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Australia: entra nel vivo la campagna elettorale, la Cina monopolizza il dibattito

Sta entrando nel vivo la campagna elettorale per le politiche australiane del 21 maggio, che rinnoveranno il Parlamento federale e formeranno la 47esima legislatura. Il Partito Laburista di Anthony Albanese cercherà di spodestare il premier Scott Morrison della Coalizione Liberal-Nazionale, al governo ormai da tre mandati. Partecipano alla tornata anche partiti minoritari, presenti in Parlamento con un solo seggio oppure del tutto assenti: i Verdi, lo United Australia Party, il Katter’s Australian Party e il Centre Alliance. Il tema dell’espansionismo cinese nel Pacifico sta monopolizzando il dibattito pre-elettorale: la minaccia (vera o solamente percepita) da parte di una nazione straniera costituisce una novità per le giovani generazioni di elettori; l’ultima volta era stata almeno trentacinque anni fa, ai tempi della Guerra Fredda, con l’eccezione delle votazioni del 2001 tenutesi dopo l’11 settembre, nelle quali il rafforzamento dei confini per scongiurare il pericolo del terrorismo aveva rappresentato per i Liberali il cavallo di battaglia che li confermò al governo. Bisognerà comunque attendere i risultati finali per vedere se gli elettori avranno preferito le proposte su altre problematiche quali l’economia, la salute, la casa e i cambiamenti climatici. Dal primo dibattito pubblico fra i principali candidati Morrison e Albanese, quest’ultimo è uscito leggermente in vantaggio sembrando più preparato e incisivo rispetto al premier, che ha fatto qualche uscita infelice come nel caso della risposta indelicata data a un’elettrice con un figlio autistico, la quale chiedeva conto dei tagli ai sussidi di invalidità (NDIS). 

Lo scontro elettorale sulla Cina e in particolare sul patto fra Pechino e le Isole Salomone ha portato i candidati a lanciarsi accuse pesanti. L’ex funzionario governativo per gli Esteri Richard Maude ha detto che sulla Cina i partiti si stanno lanciando bombe a mano l’uno contro l’altro, riconoscendo però ai Laburisti il merito di aver proposto un piano per ridare all’Australia prestigio sulle nazioni del Pacifico, intensificando il soft power, gli sforzi diplomatici e le misure di aiuto finanziario e di contrasto ai cambiamenti climatici. I Laburisti accusano il governo di aver combinato solo guai nell’area a livello di diplomazia, dalla cessione del porto di Darwin a una società cinese fino all’aver reso l’Australia meno sicura per colpa del recente patto Cina-Salomone. Albanese ha dichiarato: Siamo consapevoli che le Salomone sono un obiettivo strategico. Sappiamo che durante la Seconda guerra mondiale vi si svolsero alcune delle battaglie più violente e importanti per il controllo del Pacifico. Penny Wong, portavoce laburista per gli Esteri, aggiunge: Gli australiani capiscono che siamo in un periodo fatto di rischi. Dal canto loro, i Liberali evidenziano la loro posizione di contrasto nei confronti della Cina accusando i Laburisti – pur senza prove – di avere il sostegno di Pechino. Il premier Morrison ha affermato che la costruzione di una base cinese nelle Salomone costituirebbe per l’Australia una “linea rossa” da non valicare, mentre il vicepremier Barnaby Joyce paragona la situazione addirittura alla crisi dei missili di Cuba

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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