Progressi nei colloqui trilaterali Russia-Ucraina-USA, ma la questione territoriale è ancora aperta

Progressi nei colloqui trilaterali Russia-Ucraina-USA, ma la questione territoriale è ancora aperta

25 Gennaio 2026 0

Alla visita a Mosca da parte degli inviati statunitensi ha fatto subito seguito un tavolo trilaterale ad Abu Dhabi che ha ricompreso le delegazioni di USA, Russia e pure l’Ucraina.

Il piano americano

Da mesi Trump cerca di spingere il suo piano di pace in 20 punti, che nella versione originale di 28 punti aveva ricevuto parecchie critiche da parte degli alleati europei di Kiev e dall’Ucraina stessa. Il motivo è che lo consideravano troppo accondiscendente verso le richieste russe. A sua volta Mosca ha rigettato le successive versioni rimaneggiate. Oggi Washington ci prova ancora. La scorsa settimana Trump ha mandato in Russia l’inviato speciale Steve Witkoff insieme a suo genero Jared Kushner per incontrare direttamente Putin. L’idea era di discutere in modo specifico l’istanza relativo ai territori, la questione forse più spinosa in questo momento, che sta rallentando il procedere delle trattative.

Poi c’è una delle cose che fin da subito erano state esplicitate all’Occidente: che l’Ucraina non venga mai ammessa nella NATO. E inoltre il diniego di truppe dell’Alleanza sul territorio ucraino, non importa se con l’etichetta formale di missione di peacekeeping oppure come iniziativa di Paesi “volenterosi” coalizzati a parte rispetto alla NATO.

Gli incontri della settimana scorsa

A sua volta Zelensky insiste sempre sulle garanzie di sicurezza, di cui ha nuovamente parlato con Trump nel loro incontro a Davos. A suo dire, oggi tale istanza sembra essere stata definita quasi del tutto, ma non ha fornito in merito molti particolari. Proprio mentre era in corso il 56esimo World Economic Forum, Zelensky ne parlava con Trump, e intanto a Mosca la delegazione americana incontrava i vertici del Cremlino. Su loro richiesta, come precisato dallo stesso Witkoff.

Witkoff a Mosca

Prima di Mosca, Witkoff era passato da Kiev a parlare con gli esponenti del governo ucraino. Ha quindi dichiarato che quella dei territori è una delle ultime questioni che bloccano i negoziati. “L’elefante nella stanza”, lo ha definito. Tuttavia, dice, ci sono stati parecchi progressi negli ultimi due mesi per togliere finalmente di mezzo questo grosso e ingombrante animale. “Penso che abbiamo delle idee molte buone in proposito. Stiamo facendo avvicinare le parti. Speriamo di avere presto qualcosa di positivo da annunciare”, ha aggiunto. A Mosca Witkoff e Kushner, che avevano incontrato Putin già a dicembre, sono stati accompagnati da Josh Gruenbaum, nominato di recente da Trump consigliere superiore nel suo Board of Peace. Al tavolo oltre a Putin sedevano anche Kirill Dmitriev, direttore del Fondo sovrano per gli investimenti diretti, e il consigliere presidenziale Yuri Ushakov.

Interessati a una soluzione diplomatica

Quest’ultimo a fine incontro ha dichiarato che il dialogo è stato “sostanziale, costruttivo e molto franco”. Ha riferito come Putin abbia sottolineato che la Russia è “sinceramente interessata” a trovare una soluzione diplomatica al confitto. Non ha comunque annunciato nessuna svolta significativa, anzi ha spiegato che finché non si arriva alla soluzione, Mosca continuerà a perseguire sul campo gli obiettivi dell’operazione militare speciale, avendo peraltro in mano l’iniziativa strategica. Ushakov ha lodato gli sforzi americani per mettere attorno a un tavolo tutte le parti. La Russia ha deciso di accettare l’idea di una sessione trilaterale ad Abu Dhabi avvertendo però che la pace duratura si può raggiungere soltanto risolvendo per davvero la questione territoriale. E preferibilmente basandosi sulla formula elaborata nel summit di agosto in Alaska. Ad Abu Dhabi sarà ufficialmente la prima volta che i rappresentanti dell’amministrazione repubblicana tengono un incontro trilaterale di due giorni insieme sia la delegazione russa che quella ucraina.

Primo trilaterale

Così negli Emirati Arabi Uniti si è svolta una sessione di due giorni. Il 23 e il 24 gennaio Dal governo emiratino fanno sapere che vogliono promuovere la pace in tutte le crisi e che apprezzano gli sforzi americani in questo senso. Dicono poi che le trattative hanno visto un “impegno diretto” dei rappresentanti russi e ucraini sugli “elementi irrisolti” del piano di pace americano. I colloqui si sono svolti in lingua inglese e in russo. Vi sono state misure per aumentare la fiducia al fine di supportare i progressi verso un accordo completo. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito la priorità del ritiro delle truppe ucraine dal Donbass, una condizione fondamentale, ma anche una di quelle su cui Kiev continua ad impuntarsi, perché finora non ha ritenuto di aver ottenuto sufficienti parametri di sicurezza.

Tutti “abbastanza” soddisfatti

La Casa Bianca dice che i colloqui sono stati “produttivi” e che hanno portato “qualche risultato”. A Washington considerano un buon successo già soltanto il fatto di aver allestito un tavolo trilaterale con Mosca e Kiev. Anche Zelensky ritiene che i negoziati siano stati “costruttivi”, dice stando al rapporto redatto dalla sua delegazione. Asserisce di apprezzare la comprensione degli statunitensi sulla necessità di supervisionare il processo con cui si sta cercando di mettere fine alle ostilità e di garantire una vera sicurezza per il futuro. Mosca a sua volta promuove le intese raggiunte con gli USA nel summit di Anchorage del 2025, asserisce il viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov. Il formato del vertice sembra dunque essere piaciuto a tutti i partecipanti, dunque vi sarà un seguito all’inizio di febbraio.

 

 

Martin King
Martin King

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