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Isole Salomone: il patto con la Cina fa arrabbiare Washington

Le Isole Salomone sono tornate alla ribalta dell’attenzione mondiale a seguito del patto sulla sicurezza appena concluso con la Repubblica Popolare Cinese. L’annuncio dell’accordo era stato dato con pochissimo anticipo, proprio a ridosso della visita ufficiale nell’arcipelago di Kurt Campbell, rappresentante del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Secondo fonte americana, il tema del patto con la Cina è stato oggetto di una “discussione approfondita” fra le autorità delle Salomone e i delegati americani. Il premier Manasseh Sogavare ha garantito ai salomonesi di aver siglato il patto a occhi aperti, guidato dall’interesse nazionale, mentre agli americani ha detto che la sua funzione riguarda esclusivamente l’ambito interno delle Salomone. Per rassicurare sul punto che maggiormente preme a Washington, cioè la proiezione militare cinese nell’area, Sogavare ha specificato che non è prevista la costruzione di una base cinese né l’installazione di una presenza navale permanente nell’arcipelago. Campbell ha sottolineato come in caso contrario gli USA risponderebbero in maniera “conforme”, senza comunque dire in cosa consisterebbe esattamente tale risposta. Dalla Casa Bianca fanno sapere che per il momento gli USA intendono accelerare le tempistiche per la riapertura dell’ambasciata (promessa durante la visita di Antony Blinken alle isole Figi, avvenuta a febbraio) e intensificare la cooperazione e il sostegno alle Salomone in diversi campi, dalle donazioni di vaccini alle iniziative sul cambiamento climatico.

Sogavare si poi è rivolto “ai vicini, agli amici e ai partner” del suo Paese chiedendo loro di rispettare gli interessi nazionali delle Salomone, ma ha rifiutato di dire quando il contenuto del patto verrà reso pubblico per intero. La bozza che circolava già a marzo prevede che Pechino possa portare la sua flotta presso l’arcipelago, distante appena 2mila chilometri dalle coste australiane: ciò ha messo in allarme Washington e Canberra, preoccupate e indispettite da un eventuale ingresso militare della Cina in un Paese che era Protettorato britannico e che oggi è una monarchia parlamentare con Elisabetta II come regina, oltre ad essere membro del Commonwealth. Con l’Australia, le Salomone hanno un accordo sulla sicurezza in vigore dal 2018, e oggi l’argomento che sta monopolizzando la campagna elettorale per le politiche australiane di maggio è proprio il patto fra Cina e Salomone: l’opposizione laburista accusa il premier Scott Morrison di aver condotto la diplomazia nel Pacifico in maniera negligente, rendendo il Paese meno sicuro.

Come riferito dal ministro degli Esteri del Giappone Yoshimasa Hayashi, pochi giorni fa Sogavare ha ribadito il concetto secondo cui la costruzione di una base cinese alle Salomone non è in nessun modo nelle sue intenzioni. Lo ha dichiarato a una delegazione giapponese guidata dal viceministro degli Esteri Uesugi Kentaro, giunta nell’arcipelago nell’ambito degli aiuti per lo smaltimento degli ordini inesplosi rimasti nella zona dalla Seconda guerra mondiale. Le Salomone furono infatti teatro dell’omonima campagna durata dal 1942 fino alla fine del conflitto, e che vide contrapposti l’Impero Giapponese agli USA e agli alleati dell’Impero Britannico.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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