Pil italiano a rischio con ulteriore crollo dell’economia di Berlino

Pil italiano a rischio con ulteriore crollo dell’economia di Berlino

10 Novembre 2025 0

Il rallentamento dell’economia tedesca rischia di tramutarsi in un fattore di rischio diretto per l’Italia, con potenziali ripercussioni significative su export e crescita. La Germania assorbe oltre il 12% delle esportazioni manifatturiere italiane, pari a circa 78 miliardi di euro all’anno. Secondo uno studio del Centro Studi di Unimpresa, se la produzione industriale tedesca dovesse diminuire del 2% nei prossimi sei mesi, l’impatto sull’economia italiana sarebbe sensibile: il Pil scenderebbe di circa 0,3 punti percentuali e le esportazioni complessive diminuirebbero dello 0,7%, con una perdita stimata in circa 5,5 miliardi di euro.

La Francia, che sta mostrando una maggiore stabilità industriale grazie soprattutto ai comparti aerospaziale e automobilistico, potrebbe compensare solo in parte l’effetto negativo proveniente da Berlino, limitando la perdita di crescita italiana di circa 0,1 punti percentuali.

Una Europa a più velocità industriali

Per il 2025, nello scenario immaginato da Unimpresa si prevede per l’industria italiana una crescita attorno allo 0,3% mensile e un Pil annuo di circa +0,8%. Tuttavia, nello scenario meno favorevole la crescita potrebbe scendere al +0,5%. La domanda interna rimane il fattore decisivo: se i consumi dovessero aumentare dello 0,6% nell’ultimo trimestre dell’anno e gli investimenti finanziati dal Pnrr procedessero secondo le tempistiche previste, la crescita potrebbe stabilizzarsi tra +0,8% e +1%.

«L’immagine che emerge è quella di un’Europa industriale a velocità diverse: una Germania sotto pressione, una Francia più solida e un’Italia esposta ma ancora capace di resistere», osserva il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. Secondo l’analisi, la sola gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente: serviranno politiche industriali coordinate a livello europeo, per evitare che lo stallo economico tedesco trascini il resto dell’area euro. Per l’Italia ciò significa agire su tre leve prioritarie: sostenere la domanda interna e i redditi, semplificare e rendere più accessibili gli incentivi agli investimenti privati, in particolare per le Pmi e favorire l’accesso al credito, oggi frenato da incertezze fiscali e criteri prudenziali bancari.

L’Italia equilibratrice tra Germania e Francia

Nonostante le difficoltà del contesto internazionale, l’Italia mantiene un potenziale di crescita attorno all’1% e una buona competitività nei settori a più alto valore aggiunto. Questo potrebbe consentirle di svolgere un ruolo di equilibrio tra Germania e Francia, evitando di subire passivamente gli effetti del rallentamento tedesco.

Andamento industriale recente nell’area Euro

Secondo i dati analizzati da Unimpresa, in Germania a settembre la produzione industriale è aumentata dell’1,3% su base mensile dopo il crollo di -3,7% di agosto, ma resta inferiore del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2023. La lieve ripresa è dovuta quasi solo al settore automobilistico. Gli ordini dall’estero registrano un calo marcato, con le commesse extra-Ue in diminuzione del 3,4%, segnalando l’effetto combinato del rallentamento globale e delle tensioni commerciali.

La Francia nello stesso periodo la produzione industriale è cresciuta dello 0,8%, trainata dal settore dei mezzi di trasporto (+5,5%), in particolare dal comparto aerospaziale con Airbus in forte espansione. Anche la produzione automobilistica è in recupero (+2,7%).

Nel complesso, l’industria dell’area euro non è in recessione tecnica, ma appare in fase di raffreddamento, con una crescita media di +0,5% su base mensile e una contrazione dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Gli scenari 2025

In uno scenario base (60%) si avrebbe la Germania in lieve recupero (+0,4% mensile, ma ancora negativa su base annua), Francia in espansione moderata (+0,7% mensile), Italia in crescita contenuta (+0,3% mensile, Pil +0,8%).

Con uno scenario favorevole (25%): la ripresa tedesca sostenuta dalla transizione energetica porterebbe la crescita italiana fino a +1,1%.

Con invece uno scenario negativo (15%) a fronte di un ulteriore calo degli ordini tedeschi (-2,5% mensile) e di debolezza dell’export europeo il Pil italiano si inchioderebbe ad un debole +0,5%

 

Marco Fontana
marco.fontana

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