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Stefania Craxi: “La linea di politica estera di un grande Paese non può conoscere né divisioni né oscillazioni, oggi più che mai”

Al netto delle polemiche politiche conseguenti alla sua elezione, Stefania Craxi è stata eletta nuova presidente della commissione Esteri di palazzo Madama, con 12 voti a favore, mentre 9 voti sono andati a Ettore Licheri (M5s) succedendo a Vito Petrocelli, esponente del Movimento Cinque Stelle, che era stato travolto dalle polemiche per alcune fin troppo appariscenti posizioni filo russe. Vinta la conta dei voti ora c’è da capire come cambierà l’organizzazione della Commissione Esteri del Senato, quali saranno le nuove priorità e i fili conduttori dell’azione della neo presidente, una parlamentare dalla grande esperienza politica e figlia di uno degli ultimi statisti italiani.

Infografica – La Biografia dell’intervistata Stefania Craxi

Senatrice, come intende affrontare questo nuovo incarico?

Sento forte la responsabilità di questo incarico. Una posizione importante, un ruolo delicato, che andrebbe sempre interpretato con un surplus di equilibrio e con spirito costruttivo, ricercando la massima condivisione. La linea di politica estera di un grande Paese non può conoscere né divisioni né oscillazioni, specie in questo momento storico.

Che cosa le direbbe suo papà, oggi?

Guardi, in tutto onesta non ho idea! Magari mi farebbe uno dei suoi “cazziatoni”…

Pur nel suo ruolo di garanzia, quali sono i punti che considera prioritari nel futuro della politica estera italiana in Commissione?

Le coordinate le ho declinate più e più volte in questi giorni e non si scostano da quelle che per ragioni valoriali e culturali, ancor prima che storiche e geopolitiche, sono tradizionalmente quelle dell’Italia: rapporto atlantico, un atlantismo che definisco della ragione, senza tentennamenti e senza subalternità; un europeismo pragmatico, che non cede alle retoriche ma guarda alla realtà; protagonismo mediterraneo, una proiezione per noi fondamentale. 

Il Mediterraneo come si può tramutare in opportunità da problema?

Innanzitutto stabilizzando l’area – oggi attraversata da correnti di instabilità diffuse ed eterogenee – e ritornando ad essere attori protagonisti nella complessità del Mediterraneo allargato, una macro-regione che può contare una quarantina di Paesi, abitata da 1,2 milioni di persone, e con un PIL che si agira intorno ai 12 trilioni di dollari. Noi siamo immersi in questa realtà, non siamo estranei alle sue dinamiche ed ai suoi destini, e dobbiamo pertanto rimetterla al centro della nostra agenda e del nostro impegno internazionale. 

Che tradotto, cosa significa?

Significa, anche e soprattutto, rimetterla al centro dell’agenda dell’Unione europea. Dobbiamo ridestare l’attenzione verso quest’area a cui negli ultimi lustri si è guardato con scarsa attenzione e capacità progettuale. Serve una visione complessiva anche perché, nonostante tutti i buoni intendimenti, i risultati delle politiche euro-mediterranee – da Barcellona all’UMP – hanno prodotto, per usare un eufemismo, scarsi risultati.   

È possibile una strada diplomatica per la soluzione del conflitto russo-ucraino?

La considero l’unica soluzione possibile, l’unica opzione disponibile per una pace vera e duratura. Il piano di dialogo in quattro punti presentato dall’Italia all’ONU, che mira a dare una cornice di sistematicità agli sforzi profusi da tanti Paesi, va in questa direzione ed è un punto di partenza importante che va sostenuto ed arricchito. 

La russofobia così come il maccartismo può diventare un problema per l’Italia?

Prendo in prestito le parole di un personaggio dell’ultimo film di Sorrentino: “non dobbiamo disunirci”. È indubbio che il conflitto, che si inserisce in un contesto socio economico già provato, ha aperto una serie di problemi, specie per le realtà europee. Ma, per l’appunto, non dobbiamo disunirci. Non dobbiamo disunirci al nostro interno come Italia e come Europa e, soprattutto, non dobbiamo disunirci con il nostro alleato americano. Dobbiamo impegnarci a tenere vicine le due sponde dell’Atlantico. Insieme, siamo l’Occidente…

Ha in mente una missione all’estero per la Commissione che considera prioritaria?

Ne discuteremo in Commissione, decidendo tutti insieme, rapportandoci ovviamente con la Presidente del Senato. Ma sono convinta, ed intendo lavorare in questa direzione, che dovremo subito riprogrammare la missione a Washinton che, giustamente, la Presidente Casellati aveva sospeso.

La sicurezza alimentare mondiale è a rischio. Ha intenzione di affrontare la questione in Commissione?

È impensabile non interessarsene. L’intera comunità internazionale sconta una sorta di ritardo su questa tematica che, voglio ricordarlo, è stata al centro dell’ultimo intervento in Senato del presidente Draghi. Un intervento a cui hanno fatto eco le forze responsabili del centro-destra di governo, come testimoniano gli interventi di Forza Italia e di Matteo Salvini. 

La situazione in Libia è sempre più incandescente e l’Italia ha sempre giocato un ruolo di primo piano in quel quadrante: come si può accompagnare il Paese verso la normalizzazione?

È in atto una nuova escalation e, tanto per dare un’idea, si spara nuovamente nel pieno centro di Tripoli. Non è facile trovare una soluzione al pantano libico, un puzzle complesso dove la competizione intra-europea ha aperto le porte ad attori esterni che oggi hanno una influenza significativa nel Paese e contribuiscono a determinarne le sorti.

Senatrice, come intende affrontare questo nuovo incarico?

Sento forte la responsabilità di questo incarico. Una posizione importante, un ruolo delicato, che andrebbe sempre interpretato con un surplus di equilibrio e con spirito costruttivo, ricercando la massima condivisione. La linea di politica estera di un grande Paese non può conoscere né divisioni né oscillazioni, specie in questo momento storico.

Che cosa le direbbe suo papà, oggi?

Guardi, in tutto onesta non ho idea! Magari mi farebbe uno dei suoi “cazziatoni”…

Pur nel suo ruolo di garanzia, quali sono i punti che considera prioritari nel futuro della politica estera italiana in Commissione?

Le coordinate le ho declinate più e più volte in questi giorni e non si scostano da quelle che per ragioni valoriali e culturali, ancor prima che storiche e geopolitiche, sono tradizionalmente quelle dell’Italia: rapporto atlantico, un atlantismo che definisco della ragione, senza tentennamenti e senza subalternità; un europeismo pragmatico, che non cede alle retoriche ma guarda alla realtà; protagonismo mediterraneo, una proiezione per noi fondamentale. 

Il Mediterraneo come si può tramutare in opportunità da problema?

Innanzitutto stabilizzando l’area – oggi attraversata da correnti di instabilità diffuse ed eterogenee – e ritornando ad essere attori protagonisti nella complessità del Mediterraneo allargato, una macro-regione che può contare una quarantina di Paesi, abitata da 1,2 milioni di persone, e con un PIL che si agira intorno ai 12 trilioni di dollari. Noi siamo immersi in questa realtà, non siamo estranei alle sue dinamiche ed ai suoi destini, e dobbiamo pertanto rimetterla al centro della nostra agenda e del nostro impegno internazionale. 

Che tradotto, cosa significa?

Significa, anche e soprattutto, rimetterla al centro dell’agenda dell’Unione europea. Dobbiamo ridestare l’attenzione verso quest’area a cui negli ultimi lustri si è guardato con scarsa attenzione e capacità progettuale. Serve una visione complessiva anche perché, nonostante tutti i buoni intendimenti, i risultati delle politiche euro-mediterranee – da Barcellona all’UMP – hanno prodotto, per usare un eufemismo, scarsi risultati.   

È possibile una strada diplomatica per la soluzione del conflitto russo-ucraino?

La considero l’unica soluzione possibile, l’unica opzione disponibile per una pace vera e duratura. Il piano di dialogo in quattro punti presentato dall’Italia all’ONU, che mira a dare una cornice di sistematicità agli sforzi profusi da tanti Paesi, va in questa direzione ed è un punto di partenza importante che va sostenuto ed arricchito. 

La russofobia così come il maccartismo può diventare un problema per l’Italia?

Prendo in prestito le parole di un personaggio dell’ultimo film di Sorrentino: “non dobbiamo disunirci”. È indubbio che il conflitto, che si inserisce in un contesto socio economico già provato, ha aperto una serie di problemi, specie per le realtà europee. Ma, per l’appunto, non dobbiamo disunirci. Non dobbiamo disunirci al nostro interno come Italia e come Europa e, soprattutto, non dobbiamo disunirci con il nostro alleato americano. Dobbiamo impegnarci a tenere vicine le due sponde dell’Atlantico. Insieme, siamo l’Occidente…

Ha in mente una missione all’estero per la Commissione che considera prioritaria?

Ne discuteremo in Commissione, decidendo tutti insieme, rapportandoci ovviamente con la Presidente del Senato. Ma sono convinta, ed intendo lavorare in questa direzione, che dovremo subito riprogrammare la missione a Washinton che, giustamente, la Presidente Casellati aveva sospeso.

La sicurezza alimentare mondiale è a rischio. Ha intenzione di affrontare la questione in Commissione?

È impensabile non interessarsene. L’intera comunità internazionale sconta una sorta di ritardo su questa tematica che, voglio ricordarlo, è stata al centro dell’ultimo intervento in Senato del presidente Draghi. Un intervento a cui hanno fatto eco le forze responsabili del centro-destra di governo, come testimoniano gli interventi di Forza Italia e di Matteo Salvini. 

La situazione in Libia è sempre più incandescente e l’Italia ha sempre giocato un ruolo di primo piano in quel quadrante: come si può accompagnare il Paese verso la normalizzazione?

È in atto una nuova escalation e, tanto per dare un’idea, si spara nuovamente nel pieno centro di Tripoli. Non è facile trovare una soluzione al pantano libico, un puzzle complesso dove la competizione intra-europea ha aperto le porte ad attori esterni che oggi hanno una influenza significativa nel Paese e contribuiscono a determinarne le sorti.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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