’accordo
L’approccio diretto di Costa al Cremlino ha violato quell’intesa silenziosa che gli europei avevano fatto nel 2022 di non parlare con Mosca, se non in maniera individuale e senza prendere impegni anche in nome degli altri. Chi non ha gradito l’azione di Lourtie asserisce che il Consiglio non ha alcun mandato per questo genere di missioni. A livello politico, invece, la Polonia e le Repubbliche baltiche ammoniscono: aprire al dialogo coi russi ha come conseguenza controproducente di alleggerire la pressione su Mosca. Un diplomatico scandinavo definisce “illusori” tali sforzi comunicativi, che non fanno altro che ripetere gli errori e i fallimenti visti in passato.
Contro Costa
Il summit del Consiglio Europeo del 18 giugno è stato lungo e molto più litigioso del previsto. La fronda contro il presidente Costa era guidata niente meno che da Merz e Macron: secondo loro non è questo il momento giusto per parlare con Putin e soprattutto dovrebbero essere gli E3 a conferire per primi col presidente russo. Il cancelliere tedesco comunque non voleva uno scontro frontale con Costa, a cui avrebbe espresso le sue rimostranze in sede separata. Diversi Paesi hanno però mostrato contrarietà all’iniziativa di Costa, definito come “per nulla professionale” essendosi di fatto proposto come mediatore per la UE non avendone informato adeguatamente i membri. I Paesi più ostili alla Russia, come la Danimarca e l’Olanda, non desiderano affatto che la UE faccia da mediatore nei negoziati sull’Ucraina, come dichiarato anche dal premier estone Kristen Michal.
A favore di Costa
Vi è altresì chi crede che l’Europa debba finalmente mettersi in mezzo e provare a determinare l’andamento delle trattative fra Mosca e Kiev. Si può discutere se a guidare il processo debbano essere la Commissione o il SEAE invece del Consiglio, ma Costa ha sostanzialmente ragione a fare ciò che ha fatto. A quanto pare è l’idea condivisa da parecchi Stati membri. Il premier belga Bart De Wever dice che se anche finora non si sappia se Putin voglia davvero negoziare, nessun altro al di fuori di Costa può rappresentare l’Unione Europea. Poi vi sono Paesi come l’Italia e la Polonia più inclini verso Costa che non verso Merz o Macron se non altro per essere stati esclusi dall’E3, che invece potrebbe e dovrebbe diventare “E5”.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


