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Il Malawi chiede fondi contro i cambiamenti climatici e vende giacimenti di uranio agli australiani

Il presidente del Malawi Lazarus McCarthy Chakwera ha partecipato alla Conferenza di Glasgow sul clima anche in qualità di portavoce del gruppo dei Paesi Meno Sviluppati (Least Develped Countries – LCD) e della Southern African Development Community (SADC), chiedendo ai leader mondiali risposte efficaci alle popolazioni di questi Paesi afflitti dai cambiamenti climatici nonostante la loro quota di emissioni carboniche sia molto inferiore ad altri. L’idea proposta è quella di far pagare maggiormente proprio quegli Stati che hanno un’impronta carbonica più pesante: È ciò che la gente in Mozambico, Zimbabwe e Malawi chiede dopo aver seppellito i parenti che ha perduto dopo il ciclone Idai. (…) È ciò che le popolazioni dell’Africa chiedono quando vengono lasciate senza altri strumenti per cucinare che non siano una stufa a carbone e senza altra fonte di elettricità che non sia il carbone.(…) Noi dobbiamo rispondere a loro con il pagamento immediato di fondi promessi ai Paesi Meno Sviluppati da parte delle nazioni avanzate, il che non costituisce una donazione bensì una tassa per la pulizia, ha affermato Chakwera. E proprio il Malawi è uno degli Stati più vulnerabili dal punto di vista macrofinanziario rispetto alla minaccia dei mutamenti climatici, che pesa sugli investimenti, sui progetti di sviluppo e sulla sostenibilità del debito. E approfittando del viaggio in Scozia, il presidente Chakwera si è recato in visita di cortesia a Edimburgo presso la Bute House, la residenza del primo ministro scozzese. Durante l’incontro, la premier Nicola Sturgeon ha detto che concederà maggiori aiuti alla popolazione malawiana per migliorare il suo tenore di vita, in virtù del secolare legame esistente fra le due nazioni dai tempi in cui il Malawi era il Nyasaland, un protettorato dell’Impero Britannico. La Sturgeon si è detta particolarmente desiderosa di contribuire alla formazione delle bambine malawiane e ha quindi promesso sostegno finanziario nel settore dell’istruzione e anche di quelli dell’agricoltura, della salute e della lotta ai mutamenti climatici.

Il Malawi ha appena venduto alla società australiana Lotus Resources Ltd il sito di estrazione di uranio di Livingstonia, 90 chilometri a sud est dell’impianto di uranio di Kayelekera, comprato proprio dalla Lotus lo scorso anno. Il valore della transazione è di 21 milioni di kwacha, la valuta locale malawiana, pari a circa 1 milione di euro. Il direttore di Lotus Keith Bowes si è detto soddisfatto dell’acquisizione perché il sito ha grosse potenzialità non ancora sfruttate: secondo le previsioni, grazie a Livingstonia la Lotus potrebbe aumentare le sue risorse minerarie del 16%. La prima fase dell’esplorazione del giacimento inizierà entro fine 2021.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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