Zelensky malmesso: Varsavia gli leva gli onori, Washington lo insulta, la NATO lo lascia fuori

Zelensky malmesso: Varsavia gli leva gli onori, Washington lo insulta, la NATO lo lascia fuori

24 Giugno 2026 0

Quanti “complimenti” ha ricevuto ultimamente il presidente col mandato scaduto da due anni. Zelensky ha fatto infuriare i vertici polacchi, che hanno quasi scatenato un incidente diplomatico, mentre negli USA rivelano come sia profondamente antipatico all’amministrazione Trump.

Mr Bean sotto crack

Un libro in uscita nelle librerie americane rivela dettagli sconcertanti sul lavoro dell’attuale amministrazione repubblicana. In “Regime Change” due giornalisti del New York Times riferiscono i commenti ostili del segretario al Tesoro Scott Bessent nei confronti di Zelensky. Erano parecchi gli esponenti del governo inquieti per l’arrivo del presidente ucraino alla Casa Bianca il 28 febbraio 2025, ma Bessent era il più preoccupato di tutti. Lui stesso si era in precedenza recato a Kiev per conferire con lui a proposito dell’ormai celebre accordo sui minerali, ma l’incontro è diventato una gara a chi urlava di più.

Il gran finale è giunto quando il Segretario al Tesoro ha rivolto a Zelensky la fatidica domanda “Ma che c…o vuoi fare?”. Ha quindi chiesto a Trump di non ammettere il presidente ucraino nella Sala Ovale prima che firmasse l’accordo, ma alla fine il vertice si è svolto nel modo spettacolarmente disastroso trasmesso in mondovisione. Bessent si è detto “scioccato” per la mancanza di rispetto dimostrata da Zelensky nei confronti degli americani, essendosi presentato vestito con la solita felpa nera e sicuro di ottenere tutto ciò che pretendeva. Dietro le quinte lo ha definito un little fucker, un “Mr. Bean sotto crack”, un “bimbo handicappato” coccolato dagli europei.

Aspetterà in corridoio?

Le prospettive di Zelensky per il prossimo summit della NATO non sono così tremende come gli epiteti di Bessent, ma nemmeno rosee. Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Mark Rutte ha infatti spiegato in conferenza stampa che il formato della sua partecipazione sarà simile a quello dello scorso anno: il presidente ucraino non siederà in sessione plenaria insieme agli esponenti degli Stati membri né farà loro un discorso generale. L’Ucraina resta nei pensieri degli alleati, ma non è più al centro: hanno smesso di ipotizzare la sua adesione, ma al vertice si discuterà di come fornirle più armi, di come produrre più armi da fornirle, di come aiutare la sua industria a produrre di più, e di come impedire che le esigenze di Kiev finiscano nel dimenticatoio della società occidentale, stanca degli ucraini e della loro guerra.

Al summit di luglio Zelensky avrà un’agenda molto fitta, dice Rutte: incontri bilaterali con vari leader, contatti e scambi, ma stando nei corridoi dell’evento e non sul palco principale. Precisa poi di essere appena stato a Kiev per un vertice a livello di ambasciatori fra l’Ucraina e il Consiglio Atlantico, il primo di questo genere tenutosi nella capitale del Paese. E vi partecipava pure Zelensky. Ma al summit di Ankara lo terranno a distanza, soprattutto per minimizzare la possibilità di screzi pubblicii o di inconvenienti, data la presenza di Trump. Rutte sottolinea infine come per l’Ucraina si debba fare di più: troppe dichiarazioni di solidarietà politica non seguite dal reale supporto materiale.

Via l’onorificenza!

I problemi Zelensky se li va a creare anche da solo: a fine maggio ha pensato bene di emanare un decreto con cui concedeva a un’unità delle Forze speciali il titolo di “Eroi dell’UPA”, cioè l’Esercito Insurrezionale Ucraino che durante la Seconda Guerra mondiale combatté i sovietici al fianco dei nazisti e collaborò col Terzo Reich allo sterminio degli ebrei. Fra le altre cose, l’UPA si dedicò pure ai cosiddetti “massacri della Volinia”, l’uccisione di circa 100mila cittadini polacchi. Com’era prevedibile, a Varsavia non l’hanno presa bene. Il presidente Karol Nawrocki si è detto oltraggiato e ha dichiarato che avrebbe ritirato a Zelensky l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza di Stato che gli era stata assegnata nel 2023 dal predecessore Duda.

E così ha fatto qualche giorno fa, spiegando che Kiev ha ignorato la sua richiesta di cambiare il nome del titolo militare togliendo i riferimenti ai collaborazionisti del nazismo. La verità storica non è una pedina di scambio e non lo potrà mai essere. Ricordare le vittime è un obbligo morale dello Stato polacco, asserisce Nawrocki. Varsavia non diminuirà il suo supporto attuale all’Ucraina, tranquillizza, ma non può indulgere al revisionismo del governo di Kiev. Tuttavia, la revoca dell’Aquila Bianca da parte del presidente polacco e la risposta di Zelensky che ha rinunciato lui stesso all’onorificenza sono un pessimo segnale a ridosso dell’annuale Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che si terrà proprio in Polonia.

Martin King
Martin King

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