Sud Sudan: slittano ancora censimento e costituzione, ma si pensa alle elezioni
A dicembre i partiti del Sud Sudan hanno concordato insieme al presidente Salva Kiir di rimandare il censimento e la nuova Costituzione a dopo le elezioni, previste per fine 2026. Il Sud Sudan, divenuto indipendente nel 2011, è rimasto in tutti questi anni preda di sanguinosi conflitti interni ed esterni. È ancora retto dalla Legislatura nazionale di transizione, con lo stesso presidente Kiir, al potere di fatto dal 2005. Il Paese inoltre è piagato da una crisi umanitaria e dall’instabilità economica, nonostante le sue ingenti riserve petrolifere.
Tutti d’accordo
Ora le forze politiche sudsudanesi sembrano concordi nel creare effettivamente una struttura stabile e democraticamente compiuta, con un meccanismo multipartitico che si impegnerà nel risolvere i problemi del Paese, come afferma il viceministro delle Finanze Agok Magur. Per la fase finale di tale passaggio bisognerà però attendere ancora un anno. Prima infatti il governo vuole fare le elezioni e soltanto dopo effettuare il censimento e scrivere la nuova Costituzione. Il motivo dichiarato è di dedicare energie per organizzare nel modo migliore la tornata elettorale. Tuttavia le scadenze precise non sonon ancora state fissate. Akol Paul Kordit, segretario generale del partito di maggioranza SPLM (Sudan People’s Liberation Movement), ha asserito che tutti i partiti, anche quelli di opposizione, hanno accettato all’unanimità le proposte per rimuovere gli ostacoli legali allo svolgimento delle votazioni.
I rischi di illegittimità
Vi è però chi mette in guardia contro i rischi di tale approccio. L’attivista per i diritti umani Edmund Yakani si dice lieto dell’impegno preso dai partiti, ma chiede che venga rispettato lo spirito degli accordi di pace del 2018 e che venga raggiunto il consenso di tutti i componenti, compresa la fazione del vicepresidente Riek Machar. Secondo Yakani, fare le elezioni senza prima aver completato le riforme e la redazione della Costituzione e senza nemmeno aver censito adeguatamente gli abitanti può generare per il prossimo governo dei profili di potenziale illegittimità.
In questo “clima assurdo”, le elezioni senza Costituzione e senza censimento si svolgeranno in una “oscurità legale” e non avranno credibilità; sarà come porre le fondamenta di un edificio dopo aver costruito la casa. È questo il giudizio tranchant espresso dal membro dell’SPLM, politico e attivista per i diritti dei disabili Stephen Dhieu Kuach. Secondo lui, i partiti stanno deliberatamente procrastinando la conclusione dei processi democratici nel definire una volta per tutte l’apparato statale. E lo fanno per convenienza politica, non per effettive esigenze logistiche, come da più di otto anni a questa parte. E precisa di affermare queste cose essendo un membro dell’SPLM, quindi parlando da dentro e conoscendo la situazione, non speculando da lontano.
Evacuazione dei civili
Nel frattempo, l’esercito sudsudanese ha ordinato ai civili di evacuare la zona dello Stato del Jonglei controllata dalle forze di opposizione, in modo che non li usino come scudi umani. L’ordine è arrivato il 30 dicembre, a seguito di un attacco aereo su un mercato nella contea di Nyrol ha provocato 26 morti. I combattimenti hanno ripreso a intensificarsi alla vigilia di Natale, dopo che le forze del Sudan People’s Liberation Army in Opposition (SPLA-IO) hanno conquistato una posizione presso il villaggio di Waat nel Jonglei.

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