Sulle sanzioni anti-russe USA e Ungheria potrebbero spaccare la UE

Sulle sanzioni anti-russe USA e Ungheria potrebbero spaccare la UE

24 Maggio 2025 0

L’ennesimo pacchetto di sanzioni anti-russe recentemente approvato potrebbe essere uno degli ultimi o addirittura l’ultimo. Lo si capirà presto, se al momento del rinnovo previsto a luglio Budapest voterà contro. O se magari prima Washington allenterà le sue restrizioni e riprenderà i commerci con Mosca. Dall’analisi del britannico Guardian si evince come profondi timori serpeggino a Bruxelles e presso i governi più ferocemente anti-russi, baltici e scandinavi in primis.

Trump favorevole al commercio con la Russia

Svanisce per la UE la speranza che Washington aumenti la pressione sul Cremlino. Dal canto suo, Budapest potrà addirittura intervenire a peggiorare la situazione. I leader europei hanno promesso di imporre alla Russia sanzioni nuove e ancora più pesanti dopo che Putin ha sostanzialmente rifiutato la tregua che voleva Zelensky. Ora pare dovranno applicare quanto previsto, ma senza l’appoggio degli Stati Uniti. La scorsa settimana la telefonata di Trump al presidente russo, durata due ore, non ha sortito grandi effetti. La Casa Bianca non ha dato seguito alla minaccia di implementare sanzioni su larga scala in caso di mancato cessate-il-fuoco, anzi ha esaltato la prospettiva di ristabilire gli scambi con Mosca. Sui social Trump ha scritto infatti che la Russia vuole fare bei commerci con gli USA non appena si concluda “il catastrofico bagno di sangue”. “E io sono d’accordo”, ha aggiunto, spiegando che l’Ucraina ne può beneficiare per ricostruirsi.

Il 17esimo pacchetto

La questione per l’Europa allora è questa: cosa arriverà dopo? Bruxelles ha appena approva il 17esimo pacchetto di sanzioni anti-russe, che era già in programma settimane prima degli ultimatum lanciati a Putin. Si tratta di ulteriori misure incrementali rispetto ai pacchetti precedenti. Il problema per la UE infatti è che è difficile individuare nuovi obiettivi da sanzionare, perché ogni pacchetto richiede l’unanimità e il consenso è già stato ottenuto sugli obiettivi più grandi. Ora Bruxelles ha messo nella lista nera altre dozzine di società e di uomini d’affari russi, per un totale di più di 2400 soggetti con divieto di ingresso o coi patrimoni congelati. E affermano sia il maggiore pacchetto che colpisce la flotta ombra che porta il greggio russo ad esempio ai porti indiani. Quelle petroliere permettono a Mosca di continuare a vendere i propri combustibili fossili aggirando le sanzioni occidentali.

Contro la flotta ombra

Dopo che G7 e UE hanno vietato alle compagnie sul loro territorio di vendere o agevolare le vendite di petrolio russo con prezzo superiore a 60 dollari al barile, gli spedizionieri europei ha venduto decine di navi ormai vecchie. Esse possono essere nuovamente registrate in Paesi come India, Vietnam, Seychelles o anche Hong Kong, che non partecipano al fronte sanzionatorio anti-russo. Questa navi consentono quindi a Mosca di commerciare il proprio petrolio a un livello superiore a quel limite. Ad altre 189 imbarcazioni è stato bandito l’accesso ai porti UE e ai servizi di assicurazione per provare a fermare tale commercio. Oggi il numero totale di navi sanzionate è 342. Ad alcuni Paesi membri però non basta, soprattutto perché la flotta ombra continua a crescere. Un diplomatico UE ha stimato che la Russia disponga di circa 800 imbarcazioni del genere, mentre solo due anni fa ne aveva appena 100.

Nord Stream 1 e 2

Già prima dell’approvazione del nuovo pacchetto, la presidente dell’Eurocommissione Ursula von der Leyen aveva dichiarato che la UE stava preparando sanzioni di forte impatto su banche ed energia, inclusi i gasdotti Nord Stream 1 e 2. Il primo era stato reso inutilizzabile da una serie di esplosioni subacquee delle quali nessuno ha rivendicato la paternità; il secondo invece non ha mai ottenuto la licenza. La Russia ha espresso l’interesse di ripristinare i relativi progetti che la connettono con la Germania. Così da Bruxelles hanno fatto sapere che l’obiettivo sarà dissuadere gli eventuali investitori a impegnarsi in future attività col Nord Stream. La Commissione poi sta cercando di abbassare il tetto dei 60 dollari. Ma l’Ucraina e i suoi principali alleati nella UE, come i baltici e gli scandinavi, aspirano al blocco totale degli acquisti di gas russo. Di recente la Commissione lo ha proposto per la fine del 2027.

Sanzioni secondarie

Per adesso la UE resta il primo acquirente di GNL russo, che finisce in gran parte in Germania passando dai porti del Belgio. Dai documenti riservati visionati dall’agenzia di stampa Reuters, risulta che Kiev vorrebbe sanzionare pure i Paesi che comprano il petrolio siberiano. Si tratterebbe di sanzioni secondarie che andrebbero a toccare grossi importatori come Cina e India. Sarebbe un passo significativo, ma per ora la UE si limita a sanzioni contro poche e relativamente piccole compagnie cinesi o di altri Stati che forniscono tecnologia militare alla Russia. L’Ucraina vorrebbe peraltro abbassare il tetto a 30 dollari al barile.

Il problema è capire cosa potrà fare davvero la UE senza gli USA, considerato che il tetto al prezzo del petrolio era stato messo dal G7, cioè con la partecipazione di Washington. L’Alto commissario alla politica estera Kaja Kallas ha descritto tale limite come la misura più importante del pacchetto numero 18, dato il ruolo cruciale che i combustibili fossili hanno nel tenere a galla l’economia russa, che secondo lei sta andando male.

Pericolo di spaccatura nella UE

Se gli USA allenteranno le loro sanzioni, allora si potrebbe verificare una spaccatura nell’unità del blocco europeo: è questo il timore che aleggia nella UE. L’Ungheria, che periodicamente minaccia di non far passare i pacchetti sanzionatori, potrebbe effettivamente porre il veto al prossimo rinnovo previsto a luglio. Sarebbe una mossa dirompente, tale da mettere fine alle restrizioni sui 210 miliardi di euro dei patrimoni congelati della Banca centrale russa. Alcuni Paesi membri, compresi due dei baltici, potrebbero a loro volta reintrodurre sanzioni a livello nazionale, ma altri Paesi mancano della cornice legale per farlo. I governi allora cercano altri modi per imporre misure “a prova di Budapest”. Non sanzioni vere e proprie, ma ad esempio controlli sui capitali oppure dazi pesanti su determinati settori dell’economia russa. La politica commerciale della UE va avanti infatti a maggioranze qualificate, senza bisogno dell’unanimità. Comunque tutti sperano di non dover ricorrere al piano B.

Redazione Strumenti Politici
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