Rapporti da rivedere con UE e Stati membri dopo il rimpasto di Zelensky
La scelta di cambiare i vertici del governo si rifletterà pesantemente anche e soprattutto sulla politica estera di Kiev. Andranno rivisti i rapporti diplomatici con Washington, con Bruxelles e con determinati Stati membri della UE, pena il ridimensionamento delle ambizioni ucraine. Secondo il britannico UnHerd, Zelensky ha fatto e disfatto, e ora deve rifare di nuovo, se non vuole perdere i conseguimenti ottenuti finora sulla scena globale.
Politica estera al primo posto
Entrando al summit dei Volenterosi lo scorso 13 luglio, Zelensky si lasciava alla spalle uno dei più grossi sconvolgimenti nella politica recente del Paese. Poco dopo infatti, sarebbe stato annunciato un rimpasto di governo con lo scopo di fissare la priorità per gli affari esteri e la sicurezza. L’uscita di scena della premier Yulia Svyrydenko è stato il momento che ha scatenato i successivi cambiamenti, presentati dal presidente appunto come una necessità in dipendenza della politica estera, da affidare in ogni parte a determinati soggetti aventi “un’esperienza sostanziale”, spiega Zelensky. Che aggiunge: La più importante di queste aree comprende gli Stati Uniti e i nostri accordi sulle licenze di produzione dei sistemi Patriot. Altre aree chiave menzionate sono il “Freya”, il progetto di difesa antibalistica paneuropeo proposto da Kiev, l’adesione alla UE e le relazioni coi Paesi confinanti. In quest’ultimo caso, dice, servono nuove fondamenta soprattutto con Polonia e Ungheria.
Dal MAGA alla Transcarpazia
Le voci secondo cui la Svyrydenko diventerà la nuova ambasciatrice ucraina negli USA mostrano come la preoccupazione maggiore di Zelensky di conservare le relazioni chiave stia modellando la politica interna. La Svyrydenko è adatta a quel ruolo: in qualità di Ministro dell’Economia aveva infatti condotto i negoziati sul celebre accordo dei minerali che aiutò a salvare le relazioni con l’amministrazione Trump nel periodo peggiore dell’antagonismo MAGA contro Zelensky, nei primi tempi del 2025. Il sollievo dato dall’atteggiamento migliore del previsto mostrato da Trump al summit NATO di Ankara, e in particolare la sua promessa di dare all’Ucraina la licenza di produrre i sistemi antiaerei Patriot, dimostra quanto Washington sia ancora essenziale per le speranze belliche di Kiev.
L’Europa pronuncia belle parole, certo ma l’Ucraina misura sempre i successi di politica estera sulla relazioni con gli Stati Uniti. Comunque, le nuove fondamenta di cui parla Zelensky a proposito dei rapporti con Polonia e Ungheria riflette altresì l’ansia crescente riguardo alle relazioni con la UE. Il cambio di governo a Budapest è una ragione per essere ottimisti a Kiev, ma la questione della minoranza magiara di Transcarpazia che gravava sul rapporto con l’ex premier Viktor Orbán, deve ancora essere elaborata con quello attuale, Péter Magyar. Ad Ankara i due si sono messi d’accordo in via preliminare per una visita congiunta nella regione.
Riparare i torti regionali
Quella della Polonia, invece, è una sfida molto diversa e forse più significativa. A fine giugno Zelensky aveva dato a un’unità militare l’onorificenza intitolata all’UPA, l’Esercito Insurrezionale Ucraino che fu responsabile di terribili atrocità contro i civili polacchi durante la Seconda Guerra mondiale. Ciò ha provocato un danno enorme alle relazioni con Varsavia e al modo in cui i polacchi vedono in particolare Zelensky, che si è messo da solo all’angolo con quello che forse è il suo alleato europeo più importante.
Al tempo stesso, ritirare l’onorificenza infiammerebbe il nazionalismo ucraino e risveglierebbe i sentimenti anti-occidentali e anti-polacchi, oggi sopiti a causa del conflitto con la Russia. Tuttavia, mentre figure rilevanti sia a Varsavia che a Budapest spingono per una soluzione dei torti nazionalistici come pre-requisito dell’adesione di Kiev alla UE, tali dispute regionali rischiano di deviare l’Ucraina dall’obiettivo fissato con Bruxelles di aprire tutti i capitoli negoziali entro fine anno.
Il più grande venditore sulla terra
Il conflitto russo-ucraino cambia aspetto anche mentre i Volenterosi si riuniscono e ciò aggiunge ulteriori sfide diplomatiche. In cima alla lista delle priorità di Zelensky al summit vi era il bisogno di convincere gli alleati a rendere più concreto il progetto difensivo Freya, vendutocome una versione meno cara e in produzione di massa dei sistemi Patriot. E intanto la guerra dei droni scatenata contro la Russia sta vivendo un’escalation e presenta dunque potenzialmente delle questioni di pubbliche relazioni. Le immagini delle infrastrutture russe che esplodono e le denunce russe di morti fra i civili complicano la precedente narrativa di un’Ucraina come vittima innocente.
E nel quadro di tale delicato periodo per le relazioni internazionali di Kiev, il rimpasto di governo va a rafforzare la posizione interna di Zelensky. Dopo tutto ottenere l supporto internazionale è la capacità per la quale l’ex attore è conosciuto. Trump non lo ha definito “il più grande venditore sulla terra” per niente… Fin tanto che l’Ucraina dipenderà dai suoi alleati per mantenere lo sforzo bellico, la duraturapopolarità del presidente lo rende insostituibile, a differenza di altri soggetti della sua amministrazione.

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