Sfiducia degli europei verso gli armamenti USA che acquistano per Kiev

Sfiducia degli europei verso gli armamenti USA che acquistano per Kiev

18 Maggio 2026 0

La guerra contro l’Iran sta consumando gli arsenali statunitensi. L’Europa comincia a chiedersi se Washington saprà veramente onorare l’impegno di vendere quegli armamenti che ha ordinato a beneficio dell’Ucraina. Alcune consegne sono già in ritardo: cresce così il timore di aspettare anni prima che Kiev riceva le armi targate USA acquistate coi soldi dei contribuenti europei.

Il ritardo nelle consegne

Le tempistiche dilatate delle consegne sono il primo segnale che qualcosa non va. Da parte sua, l’amministrazione Trump giura di non aver preso le armi destinate all’Ucraina per impiegarle nelle operazioni contro Teheran. Al tempo stesso Washington avverte che sono possibili altri ritardi nella produzione di munizioni per i sistemi di difesa antiaerea HIMARS, NASAMS e Patriot. Lo ha fatto sapere in particolare alla Polonia, alla Lituania, all’Estonia e alla Gran Bretagna.

Il meccanismo PURL

Le armi che i Paesi europei e il Canada acquistano dagli USA per girarle a Kiev rientrano nel meccanismo del cosiddetto PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), l’iniziativa di assistenza militare all’Ucraina lanciata lo scorso anno dall’Alleanza Atlantica. Qualcuno la chiama la “letterina a Babbo Natale” che Zelensky periodicamente spedisce a Bruxelles. In effetti si tratta dell’elenco degli armamenti che l’esercito ucraino ritiene indispensabili per fronteggiare gli attacchi russi e per effettuare le sue operazioni. Si tratta di quei sistemi che soltanto gli americani possono fabbricare, come per l’appunto il celebre Patriot. È una vittoria politica per Trump, perché con tale accordo zittisce chi lo accusa di non aiutare più un Paese “aggredito” e dimostra ai suoi elettori di non spendere un centesimo per finanziare un conflitto fomentato da Biden (e che lui stesso aveva promesso di chiudere in 24 ore).

Come usate i soldi?

I risultati del PURL, a nove mesi dal suo lancio, non sono buoni. Doveva costituire una filiera unica che coordinasse la domanda e l’offerta, ma è stata intralciata dalla sua stessa burocrazia. Inoltre gli ucraini talvolta ricevono materiali che non soddisfanno pienamente le loro richieste. E anche prima dell’attacco all’Iran, l’industria bellica americana faticava a star dietro alle quantità e alle tempistiche delle commesse piazzate dagli europei. Si è arrivati al punto che alcuni Paesi chiedono al Pentagono come abbia davvero speso i soldi che gli hanno pagato per gli armamenti.

Adesso vi sono governi che esitano a concedere altri fondi alla causa ucraina, perché temono che saranno soldi buttati o comunque non proficui, se le armi vengono consegnate con grande ritardo e il campo di battaglia intanto dà i suoi verdetti. Fra le critiche di alcuni senatori, a marzo il Pentagono aveva comunicato al Congresso la sua intenzione di usare i 750 milioni ricevuti con il PURL per rimpinguare gli arsenali statunitensi, svuotati da Biden negli scorsi anni proprio per dare armi all’Ucraina.

Esitanti a concedere

Così oggi gli europei sono pieni di sfiducia e di scetticismo. Dunque esitano a concedere facilmente altri finanziamenti. Esitano anche a trasferire direttamente i propri armamenti a Kiev, come nel caso dei preziosi Patriot, dei cui missili PAC-3 l’Ucraina è rimasta quasi sprovvista. Ma i Paesi europei non se ne vogliono privare, temendo di restare essi stessi senza. Il vice capo dell’ufficio presidenziale ucraino Pavlo Palisa ha dichiarato che alcune consegne sono state ricevute con ritardo per colpa del conflitto nel Golfo Persico, ma anche che il governo ha ricevuto rassicurazioni sul fatto che questi problemi siano solo temporanei.

Contestazioni sui soldi

Dalla NATO giungono rassicurazioni sul fatto che i membri continueranno a contribuire al PURL. Lo comunica un funzionario dell’Alleanza, che spiega come gli armamenti statunitensi di cui l’Ucraina ha “urgentemente bisogno” e che sono stati pagati dagli europei stanno arrivando e “fanno una vera differenza sul campo”. In effetti, all’inizio di maggio il Canada e la Norvegia hanno annunciato di aver destinato rispettivamente 200 e 300 milioni di dollari al meccanismo PURL.

Tuttavia, sullo sfondo dei progetti di riarmo UE, ai quali i governi hanno promesso miliardi, sta diventando difficile immaginare di poter finanziare illimitatamente l’acquisto delle armi americane. E pure a Washington questo sistema viene messo in discussione Deputati di entrambi gli schieramenti premono infatti sul segretario alla Difesa Pete Hegseth affinché spieghi perché il Pentagono non abbia speso i 400 milioni di dollari approvati dal Congresso per la produzione riservata a Kiev. Sulla scia delle promesse elettorali fatte a suo tempo da Trump, Hegseth risponde che deve essere l’Europa a pagare per le armi che fabbricano gli USA.

Martin King
Martin King

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