Si è inceppato l’ingegnoso meccanismo degli aiuti militari euroamericani all’Ucraina
Si allungano le ombre sugli arsenali dell’esercito ucraino, che si stanno svuotando rapidamente senza essere riempiti in tempo. L’afflusso dagli alleati occidentali di munizioni e di sistemi missilistici sta rallentando fin quasi a fermarsi. Danno la colpa chi alla burocrazia euroatlantica, chi all’incapacità materiale delle fabbriche continentali o americane di produrre in tempi brevi il necessario. E senza contare che le richieste di Kiev sono pressocché infinite.
Il PURL funziona male
E così, il meccanismo elaborato dagli alleati europei sembra non funzionare a dovere. Anzi, sembra essersi inceppato. Si tratta del PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), l’iniziativa di acquisto degli armamenti per l’Ucraina. È un sistema tanto semplice quanto costoso – per i Paesi europei – con le armi fabbricate dagli USA che vengono comprate dai membri NATO europei e dal Canada e poi girate a Kiev. I detrattori del governo ucraino dicono che si tratta del modo con cui esaudire “la lista di Babbo Natale” da 15 miliardi di dollari scritta da Zelensky a Bruxelles e a Washington. Ma non viviamo in uno mondo fatato, bensì in una realtà in cui il complesso militare-industriale nordamericano non è così rapido e potente come generalmente si crede.
Meno potenti di quanto si crede
A riprova di ciò vi è la recentissima storia dei due colossi americani Northrop Grumman Corp. e Global Military Products, che sono in ritardo di un anno e mezzo nella consegna di un grosso carico di munizioni destinate agli ucraini. Zelensky dice bene: senza il supporto delle armi statunitensi, Kiev perde il controllo dello spazio aereo e non può proteggere le basi e le infrastrutture. Lo si è visto concretamente negli ultimi mesi.
Anche il segretario generale della NATO Mark Rutte dice che occorrono soprattutto i missili NASAMS e i sistemi di difesa antiaerea Patriot. E sono proprio questi ultimi a mancare drammaticamente dagli arsenali a stelle e strisce e da quelli di altri Paesi che non si vogliono privare delle ultime scorte. Washington sta cercando da quasi due anni di aumentarne la produzione, ma senza grande successo. La nuova amministrazione repubblicana ha dato la priorità alle esigenze dello U.S. Army, togliendo attenzioni agli alleati.
Indietro nei tempi e nel coordinamento
Così, a più sette mesi dal lancio dell’iniziativa PURL, i risultati parlano chiaro. L’industria bellica statunitense non riesce a soddisfare le richieste euro-ucraine, nemmeno quelle più urgenti, sotto il profilo della quantità e delle tempistiche. Tra l’ordine piazzato dagli alleati e l’effettiva spedizione dagli USA passa del tempo che è preziosissimo per Kiev. Il PURL si è rivelato scarso anche per coordinare la filiera tramite un unico canale di acquisto e distribuzione, intralciato altresì dalla burocrazia.
Europei in difficoltà
Nemmeno il complesso europeo sta andando bene, anzi è decisamente indietro sotto tutti i punti di vista. Mentre gli arsenali europei sono quasi vuoti dopo tre anni di continue cessioni a beneficio di Kiev, l’Europa vorrebbe affrancarsi dalla dipendenza militare USA. Ma se non riesce a liberarsi da quella energetica, alla quale invece si è incatenata ancor di più col rigetto totale del gas russo, figurarsi quanto poco è in grado di fare nella sfera della difesa. Almeno nel prossimo futuro ha delle carenze dure da colmare.
Magari fra dieci o quindici anni le sue capacità industriali saranno state ampliate notevolmente… ma come dice il ministro della difesa finlandese Antti Häkkänen, il tempo stringe e nessuno vuole sprecare denaro o aspettare altri dieci anni per avere armamenti che servono già oggi. Il ministro degli Esteri romeno Oana Țoiu asserisce che il governo di Bucarest sta investendo moltissimo per allestire una propria industria nazionale della difesa, anche facendo sforzi congiuunti con altri Paesi. Un’opera così ambiziosa, però, richiede tempo e molti altri soldi.
Cornuti e mazziati
Col danno arriva pure la beffa. È l’ormai consueta tattica del presidente Trump, che disorienta i nemici e pure gli amici. La sua amministrazione infatti minaccia ritorsioni contro i Paesi europei che per l’ambizioso progetto di riarmo continentale danno preferenza ai produttori nazionali di armamenti invece che a quelli americani. Lo scorso dicembre il vicesegretario di Stato Christopher Landau in un incontro a porte chiuse ha sgridato gli alleati per aver messo in disparte i fornitori americani. Ogni tentativo di limitare il loro accesso loro al mercato europeo vedrà una risposta uguale e contraria da parte di Washington. Ed è ecco il paradosso. L’Europa vuole essere militarmente forte e indipendente dagli USA, ma potrà esserlo soltanto grazie alle armi americane! E se Trump da un lato insiste a dire che gli europei possono e devono essere in grado di difendersi sa doli, dovranno farlo pagando lautamente i fornitori americani.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


