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Ucraina, l’Alto commissariato ONU descrive una situazione incerta per la libertà di informazione

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), l’agenzia dell’ONU che si occupa della protezione e della promozione dei diritti umani previsti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, ha recentemente pubblicato la sua ultima relazione periodica sul rispetto di tali istanze in Ucraina. Il quadro che esce a partire dal febbraio di quest’anno non è affatto incoraggiante per quanto riguarda la libertà di opinione e di espressione. Nel 2021 il presidente Volodymyr Zelensky ha comunque goduto di un certo credito presso i suoi maggiori sponsor, Germania e Stati Uniti, ma vedremo come sarà recepita in Occidente la situazione non proprio lusinghiera in cui versa la libertà di stampa in Ucraina.

L’ufficio ONU, tenuto dall’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, al suo terzo anno di mandato, ha riscontrato violazioni di assoluta gravità. Le contestazioni riguardano anzitutto la linea dura seguita da Zelensky contro i personaggi pubblici considerati apertamente filorussi. Uno degli esempi più eclatanti è costituito dalle sanzioni individuali applicate al deputato Taras Kozak. Quest’ultimo è un imprenditore delle telecomunicazioni che si è visto revocare le licenze televisive con la motivazione di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale: ciò ha portato alla chiusura nel mese di febbraio dei suoi tre canali televisivi, 112 UkraineZIK e NewsOne. L’OHCHR ha osservato la mancanza di trasparenza nel processo decisionale che ha portato alle sanzioni, stante il fatto che la deliberazione non è stata presa da un organo indipendente e quindi non può essere conforme agli standard internazionali di rispetto della libertà di espressione, oltre a non rispondere nemmeno ai requisiti di necessità e proporzionalità. Lo scorso agosto, invece, a essere colpito dalle sanzioni individuali è stato Igor Guzhva, fondatore e caporedattore del sito di notizie Strana, attualmente residente all’estero dopo aver ottenuto asilo politico in Austria. La colpa di costoro non è soltanto la simpatia per il Cremlino, ma è soprattutto l’aver criticato il governo ucraino per la mancanza di volontà verso una vera riconciliazione nazionale coi territori separatisti dell’est e per le violazioni dei diritti degli ucraini russofoni. È facile così per gli oppositori di Zelensky indicare come i veri obiettivi delle sanzioni siano in realtà altri soggetti, i cosiddetti oligarchi: nel caso di Kozak, il suo socio d’affari Viktor Medvedchuk, imprenditore petrolifero e anch’egli deputato, considerato amico addirittura “personale” del presidento russo Vladimir Putin. Medvedchuk e Kozak sono stati formalmente accusati di alto tradimento e di appropriazione indebita di risorse nazionali. La lotta per strappare il potere economico e politico dalle mani degli oligarchi e riportarlo saldamente nell’ambito dello Stato è uno dei requisiti che l’Unione Europea impone per l’ammissione dell’Ucraina nel consesso di Bruxelles. Tuttavia, la gestione di questo processo da parte di Zelensky viene vista da molti cittadini come un tentativo di imbavagliare i media indipendenti o di opposizione. 

L’Alto commissariato ONU ha inoltre riportato cinque attacchi diretti a giornalisti e a operatori dei media nell’ambito della loro attività professionale e sette casi di minaccia a blogger e cittadini che avevano espresso su Internet le loro idee. Il caso più recente fra quelli documentati è stata l’aggressione a un giornalista del media online Bukvy. Nel mese di ottobre, dopo la pubblicazione del report di OHCHR, sono stati registrati in Ucraina 14 casi di violazione della libertà di opinione: li ha raccolti l’IMI (Institute of Mass Information) un’organizzazione non governativa indipendente, fondata nel 1995 per monitorare il rispetto dei diritti dei giornalisti nello svolgimento della loro professione e la loro protezione da eventuali pressioni esterne. Nell’ambito della relazione mensile chiamata “Barometro della libertà di parola”, l’IMI ha stabilito che nove di questi casi sono stati vere e proprie aggressioni fisiche, mentre per gli altri si è trattato di censura e di ostruzionismo. L’esempio più clamoroso è stato il tentativo di cancellare la messa in onda del documentario di inchiesta “Offshore 95” sugli affari di Zelensky nei paradisi fiscali. Il presidente ucraino fino ad oggi è sempre rimasto fuori da ogni sospetto di malaffare, ma proprio il paladino della lotta alla corruzione avrebbe dei conti esteri che sfuggono alla giurisdizione nazionale. Al quotidiano britannico The Guardian, che ha chiesto spiegazioni, non è però giunto alcun commento da parte dello staff presidenziale in merito a questa vicenda, che è emersa in seguito allo scandalo internazionale dei Pandora Papers e che getta un’ombra piuttosto scura sul prosieguo del mandato di Zelensky.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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