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Tonga: dopo il disastro arrivano gli aiuti da Pechino e le donazioni di Elon Musk

A seguito dell’eruzione del vulcano Hunga Tonga di metà gennaio, che ha provocato maremoti abbattutisi anche sulle isole vicine, verso l’arcipelago di Tonga stanno affluendo generosi aiuti da diversi Stati, nonché da enti privati. La Banca Mondiale ha calcolato danni per 90,4 milioni di dollari a causa delle perdite per l’agricoltura, il commercio e il turismo (che prima del coronavirus costituiva un quinto del PIL tongano). Tonga è il Paese che più di ogni altro al mondo dipende dalle rimesse dall’estero, avendo avuto nel 2020 quasi il 40% del PIL fatto da bonifici mandati dai suoi emigrati: oggi più che mai saranno proprio loro a finanziare la ricostruzione dell’economia nazionale.

Gli effetti iniziali della catastrofe hanno colpito l’85% della popolazione dell’arcipelago, ma oltre alle sofferenze umane vi sono stati gravi danni di carattere tecnico che attendono di essere riparati, come gli 80 chilometri di cavi di telecomunicazioni in fibra ottica ridotti in frantumi. Tonga è rimasta tagliata fuori dal mondo, priva della possibilità di comunicare via Internet e per un certo periodo l’aeroporto della capitale Nukuʻalofa è stato impossibilitato a ricevere gli atterraggi degli aerei che avrebbero portato soccorsi e generi di prima necessità. Elon Musk ha donato 50 terminali VSAT, che saranno presto installati in postazioni strategiche per ridare al Paese connessioni più semplici con il resto del pianeta; vi lavorerà lo staff tecnico della SpaceX, l’azienda di Musk, e quello del governo tongano, la cui gratitudine è stata espressa da Paula Ma’u, ministro MEIDECC (Meteorologia, Energia, Informazione, Gestione dei Disastri, Ambiente, Cambiamenti Climatici e  Comunicazioni). Si è attivato anche un altro privato molto facoltoso, il finanziere Graeme Hart, l’uomo più ricco della Nuova Zelanda, che ha donato 30 pescherecci, 8 trattori e 10 container alimentari. Lo stesso governo di Wellington si è mosso con aiuti umanitari per un valore di 3 milioni di dollari locali, mentre l’Australia ha dato più di 220 tonnellate di materiali di primo soccorso, sanitari e acqua.

Anche Pechino si è data molto da fare per aiutare Nukuʻalofa: la Repubblica Popolare Cinese ha infatti inviato due aerei militari da trasporto Xian Y-20, che hanno portato i materiali raccolti per conto della Croce Rossa cinese, di cittadini cinesi, dell’ambasciata e del governo stesso. Su ogni cartone campeggia lo slogan Oku tau kāinga ofi ‘ia ‘ofa (Siamo uno sotto il medesimo Sole). Questi aiuti hanno anche una valenza politica, perché Tonga ha sempre riconosciuto la “politica dell’unica Cina”, che vede Taiwan come facente parte della giurisdizione di Pechino. Inoltre vi è la Tonga China Friendship Association per il rafforzamento della cooperazione economica e l’approfondimento dei legami culturali, di cui la principessa tongana Pilolevu Tuita è presidente.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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