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Boris Johnson arringa i soldati ucraini mentre alcuni lo vogliono ai vertici NATO

Nel 2023 scadrà il termine da segretario generale della NATO del norvegese Jens Stoltenberg: in carica per la seconda volta dal 2014, il suo mandato doveva finire già a settembre, ma gli è stato prolungato di un anno per gestire la crisi ucraina. Intanto Boris Johnson, premier dimissionario di Sua Maestà, sarà presto libero per nuovi incarichi: i deputati Tories hanno pensato a lui per presiedere il Consiglio Atlantico, anche se prima dovrebbe lasciare il posto di member of Parliament. Un segretario britannico sarebbe particolarmente gradito agli Stati Uniti, che invece guardano con sospetto ai Paesi continentali nei quali era sorta l’idea di un esercito europeo. E oltre alle Repubbliche baltiche, pure Finlandia e Svezia potrebbero esprimersi a favore di un rappresentante di Londra, se al momento della votazione saranno già membri della NATO: era stato infatti Johnson a volare a Helsinki e a Stoccolma per convincere i rispettivi governi a presentare la richiesta di adesione al Patto Atlantico. Per il posto di Stoltenberg circolavano già nomi di politici britannici, tra cui l’attuale ministro della Difesa Ben Wallace, inizialmente visto anche come successore al 10 di Downing Street, e gli ex premier Theresa May e David Cameron. L’ostacolo maggiore, però, potrebbe essere il probabile veto francese, poiché è richiesta l’approvazione all’unanimità da parte di tutti gli Stati membri.

Il deputato conservatore Richard Drax, componente della Commissione Difesa della Camera dei comuni, sarebbe lieto di vedere un segretario generale NATO proveniente dal suo Paese: Qualunque britannico illustre sarebbe un’ottima scelta. Se è proprio ciò che Boris Johnson vuole diventare e fare, lo sosterrei senz’altro. Un altro membro della Commissione Difesa, il deputato Mark Francois, ne loda l’instancabile impegno a favore dell’Ucraina: La gente forse discuterà per anni sul lascito di Boris Johnson, ma una cosa chiaramente indiscutibile è il suo appoggio assolutamente leale verso l’Ucraina di fronte alla brutalità dei russi. Una voce contraria, ma molto autorevole, è invece quella del barone Dannat, ex generale dell’esercito britannico e oggi alla Camera dei Lord. Il carattere e l’atteggiamento esteriore di Johnson costituiscono secondo lui dei problemi sostanziali che non sono adatti a una carica ai vertici della NATO: Boris il biondo è una fonte di imbarazzo nazionale e farlo salire su un palcoscenico mondiale come quella dell’Alleanza Atlantica significa esporlo ancor di più al ridicolo. Intanto, dal Parlamento di Kiev arriva un vero e proprio endorsement a Johnson: il deputato Oleksii Goncharenko, appartenente al partito “Solidarietà Europea” dell’ex presidente Petro Poroshenko, lo descrive come la persona giusta per succedere a Stoltenberg in quanto capace di comprendere le sfide che stanno affrontando la NATO e l’Occidente: La leadership di Boris Johnson durante questa guerra ha assicurato che aiuti vitali a livello militare, economico e umanitario venissero dati all’Ucraina.

La vicinanza agli ucraini Johnson l’ha potuta mostrare anche qualche giorno fa, quando ha visitato il centro di addestramento nello Yorkshire settentrionale in cui 400 soldati di Kiev vengono istruiti dai britannici. Sul suo stesso canale YouTube Boris ha addirittura reso disponibile un video nel quale – vestito in mimetica – maneggia una mitragliatrice e lancia una granata, per poi rivolgersi agli ucraini dicendo che la gente del Regno Unito appoggia il popolo dell’Ucraina nella sua battaglia. E aggiunge: sono assolutamente convinto che potete vincere e che vincerete. Nell’inquadratura finale, circondato dai militari ucraini (con il volto sfocato per nascondere l’identità), Johnson solleva le mani coi pollici alzati ed esclama “Gloria all’Ucraina!”. Per un suo eventuale segretariato alla NATO non potrebbe esserci una dichiarazione di intenti più lampante di questa. Ma per il momento rimane a capo del governo britannico, che finora ha speso 2,3 miliardi di sterline sotto forma di aiuti militari a Kiev e adesso impegnerà un migliaio di ufficiali britannici ad addestrare nei prossimi quattro mesi 10mila soldati ucraini. Il ministro della Difesa Wallace ha raccontato come il contingente degli ucraini da formare in Inghilterra sia composto da uomini (e presto anche da donne) di età dai 18 ai 50 anni, spesso senza alcuna preparazione militare. Praticamente dei civili. Wallace aggiunge un fatto “che induce alla riflessione”: molti di loro, una volta tornati al fronte, pagheranno tragicamente con l’estremo sacrificio.

In Ucraina, Johnson è talmente amato da venire ritratto sui quadri e sui murales di Kiev e addirittura sulle torte: gli ucraini lo chiamano affettuosamente “Johnsoniuk”. Ora è stata lanciata una petizione per fargli ottenere la cittadinanza e farlo diventare primo ministro del Paese: la campagna ha uno sfondo ironico, ma ha raccolto in poche ore 2500 firme. Se arrivasse a 25mila, il presidente Volodymyr Zelensky sarebbe legalmente tenuto a dare una risposta ufficiale, anche se quanto richiesto dalla petizione non è sostanzialmente conforme alla Costituzione ucraina. E proprio qualche ora dopo il lancio della petizione, lo stesso Johnson conferiva a Zelensky in videoconferenza il premio Sir Winston Churchill Leadership Award per “l’incredibile coraggio, la temerarietà e la dignità” mostrate di fronte all’invasione russa. Intervistato insieme alla moglie Olena dal celebre giornalista televisivo Piers Morgan, Zelensky ha ammesso di essere molto preoccupato per il destino del sostegno britannico dopo le dimissioni di Johnson. Ha detto che il suo “rapporto personale con Boris” gli aveva permesso di accelerare l’afflusso degli aiuti e ha specificato che per respingere l’esercito russo l’Ucraina necessita di almeno lo stesso livello di appoggio da parte del prossimo inquilino di Dowing Street, dichiarando di essere comunque fiducioso che il Regno Unito non si tirerà indietro dall’impegno in questa guerra.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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