Yemen, Nayef Ahmed Al-Qanis: gli Stati arabi che non fanno parte della resistenza avrebbero potuto prendere decisioni più efficaci per il popolo palestinese

Yemen, Nayef Ahmed Al-Qanis: gli Stati arabi che non fanno parte della resistenza avrebbero potuto prendere decisioni più efficaci per il popolo palestinese

21 Marzo 2024 0

Dopo l’abbattimento di altri due droni Houthi lo scorso 12 marzo da parte della Caio Duilio, il cacciatorpediniere italiano che guida la missione europea Aspides a protezione della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso, il ministro della Difesa Guido Crosetto, lancia un avvertimento.

L’intensità e la pericolosità delle azioni degli Houthi stanno aumentando di settimana in settimana. Si è passati dagli attacchi alle navi mercantili a quelle militari di scorta, con un’evoluzione continua nelle modalità di attacco, condotte in modo diverso rispetto alle ultime volte.

La partecipazione e persino il comando tattico dell’operazione di difesa, e non di attacco in quel tratto di mare, suggella per Anasarallah – il movimento sciita filoiraniano noto anche come Houthi, che controlla il Nord dello Yemen e della sua capitale – la posizione dell’Italia, “che si è voluta schierare a fianco dei nostri nemici e a difesa di Israele”.

Ripetono che il nostro Paese non sia al momento un obiettivo diretto, come invece lo sono le navi statunitensi e britanniche, impegnate in un’operazione più offensiva la Prosperity Guardian, formata da una coalizione multinazionale. Dal primo gennaio di quest’anno 17 navi sono state danneggiate dal fuoco delle forze Houthi in quelle vie d’acqua,  ormai strozzature marittime per l’economia globale che collegano il Mar Mediterraneo con l’Oceano Indiano. A fine dicembre S&P Global Market Intelligence ha rilevato che quasi il 15% delle merci importate in Europa, Medio Oriente e Nord Africa venivano spedite dall’Asia e dal Golfo via mare. Ciò include il 21,5% del petrolio raffinato e oltre il 13% del petrolio greggio.

Della crisi innestata dal gruppo sostenuto da Teheran, in risposta alle operazioni di Israele a Gaza, ne parliamo con Nayef Ahmed Al-Qanis, leader del Partito arabo socialista Baath (costola dell’omonima formazione politica siriana) in Yemen, considerato una delle figure più influenti della scena nazionale della Repubblica del Nord. Già membro del Supremo Comitato Rivoluzionario scioltosi nel 2016 per essere sostituito dal Supremo Consiglio Politico (Cps), viene nominato ambasciatore a Damasco del governo di Sana’a fino al 2021.

INFOGRAFICA - La biografia dell'intervistato Nyef Ahmed Al-Qanis
INFOGRAFICA – La biografia dell’intervistato Nyef Ahmed Al-Qanis

Nei suoi post su X, lei sembra criticare gli attacchi di Anasarallah nel Mar Rosso. Come mai, visto che siete al governo con loro?

“Il partito Baath è al governo ma non nel Cps, l’organo esecutivo formato dal movimento di Anasrallah e guidato da Abdel Malik Al Houthi. La mancata rappresentanza di altri partiti politici al suo interno costituisce una grave lacuna, perché implica l’esclusione delle altre formazioni nelle importanti scelte che riguardano il Paese. E anche all’interno del Supremo Consiglio le decisioni vengono prese solo da una cerchia molto ristretta di persone, tutte appartenenti all’ufficio politico di Anasarallah.

Nel caso di risoluzioni di interesse nazionale come quella del Mar Rosso, dobbiamo prendere in considerazione diversi fattori, in particolare la situazione interna dello Yemen, colpito dalla guerra e schiacciato da una gravissima crisi economica, sociale e umanitaria. Una decisione simile non può essere assunta da una parte sola del popolo yemenita, ma dall’intera collettività, proprio per la sua serietà e per le sue estreme conseguenze. Tutti dobbiamo essere partecipi e trovare una soluzione alternativa di aiutare il popolo palestinese.

I cittadini yemeniti del Nord stanno tutti con Ansarallah?

Naturalmente c’è un vasto consenso rispetto alle manovre militari di Sana’a, ma a mio avviso dovremmo fare una lettura politica realistica del cambiamento che sta avvenendo a livello globale e capire dove si collocano i nostri interessi.

Dunque, per intenderci, auspicherebbe un provvedimento diverso dall’uso dei missili?

Gli Stati Uniti stanno militarizzando le nostre acque, che sono strategiche dal punto di vista geopolitico, e noi gli abbiamo fornito il pretesto per dare il via alle loro operazioni, prenderne il dominio ed esercitare pressioni su Russia e Cina. Non dobbiamo dimenticare le spese sostenute da Washington per l’Ucraina.

Ma proprio Pechino al momento sta traendo profitto dal blocco del traffico marittimo. Diverse compagnie cinesi stanno cavalcando l’onda dell’instabilità nel Mar Rosso e nel Canale di Suez, sfruttando l’immunità degli attacchi.

Anche la Cina in qualche modo sta subendo gli aumenti dei costi delle assicurazioni e non è del tutto esente dai rischi determinatisi in quel tratto di mare.

Ma gli Houthi sono sostenuti dall’Iran e non tutti i Paesi arabi appoggiano la politica iraniana. I fatti del 7 ottobre hanno poi messo un freno alla normalizzazione dei rapporti tra Teheran e Riad, mediata proprio da Pechino.

Tutti gli Stati arabi che non fanno parte dell’asse della resistenza avrebbero potuto prendere delle decisioni ancor più efficaci per il popolo palestinese, evitando così anche la pericolosa escalation di attacchi in Mar Rosso, che sta avendo effetti molto gravi nella regione.

E la maggior parte di essi non può dirsi contraria agli attacchi, perché rischierebbe di essere tacciata di disinteressarsi dei fatti di Gaza. Quindi, non può prenderne le distanze.

Dopo l’abbattimento dell’Uav da parte della nave Duilio, Zayd al-Gharsi, direttore del dipartimento dei media di Sana’a ha detto in un’intervista all’Ansa di non voler attaccare l’Italia in quanto tale, ma se intralciati non avrebbero altra scelta.

Il Supremo Consiglio Politico non tiene in alcun conto il fatto che proprio l’Italia da gennaio stia ospitando nei suoi ospedali bambini palestinesi bisognosi di cure?

Noi ci siamo sempre augurati che l’Italia rimanga un Paese amico e che non assuma la medesima posizione degli Usa su Gaza. Per quanto riguarda la dichiarazione di Gharsi, questa rientra nella politica di Sana’a, secondo cui chiunque si uniformi alla linea americana e ci attacca, sarà considerato un nemico.

Dal mio punto di vista, tra Italia e Yemen esiste un buon rapporto consolidato negli anni e non credo che cambierà. Pensi che prima della guerra, quando lo Yemen pullulava di turisti, molti italiani in visita nel Paese venivano accolti nella abitazioni degli yemeniti. La mia famiglia, ad esempio, ne ha ospitate alcune.

Daranno seguito alle loro minacce? Aspides è una missione di difesa, pronta a respingere qualsiasi attacco che metta a rischio il transito marittimo

In generale, non credo che metteranno in atto gli avvertimenti contro l’Italia, ma coloro che stanno al potere adesso, assumeranno delle decisioni sul momento, a secondo di come evolverà la situazione. Tuttavia, va aggiunto che già la presenza di navi militari è considerata una minaccia per lo Yemen.

In un informativa alla Camera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che è essenziale raggiungere un cessate il fuoco a Gaza.

Le dichiarazioni del ministro Tajani ci rincuorano e vorremmo sempre sentirle. Gli aiuti umanitari dell’Italia e il soccorso che sta prestando ai bambini palestinesi, verranno presi in considerazione dal governo di Sana’a.

In caso di cessate il fuoco, pensa si fermerebbero pure gli attacchi alla navigazione?

Si, non vi saranno più problemi alla navigazione. Purtroppo, noi viviamo in un mondo dominato dagli interessi delle grandi potenze, in particolare dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, ndr) e il veto americano contro il cessate il fuoco a Gaza è un esempio di dove sta andando il pianeta.

Noi Paesi del Terzo mondo subiamo la loro prepotenza. La speranza è che il nostro Pese torni ad essere “il felice Yemen”, così come veniva chiamato una volta in arabo.

Alla scadenza del suo mandato, la nomina del suo successore è andata ad Abdallah al Sabri, uomo di Ansarallah. Lo scorso 13 ottobre l’ambasciata è stata chiusa perché, secondo fonti giornalistiche, Damasco vorrebbe consegnarla al governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Come legge questa mossa?

Non è di mia competenza commentare o criticare le decisioni del governo siriano, anche se l’ambasciata rimane chiusa.

Tale scelta non potrebbe essere legata al rientro della Siria nella Lega araba, dove proprio il governo di Aden aveva posto il veto insieme ad altri 4 paesi?

Sicuramente potrebbe avere a che fare con ciò, perché la Siria rispetta le disposizioni della Lega araba e i rapporti diplomatici della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati.

Il 25 marzo entriamo nel 10°anno di guerra in Yemen. In che modo potrebbe finalmente cessare questo logorante conflitto?

Io auspico veramente una soluzione politica e una Costituzione che rispetti tutte le parti in Yemen. Tutti hanno il diritto di manifestare le loro idee politiche. L’unico strumento possibile perché ciò si realizzi è il referendum, cui dovrebbero seguire delle elezioni monitorate dalla comunità internazionale.

Sarebbe favorevole all’istituzione di una Commissione internazionale indipendente d’inchiesta per verificare le violazioni e i crimini commessi da entrambe le parti belligeranti?

Senza alcun dubbio sono d’accordo, perché purtroppo ci sono violazioni molto, molto gravi dei diritti umani in tutto il mio Paese. A volte le persone vengono uccise solo per aver espresso la loro opinione.

E’ successo ad un mio amico magistrato, che era stato fortemente critico rispetto a quanto sta avvenendo in Mar Rosso e per questo è stato incarcerato a Sanaa da Ansarallah. Chiunque manifesti un’opinione contraria anche attraverso una dichiarazione su X, è considerato un nemico al Nord come al Sud.

Marina Pupella
MarinaPupella

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