Si dimette il №2 di Zelensky, il potente e discusso capo dell’ufficio presidenziale Yermak

Si dimette il №2 di Zelensky, il potente e discusso capo dell’ufficio presidenziale Yermak

29 Novembre 2025 0

L’inchiesta sulla corruzione dell’apparato statale sta toccando gli alti vertici dell’Ucraina. Ieri ha colpito il consigliere più vicino al presidente Zelensky. Infatti, a seguito di una perquisizione effettuata in casa sua da parte dell’agenzia anticorruzione, ha rassegnato le dimissioni il capo dello staff presidenziale Andriy Yermak.

Non poteva non sapere

Sebbene formalmente non penda su di lui alcuna accusa, Yermak rientra nelle indagini perché il giro di corruzione riguarda ministri e soggetti a lui vicini. Ha già annunciato che offrirà massima cooperazione agli inquirenti , ma ciò che di fatto gli viene contestato è che non poteva non sapere. Poco prima aveva affermato che trattandosi di “un caso piuttosto rumoroso, c’è bisogno di un’inchiesta oggettiva e indipendente scevra da influenze politiche”. Ora ha preferito rinunciare all’incarico di capo dell’ufficio presidenziale, che deteneva da ben cinque anni. Ammette lui stesso la pressione incredibile che stava subendo dal 10 novembre, quando il NABU ha comunicato di aver scoperchiato la cosiddetta “barriera”, il giro di mazzette milionarie del settore energetico.

I cittadini sono infuriati anche per questo: di tutte le “mangiatoie” statali proprio a questa il malaffare ha sottratto fondi vitali per le infrastrutture elettriche e di riscaldamento, danneggiate dall’artiglieria russa e cruciali nella stagione fredda appena iniziata. Yermak ha seguito l’esempio dei recenti dimissionari, il ministro dell’Energia e quello della Giustizia. Inoltre, alcuni dei suoi ex vice sono già sotto inchiesta o sotto processo per tangenti, peculato e riciclaggio. Ora i media riportano anche i casi di persone fuori dalla politica che si sono immensamente arricchite e che sono molto vicine a Yermak. Ad esempio il suo ex socio Artem Kolyubayev, produttore cinematografico che è riuscito a incrementare i suoi affari a livelli enormi grazie agli investimenti immobiliari e alla fabbricazione di droni. E forse grazie alle alte protezioni dello staff presidenziale, avendo ottenuto per la sua attività filmica nomine e finanziamenti statali.

Troppo potere

Yermak viene chiamato il “cardinale verde” per la tenuta di colore militare che indossa sempre, pure nelle visite ufficiali alle cancellerie straniere. Lo Wall Street Journal lo ha definito “mano destra” di Zelensky, mentre lo Washington Post ha detto che la sua autorità è quasi pari a quella del presidente stesso. L’Economist dice apertamente che a esercitare il potere in Ucraina non sono governo o parlamento, ma l’amministrazione presidenziale. E riferendosi al ruolo di incrollabile esecutore di tutti i desideri e i comandi del presidente, una frase rivelatrice dell’opinione degli alleati occidentali è questa: Yermak è il bottone principale su telecomando di Zelensky.

Appena la scorsa settimana il Kyiv Independent scriveva: Non eletto e privo di consenso popolare, il capo dello staff del presidente Volodymyr Zelensky ha accumulato un livello di potere che raramente si è visto nell’Ucraina moderna. Il giornale della capitale ha raccolto le testimonianze anonime di funzionari e diplomatici europei che in questi anni hanno avuto a che fare con Yermak e che oggi dicono: Dobbiamo trattare con lui, è l’uomo di Zelensky. Non abbiamo scelta. Inoltre insinuano che fosse proprio lui ad aver scatenato gli attacchi contro le agenzie anticorruzione NABU e SAPO, che in estate Zelensky aveva cercato di mettere sotto il proprio controllo.

Inviso a tutti

Yermak è stato produttore cinematografico, ma di formazione è giurista. Infatti lavorò in questa veste per Zelensky ed è in virtù dell’amicizia di lunga data con lui che ha effettuato la scalata ai palazzi del potere di Kiev. Dunque non per le sue competenze o per l’esperienza politica: forse è anche per questo che il 70% dei cittadini desiderava che abbandonasse l’incarico, secondo un sondaggio svolto prima degli ultimi scandali. Per non parlare ovviamente dei rappresentanti della società civile, dei deputati e di chi fa politica di professione, i quali non hanno mai gradito la sua regia – nemmeno troppo occulta – dietro i rimpasti ministeriali e le nomine ai vertici delle aziende di Stato.

Come nel settembre 2024, quando vi fu un’ondata di licenziamenti e di dimissioni “spontanee” che travolse il governo. Diversi ministeri di grande importanza cambiarono inquilino, dagli Esteri alla Giustizia, dall’Industria alle Risorse naturali, fino alla direzione della Ukrenergo, l’ente che opera la rete elettrica nazionale. A quanto pare, al loro posto Yermak fece insediare nomi la cui qualità principale era la fedeltà alla presidenza.

Un terremoto politico

Zelensky ha dichiarato che comincerà già oggi le consultazioni per trovare un sostituto da mettere a capo dello staff. Secondo una sua ex assistente, la giornalista Iuliia Mendel, Yermak potrebbe comunque rimanere il “burattinaio ombra”. La sua destituzione non sarebbe infatti un segnale di reale cambiamento, ma soltanto una “reazione disperata a una pressione insopportabile”. Zelensky semplicemente non sa a chi affidare il suo ufficio presidenziale perché non pensava che lo scandalo si sarebbe spinto così avanti. Per Politico si tratta invece di un vero e proprio “terremoto politico”, che l’opposizione sfrutterà per pretendere con insistenza ancora maggiore la formazione di un governo di unità nazionale, che chiedono dal 2022. L’ex vicepremier Ivanna Klympush-Tsintsadze dubita però che Zelensky possa davvero cambiare il suo stile di comando, che invece secondo lei andrebbe riportato nell’alveo costituzionale, mentre il Parlamento dovrebbe riguadagnare le sue prerogative.

 

 

Martin King
Martin King

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