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Ucraina: grivnia in caduta libera, inflazione alle stelle. Rincari su tutto nel 2022

Presentiamo di seguito un’analisi del politologo Stanislav Smagin sulle attuali condizioni economiche dell’Ucraina e sulle prospettive niente affatto rosee che sembra riservarle il prossimo futuro.

La situazione socio-economica in Ucraina dopo il cambio di regime del 2014 potrebbe essere sintetizzata nei termini di un decadimento continuo e costante, che avviene in modo ora lento ora più rapido. Il periodico miglioramento di questo o quell’indicatore si rivela abitualmente soltanto temporaneo oppure avente scarsa influenza rispetto al contemporaneo peggioramento di altri due o tre indicatori. Così, ad alleggerire la situazione nel primo semestre del 2021 era stato il palliativo della rapida crescita dei prezzi delle esportazioni (minerali e cereali), mentre i prezzi delle importazioni-chiave di petrolio e gas restavano su livelli ragionevoli. Grazie a tutto ciò, in Ucraina i soldi hanno ricominciato a girare e la grivnia è riuscita ad evitare il crollo. Tuttavia, le fonti di energia sono rincarate poco dopo e hanno pure cominciato a scarseggiare, mentre i minerali metalliferi diventavano più a buon mercato. La brusca escalation della tensione internazionale sul conflitto nel Donbass, iniziata tra fine autunno e inizio inverno, ha nuovamente spinto l’economia ucraina verso il baratro.

L’Unione degli industriali e degli imprenditori ucraini ha di recente constatato come con l’attuale costo del gas a 52,7 grivnie al metro cubo, già a gennaio quasi la metà della produzione industriale era sul punto di andare in perdita. In diverse regioni, al mondo del business vengono proposti prezzi nell’ordine delle 60-65 grivnie, cosa che porta alla chiusura e alla bancarotta di aziende. Con premesse del genere, persino alcuni rappresentanti del gruppo dirigente ammettono che potrebbero essere di aiuto solamente degli accordi con la Russia. Ne ha parlato in particolare il deputato del partito “Servitore del Popolo” Oleg SeminskySono assolutamente convinto che dobbiamo creare un gruppo di lavoro, definire una piattaforma insieme ai russi di Gazprom e acquistare il gas direttamente in base a un contratto chiaro, non tramite offshore svizzere che ci mettono il ricarico. Senza il gas russo non riusciamo a venirne fuori. I conti del bilancio non tornano, è molto semplice: per un consumo di 33 miliardi riusciamo a fare meno di 20 miliardi di metri cubi. Gli altri dove li prendiamo? Solo dal gas russo. La crisi delle importazioni petrolifere e il cedimento della valuta nazionale, che dovrebbe presto toccare quota 29 (se non addirittura 30) sul cambio col dollaro, hanno come previsto fatto gonfiare i prezzi del carburante auto, che a partire dal maggio dello scorso anno vengono regolati dallo Stato. Il 25 gennaio la benzina di tipo А-95 veniva venduta in alcune stazioni di servizio a un costo fino a 34 grivnie e rotti al litro, mentre il diesel quasi a 34. Questi numeri si vedono di solito presso stazioni di alto livello, mentre gli altri benzinai fanno prezzi un po’ più bassi, ma l’aumento generalizzato per i consumatori dall’inizio dell’anno (più 2,5-3 grivnie al litro) è comunque catastrofico.

Sullo sfondo della caduta della grivnia e della crescita dell’inflazione, la Banca Nazionale dell’Ucraina sta preparando un pacchetto di misure operative per impedire la svalutazione della moneta nazionale. Per il momento ha aumentato di un punto percentuale il tasso di sconto, facendolo passare dal 9% al 10% annuo, e ha sensibilmente abbassato le stime annuali sul livello atteso di inflazione, passando dal 5% al 7,7%, cioè più di una volta e mezza. I prezzi mondiali delle risorse energetiche rimarranno più elevati di quello che ci si aspettava prima: ciò non farà pressione solamente sui costi di produzione nel mondo del business, ma esigerà che vengano fatte graduali correzioni alle tariffe sulle utenze domestiche. Si manterrà una significativa pressione sui prezzi da parte dei Paesi che sono partner commerciali dell’Ucraina, nei quali l’inflazione si sta solo avvicinando a livelli di picco. In futuro si verificheranno effetti secondari di aumento delle spese produttive per quanto riguarda le materie prime e i salari. Inoltre il peggioramento dell’atmosfera mediatica sullo sfondo delle tensioni geopolitiche alla fine dello scorso anno si è riverberato sull’umore di diversi gruppi di soggetti economici e ha attirato una pressione svalutativa sulla grivnia: è il giudizio dato dalla Banca Nazionale a quanto sta accadendo.

Molti esperti ritengono ancora relativamente ottimistiche le previsioni della Banca Nazionale e parlano di una possibile inflazione al 10%. Ma come spesso accade in Ucraina, differenti rappresentanti del governo esprimono sulla realtà valutazioni se non diametralmente opposte, quanto meno molto variegate. Per esempio, il premier Shmyhal al briefing del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina (RNBOU) ha comunicato che non sussiste alcuna minaccia per l’economia ucraina, perciò tutti quelli che sostengono il contrario sono dei disinformatori, mentre il tasso di cambio del dollaro si trova “entro una cornice di stabilità macroeconomica”.

Si notano altri segnali di peggioramento della crisi socio-economica. All’establishment di Kiev è stato assegnato il compito di rendere le zone controllate di Donetsk e Lugansk una singolare “vetrina” per attirare gli abitanti della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) e della Repubblica Popolare di Lugansk (LNR). A tale iniziativa hanno dato il nome di “territori di sviluppo prioritario” (TPR). Alla fine dello scorso anno in Parlamento è arrivato il progetto № 6403 che prevede l’allestimento di stimoli al sostegno dell’economia in queste regioni. Il documento contiente la creazione di TPR a partire dal 1° gennaio 2022. Subito dopo, però, i deputati hanno introdotto un progetto di legge aggiuntivo con la precisazione delle spese da conferire a tali stimoli, e i costi sono stati contati a partire dal 2023, svelando inequivocabilmente l’idea di rimandarne l’attuazione effettiva a causa della carenza di mezzi. E risulta anche chiaro che riguardo al Donbass non ci sono soldi nemmeno per pagare le fondamenta del regime, gli apparati di sicurezza e le forze dell’ordine. Agli uomini della Polizia nazionale, ai quali durante tutto il 2021 non sono state pagate le indennità da COVID, non hanno nemmeno ricevuto il premio o la tredicesima, cosa che ha innervosito molto il ministro degli Interni Denis Monastyrsky. L’anno scorso il Ministro aveva preparato “Aktsiz”, un’operazione di grandi dimensioni per scovare decine di migliaia di aziende che producono bevande alcoliche contraffate, benzina e sigarette. Il Ministro ha anche spinto per l’introduzione di una legge di bilancio che preveda l’aumento degli stipendi ai suoi collaboratori sulla base delle entrate ottenute grazie ai prodotti sui quali vi è l’accise. Ma alla fine non si è visto né l’aumento né i precedenti pagamenti dovuti.

Con queste premesse, la relazione del Servizio statale di audit sull’utilizzo dei soldi del Fondo per la lotta al COVID-19 parla in modo pressocché aperto di furti per miliardi di grivnie. In questo Fondo, creato nel pieno della pandemia per sostenere l’economia e i semplici cittadini, sono stati pompati 78,4 miliardi di grivnie, dei quali 67,9 sono stati spesi, mentre 60 miliardi sono sotto verifica di audit. A loro volta 30,1 miliardi sono stati dichiarati “problematici”, una formula delicata che accompagna chiarimenti non meno delicati come “l’utilizzo inefficace di fondi”, anche se è evidente che nella maggior parte dei casi non si tratta di “inefficacia”, ma di “efficacia alternativa”, ossia di corruzione. I segni della crisi sono così profondi ed evidenti che l’Unione Europea, che si sforza di concedere aiuti finanziari a Kiev con moderazione, ha deciso di dare una tranche di emergenza da 1,2 miliardi di euro. D’altronde, l’attuale congiuntura geopolitica ed energetica è gia di per sé un mezzo disastro. Il lungo mantenimento dell’Ucraina in uno status semi-coloniale, i suoi legami col progetto “NonRussia”, i comprador dell’élite e l’indeguatezza dei dirigenti, la corruzione e la catastrofe demografica finiscono per far sì che persino il paragone con l’Albania diventi un grosso complimento. Pur restando formalmente Europa, l’Ucraina sta scivolando con non invidiabile sicurezza verso il livello di certi Paesi africani e caraibici.

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52 anni, padre di tre figli. E' massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

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