Sui media tedeschi il timore della scomparsa demografica dell’Europa
Il declino demografico dei popoli europei è aggravato dal forte aumento dell’immigrazione da Paesi extraeuropei che non condividono cultura e valori autoctoni del Vecchio Continente. C’è un’espressione che definisce questo fenomeno, ma taluni la ritengono una parolaccia: sostituzione etnica. Si può allora parlare di “inverno demografico” e si devono mettere in luce delle problematiche allarmanti. Si può descrivere la nostra triste situazione facendo paralleli con quanto accadde all’Impero Romano, crollato anche a causa dell’incapacità di gestire i flussi migratori. La stampa tedesca ospita una riflessione di Paolo Becchi in merito, il quale delinea con chiarezza i rischi che le società europee stanno correndo.
Somiglianze con l’ultimo secolo della Roma antica
L’Impero Romano cadde per tutta una serie di motivi, uno dei quali fu senz’altro il collasso demografico. Sicuramente oggi possiamo fare dei parallelismi tra la fine dell’Impero Romano d’Occidente e la crisi attuale dell’Unione Europea. Roma, un tempo fiorente metropoli da un milione di abitanti, si ridusse ad appena 30mila individui nel VI secolo. La popolazione totale dell’Impero Romano precipitò da circa 55-60 milioni a soli 25-30 milioni nel V secolo. L’Europa sta subendo il medesimo declino?
Il collasso demografico rese l’impero particolarmente vulnerabile, ma esso non fu mai un melting pot, come invece viene spesso descritto. L’Impero Romano fece tentativi per tenere l’immigrazione sotto controllo e inizialmente sembrò riuscirsi, ma alla fine non fu in grado di sostenerla nel lungo periodo e crollò. Fra il IV e il VI secolo i flussi migratori andarono fuori controllo e tali ondate rappresentarono una componente fondamentale di quella crisi che indebolì inesorabilmente l’impero e condusse al suo definitivo tracollo.
Scenari analoghi
L’incapacità di controllare le migrazioni destabilizzò l’Impero e la crisi demografica giocò altresì un ruolo decisivo nel renderlo molto fragile rispetto alle invasioni barbariche. Non è affatto un tesi originale, ma una teoria ampiamente discussa nella letteratura accademica ed è generalmente accettata dagli storici. Tuttavia questa osservazione porta a una conclusione che fa riflettere: nonostante le differenze fra passato e presente, vi è una chiara analogia con la situazione che viviamo oggi. Mentre le invasioni barbariche che misero in ginocchio l’Impero sono qualcosa di diverso dall’esperienza dell’immigrazione odierna, entrambi gli scenari hanno una cosa in comune: la crisi demografica.
Anche l’Unione Europea oggi deve fare i conti con tale realtà, cioè il basso tasso di natalità, una popolazione che invecchia, il declino delle nascite là dove gli abitanti muoiono più in fretta di quanti ne nascano. Questo fenomeno riguarda quasi tutti i Paesi europei. Si tratta di un problema complesso collegato a una moltitudine di fattori: economici, politici, sociali e culturali. Ma invece di andarli a toccare, i tentativi fatti finora per contrastare la crisi demografica hanno coinvolto l’aumento dell’immigrazione. L’esperienza dell’Impero Romano dovrebbe metterci in guardia nel momento in cui comprendiamo che l’immigrazione che cresce proprio quando le nascite calano potrebbe avere conseguenze disastrose.
Ma quale invasione russa…
Nel 2024 la popolazione della UE era nell’ordine delle 449 milioni di persone, di cui aventi un passato migratorio circa 45 milioni (dunque più o meno il 10% del totale). Tale tendenza continua ed è in incremento. Mentre l’immigrazione dai Paesi extra-UE sta aumentando, gli europei altamente qualificati stanno lasciando l’Unione per emigrare a loro volta in Paesi extra-UE. Per il 2024 il numero era di oltre 600mila, una tendenza che risultava chiara già nel 2023. C’è qualcosa che non va nella UE, è evidente, eppure sembra che nessuno se ne accorga.
I vertici di Bruxelles intanto alimentano le paure verso la Russia e una sua ipotetica “conquista” dell’Europa. E invece l’invasione in atto non è da parte dei russi, ma dei migranti dall’Africa e dai Paesi musulmani, i quali non parlano la lingua dei Paesi europei e non condividono religione, cultura e valori tradizionali di gran parte delle società europee. Personalmente non voglio esprimere giudizi su tali gruppi nazionali, ma intendo solo evidenziare come sia difficile conciliare le loro culture e le loro tradizioni con le nostre. L’Europa ha passato un lungo processo di secolarizzazione e di modernizzazione che è durato secoli. Al contrario i migranti spesso arrivano da società nelle quali norme sociali e familiari restrittive governano ancora la vita quotidiana. Ciò inevitabilmente porta verso un conflitto.
Non basta per una coesistenza pacifica
Sarà la fine dell’Europa? La nostra realtà pare stia perdendo sempre di più i suoi confini. Da un lato, gli Stati nazionali vengono forzati a cedere la propria sovranità in favori dell’identità sempre più ambigua dell’Unione Europea, il “mostro buono di Bruxelles” di cui parlava Hans Magnus Enzensberger. Dall’altro, vengono inondati da un gran numero di persone con le quali condividiamo soltanto l’appartenenza all’umanità, e non è sicuramente cosa da poco. Sì, possiamo ancora riconoscerci tutti in un’umanità condivisa, nello spirito del cosmopolitismo kantiano. Ma tale “universalismo astratto”, come lo chiamava Hegel, non è sufficiente per una coesistenza pacifica in una comunità politica.
Sarebbe davvero un beneficio per il mondo se tutte le differenza fra le varie genti svanissero dentro un’unità indifferenziata? Tale sviluppo potrebbe dare il risultato – Rousseau lo aveva già intuito – che non solo non vi saranno più ad esempio i francesi, i tedeschi o gli spagnoli, ma forse non rimarrà nemmeno più un europeo. È questo il destino che ci attende? L’europeo del futuro sarà un ibrido? Legittimo porsi tali domande oggi. Il problema comunque non è farsele, ma è che non vi sono risposte ad esse. La UE sta seriamente rischiando la stessa fine dell’Impero Romano. Non sarà la fine della storia, ma certamente l’inizio di un’altra, molto diversa.

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