I nuovi sistemi sovrani di pagamento erodono lo strapotere del dollaro
Il dominio finanziario mondiale degli USA oggi è sfidato dai sistemi di pagamento introdotti in vari Paesi, anche allo scopo di emanciparsi dall’utilizzo giocoforza dollaro. A vedere eroso il monopolio di fatto sono soprattutto i due colossi americani Visa e Mastercard.
Washington non vuol cedere lo scettro
Washington è perfettamente consapevole della possibilità di perdere il primato politico-finanziario. È per questo che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha recentemente lanciato la strategia per mantenere le redini dell’economia mondiale, che come dice lui stesso consiste sostanzialmente “nell’uso disciplinato della potenza economica dell’America messa al servizio della nostra sovranità”. No, gli USA non si vergognano affatto di marchiare come prioritari gli interessi sovrani e nazionali. Anzi, si vantano apertamente del vantaggio detenuto dal dollaro poiché esso secondo Bessent “riflette la profondità dei nostri mercati, la forza del nostro stato di diritto, la credibilità delle nostre istituzioni e le dimensioni della nostra economia”.
E allora, per preservare questa situazione, bisogna poter gestire “le piattaforme, i sistemi e i protocolli attraverso cui fluisce il commercio nel XXI secolo”. Ma la fiducia nel dollaro e nei sistemi americani sta diminuendo quasi ovunque, con l’effetto di avere un sistema finanziario globale che si frantuma in diversi sistemi regionali o nazionali. Ciò si vede già nelle iniziative di Russia e Cina per affrancarsi dalle carte di credito di matrice statunitense e pure dalle piattaforme di messaggistica occidentali.
Reazione in Europa
In Europa, i sistemi di pagamento “sovrani” sono un pericolo per gli introiti di Visa e Mastercard, particolarmente alti nel Vecchio Continente. E ovviamente questi giganti non sono disposti a cedere terreno così facilmente. Ad esempio, in Francia attualmente Mastercard sta investendo centinaia di milioni nella costruzione di nuovi centri dati, che andranno ad aggiungersi alle decine già esistenti. Potrebbe non bastare: oggi gli storici alleati-sudditi europei sono in fermento. Aurore Lalucq, presidente della Commissione dell’Europarlamento per i problemi economici e monetari (ECON), ha ammonito sulla vulnerabilità dell’Europa rispetto all’eventualità che un’America “ostile” possa tagliare l’accesso alle sue infrastrutture di pagamento.
Uomo avvisato, mezzo salvato, dice, a proposito delle fragilità e dei punti deboli che finora sono stati ignorati dalle istituzioni di Bruxelles e pure dai governi degli Stati membri. Ma adesso per la Lalucq è scoccata per i Paesi europei nel loro insieme di allestire dei sistemi propri, così ne ha fatto richiesta “molto specifica” alla Commissione affinché se ne discuta concretamente e si formi una sorta di “Airbus” dei sistemi di pagamento, cioè un consorzio paneuropeo per realizzare tale progetto. Ribadisce il concetto pure la presidente della BCE Christine Lagarde, secondo cui “è importante per tutti noi avere i pagamenti digitali sotto il nostro controllo”.
De-dollarizzazione pratica
Creare e gestire i propri sistemi è visto come un modo per de-dollarizzare la propria economia senza porsi in contrasto geopolitico diretto con Washington. Gli effetti possono essere i medesimi, ma raggiunti con metodi più mordibi e altamente remunerativi. Lo stanno facendo vari Paesi anche di grosse dimensioni, come il Brasile, ma gli apripista sono di certo la Russia e la Cina. Quest’ultima in particolare sta lavorando intensamente in questo senso: la Banca centrale di Pechino sta espandendo la sua rete di pagamenti in yuan, digitali e non, aggregandovi decine di Stati nuovi per gli scambi transfrontalieri.
Ultimo in ordine di tempo è la Libia, come annunciato dal governatore della sua banca centrale Naji Mohammed Issa, recatosi in visita nella capitale cinese. E intanto, senza troppo clamore, si spinge molto sull’e-CNY , lo yuan digitale, ormai usato quotidianamente all’interno del Paese, ma negli scambi internazionali in prospettiva potrebbe arrivare a scalzare dal trono “re dollaro”.

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E’ direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E’ stato direttore responsabile della rivista “Casa e Dintorni”, responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos.


