Budapest blocca l’adesione ucraina col tacito favore di altri membri UE

Budapest blocca l’adesione ucraina col tacito favore di altri membri UE

2 Luglio 2026 0

Con la sconfitta di Orban alle parlamentari di aprile sembrava che l’Ungheria si fosse automaticamente riallineata ai programmi di Bruxelles. E invece il nuovo premier Péter Magyar, dopo aver esaltato gli europeisti filo-Kiev togliendo il veto al mega-prestito da 90 miliardi, sta rallentando l’accesso dell’Ucraina alla UE. Ha infatti bloccato la procedura di discussione di parecchi capitoli negoziali, fermando altresì l’adesione della Moldavia.

Cronistoria di un’adesione interrotta

Il primo passo di Kiev e di Chișinău verso l’Unione Europea è avvenuto nel giugno 2022, quando per motivi squisitamente politici Bruxelles ha concesso loro lo status di Paesi-candidati. Nel gennaio del 2025 la Commissione ha dato il via all’esame delle legislazioni nazionali dei due Stati per valutarne la conformità agli standard UE. Lo scorso 15 giugno è arrivata l’approvazione all’apertura del primo gruppo di capitali negoziali e il giorno successivo la notizia della possibile apertura di altri cinque per il 14 luglio. Secondo gli euroburocrati, nel giro di quattro anni sarebbe possibile completare la parte strettamente tecnica dei negoziati di accesso. Ma il 23 giugno il premier ungherese Magyar ha bloccato sul nascere la procedura, non dando il suo assenso a cinque gruppi di capitoli su sei.

I capitoli negoziali

Così a luglio si prevede la discussione di appena due gruppi di capitoli, perché per Budapest occorre più tempo da valutare l’adeguatezza del lavoro fatto da Kiev su parecchi argomenti importanti. L’Ungheria ha espresso riserve su un’apertura – giudicata “prematura” – sui temi discussi al COELA (Gruppo di Allargamento e Paesi impegnati nei negoziati di adesione all’UE). In questo modo non può partire il passo procedurale successivo, che consiste nell’invio di una lettera ai governi dei Paesi-candidati nella quale si chiede di esporre la propria posizione sugli argomenti in questione.

E il percorso di adesione viene nuovamente fermato a tempo indefinito. A preoccupare Bruxelles inoltre c’è il fatto che Magyar sembra ricalcare Orban sull’idea di effettuare un referendum popolare sull’adesione dell’Ucraina, a negoziati terminati. Le operazioni di voto potrebbero richiedere anni. E l’esito avrebbe valore legale, col possibile esito di annullare tutto il lavoro e tutti gli sforzi della Commissione per far digerire ai governi europei l’idea di accettare Kiev come 28esimo membro dell’Unione.

Le ragioni di Magyar

Il motivo più consistente per la ritrosia ungherese verso l’avanzamento ucraino riguarda il trattamento della minoranza magiara della Transcarpazia. Sono in ballo i diritti linguistici e di istruzione degli ungheresi che vivono in Ucraina e che nella gran parte dei casi hanno il doppio passaporto. La questione si trascina da anni ed è un punto sul quale i governi di Kiev e di Budapest si sono spesso scontrati aspramente.

In tutto questo tempo Kiev non ha saputo conformare in maniera sufficiente le sue leggi sulle minoranze nazionali ai valori predicati dalla UE, anche perché in questo tema le conseguenze si riflettono in particolare sugli ucraini russofoni e sulle regioni in cui essi costituiscono la maggioranza della popolazione. Secondo Márton Hajdu, capo della Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese, si tratta di un “tango complicato”, nel quale si può andare avanti soltanto se tutti mantengono il ritmo e nessuno pesta i piedi all’altro.

I Balcani occidentali

Hajdu spiega che l’allargamento della UE ai membri nuovi non può essere una gara a tempo, ma un processo regolato dall’effettivo merito dei candidati, che sia credibile nella sostanza anche agli occhi dei Paesi dei Balcani occidentali. Infatti da molti anni (addirittura decenni) Montenegro, Albania, Macedonia dek Nord e Serbia si impegnano invano per farsi accettare, al punto da avere in certi casi modificato la propria Costituzione o addirittura cambiato nome, sottolinea Hajdu. Ed è lo stesso Magyar ad asserire che se Moldavia e Ucraina passano loro davanti solamente per motivi politici. sarebbe qualcosa di inaccettabile, “il messaggio sbagliato da mandare ai balcanici”.

Come dicono anche dal partito di governo Tisza, le speranze di accesso del’Ucraina dipendono soprattutto da quanto Kiev desidera concludere l’accordo sul trattamento degli ungheresi di Transcarpazia. E non è nemmeno stato realizzato il già annunciato incontro al vertice fra Magyar e Zelensky. Purtroppo per quest’ultimo, l’attuale governo di Budapest non avrebbe alcun beneficio politico a scendere a compromessi sulla difesa della minoranza magiara pur di migliorare le relazioni bilaterali con Kiev.

Altri governi fanno resistenza

Inizialmente Magyar aveva accontentato l’aspettativa più pressante della Commissione, quella di togliere il veto al mega-prestito. E così il nuovo premier ha fatto, ma non prima di aver concluso con la von der Leyen un patto politico per scongelare quei 16,4 miliardi di euro di fondi comunitari che per dispetto a Orban la UE teneva bloccati. Entrambe le parti ci tengono a comunicare che l’accordo non era collegato al benestare ungherese sulle future decisioni riguardanti Kiev. E lo si è visto, ma ora Bruxelles si sta impegnando a convincere Magyar a non fare ulteriori resistenze.

Quest’ultimo però ammette di non essere l’unico a opporsi a una strada spianata e rapidissima per Kiev verso l’adesione. Tuttavia non ha rivelato i nomi di quei “birichini” che a parole appoggiano la membership ucraina, ma nei fatti la osteggiano. Ragionando per deduzione si può facilmente sospettare della Polonia, ancora scossa dall’incidente diplomatico sulle onorificenze. E a Varsavia non nascondono i dubbi sull’approvazione del sesto gruppo di capitoli, quello riguardante la politica estera e di sicurezza.

Ucraina e Moldavia ora sono bloccate

Il governo ungherese ha particolarmente insistito nel chiedere che venisse cancellata una certa locuzione dal documento con le conclusioni del summit dei leader UE della settimana scorsa. Si tratta dell’espressione “il prima possibile” con riguardo all’adesione ucraina all’Unione. Budapest non voleva lasciar intendere che, dando l’assenso al primo gruppo di capitoli – come effettivamente accaduto – sia automaticamente garantita l’apertura degli altri. E in totale vi sono ben 33 capitoli negoziali. La commissaria per l’Allargamento Marta Kos aveva indicato nel mese di luglio il termine per riuscire ad aprire tutti i gruppi: ora Bruxelles dovrà rivedere le tempistiche e soprattutto abbassare le proprie ambizioni di espansione rapida.

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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