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Myanmar, dalla Cina arrivano i treni e le telecamere a riconoscimento facciale

La Cina sta intensificando i contatti con la giunta militare che governa il Myanmar (l’ex Birmania). All’inizio di luglio il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si è recato a Bagan per il summit dell’organismo intergovernativo del Lancang-Mekong Cooperation, che riunisce Cina, Myanmar, Laos, Tailandia, Cambogia e Vietnam. La visita dei rappresentanti di questi Stati è stata descritta dai militari birmani come un riconoscimento della sovranità del Paese e soprattutto della legittimità del suo attuale governo. Per Wang Yi era il primo viaggio ufficiale in Myanmar dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021 con cui è salito al potere il generale Min Aung Hlaing. Gli oppositori del regime dicono che tale visita viola gli sforzi per la riconciliazione nazionale, ma lo stesso Wang Yi ha esortato la giunta a intraprendere colloqui con i dissidenti e a cercare la pace. Al suo collega birmano Wunna Maung Lwin ha detto che la Cina spera sinceramente che Myanmar divenga politicamente e socialmente stabile.

Pochi giorni fa si sono conclusi i lavori per l’apertura del primo tratto della ferrovia che collegherà i due Paesi. Sono 133 chilometri fra le città cinesi di Dali e Baoshan, ma prossimamente il percorso si estenderà di altri 200 fino a Ruili, sul confine birmano. La velocità media dei treni sara di 140 chilometri orari su un tragitto che passa attraverso valli, pareti ripide e diversi fiumi: sono occorsi quattordici anni per superare tutte le difficoltà ingegneristiche derivanti da questo paesaggio, con più del 75% del percorso fatto di tunnel. Uno dei responsabili del progetto ha descritto la ferrovia come una “metropolitana delle montagne” e ha parlato dei lavori come di una “collezione di disastri geologici”, poiché hanno dovuto operare in una zona a elevato rischio sismico, con sorgenti di acqua e di fango, spesso ad alte temperature. I lavori di ricognizione sul lato birmano della futura ferrovia sono già stati effettuati. Quando i treni potranno superare il confine, porteranno in Cina i prodotti birmani come frutta, riso e gomma, oltre alle “risorse umane”. 

Pechino è il maggiore partner commerciale di Naypyidaw, con investimenti miliardari fatti nelle miniere, nei gasdotti e negli oleodotti oltre che in varie infrastrutture, senza considerare le forniture di armi. E dalla Cina il Myanmar acquista anche telecamere di sorveglianza dotate di riconoscimento facciale. La giunta militare le sta installando presentandole come parte di un progetto di “città sicure”, per mantenere l’ordine civile e prevenire i crimini. Vengono impiantate in almeno cinque città e pare fossero già nelle intenzioni del precedente governo di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991 e oggi agli arresti. Le aziende locali che hanno vinto gli appalti per l’installazione delle telecamere sono la Fisca Security & Communication e la Naung Yoe Technologies Co, che utilizzano tecnologie cinesi. Si teme che la giunta militare utilizzi questi strumenti contro gli attivisti per la democrazia, per scoprire le connessioni fra di loro, tracciarne gli spostamenti e individuare i luoghi in cui si possono nascondere: lo afferma Phil Robertson, il responsabile per l’Asia dello Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale dedita alla difesa dei diritti umani.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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