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Mercenari d’Occidente contro i russi: si discute dell’illegalità dell’arruolamento, ma per ora l’Italia non si esprime

Sta aumentando il flusso dai Paesi europei di mercenari, altrimenti detti foreign fighters, che vanno a schierarsi a fianco dell’esercito ucraino contro quello russo. Il fenomeno dei volontari europei che migrano ad est inserendosi da una parte o dall’altra della barricata non è certo iniziato oggi, ma si verifica già da qualche anno nel territorio conteso del Donbass, in particolare nelle fila dei separatisti delle Repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Oggi, invece, molti si stanno arruolando sotto la giurisdizione di Kiev, anche perché la NATO non può e non vuole fornire direttamente i suoi uomini per sparare contro i russi poiché ciò rappresenterebbe una dichiarazione di guerra, la Terza guerra mondiale: insomma sarebbe l’inizio della fine. Ed ecco che per il momento l’Occidente è lieto di chiudere un occhio verso chi di sua sponte si presenta ai consolati ucraini per essere assoldato per andare a fermare “l’operazione speciale” che Mosca ha lanciato il 24 febbraio.

È stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nei primi momenti del conflitto, ad aver esortato gli europei a venire a Kiev come volontari, girando un video in cui invitava tutti coloro con “una qualche esperienza di combattimento” a venire in Ucraina “per difendere l’Europa”. Inoltre, lo stesso ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha annunciato via Twitter che le missioni diplomatiche nei vari Paesi europei avrebbero accolto la richiesta dei volontari per andare a comporre la Legione Internazionale di Difesa Territoriale dell’Ucraina al fine di difendere l’Ucraina e “l’ordine mondiale”. Gli appelli sembrano aver avuto un effetto immediato: secondo quanto affermato dalla portavoce dell’ambasciata ucraina in Francia Alexandra Prysiazhniuk, molti francesi hanno chiesto di poter essere mandati al fronte e Kiev ha organizzato un sistema di logistica che permette ai volontari di essere assegnati a determinate postazioni territoriali. Gli inviti di Zelensky e di altri membri del governo hanno anche stimolato il fenomeno di una particolarissima emigrazione di ritorno, in un Paese come l’Ucraina che negli ultimi anni ha perso milioni di cittadini scappati all’estero per lavorare – sia in Europa che in Russia – e che non effettua un censimento ufficiale dal 2001: stanno ritornando per combattere uomini di ogni età, sia emigranti veri e propri sia cittadini stranieri con radici ucraine. Ne parla The Guardian, che riferisce di alcune centinaia di britannici, oltre agli appartenenti alla diaspora ucraina in Canada e agli ucraini residenti nelle Repubbliche baltiche e in Georgia.

Tuttavia, per queste iniziative si delineano in modo evidente profili di illegalità; i mercenari comunque fanno troppo comodo a Bruxelles per procedere immediatamente a perseguire coloro che partono. Fra i Paesi membri della NATO e della UE, è la Croazia che si è espressa in maniera molto netta per definire lo status dei suoi mercenari: il primo ministro Andrej Plenković ha evidenziato come il suo governo non stia agevolando l’invio di volontari e come questi ultimi siano tenuti a pagarne le eventuali conseguenze giuridiche, probabilmente quelle stabilite nelle leggi che fissano le pene per coloro che si uniscono all’ISIS o ai gruppi radicali islamisti. Fra gli altri Paesi della NATO ad aver comunicato la loro opinione sulla vicenda, vi è la Macedonia del Nord (che non è ancora membro della UE, ma dovrebbe diventarlo nel 2025), le cui autorità hanno specificato che qualsiasi tentativo di partenza illegale da parte dei nostri cittadini verso l’area di crisi sarà trattato da articoli del codice penale che vietano la partecipazione a formazioni militari, paramilitari o para-poliziesche straniere. In Italia è reato andare a combattere per organizzazioni terroristiche, ma questo non è certamente il caso della Legione ucraina né tanto meno delle milizie dei separatisti filo-russi. E c’è parecchio spazio interpretativo per vedere la legge a seconda delle necessità politiche. Si potrebbe così intendere in vari modi l’articolo 288 del codice penale che prevede da quattro a quindici anni di reclusione per chi arruola o arma cittadini perché militino al servizio o a favore dello straniero. L’avvocato penalista Nicola Canestrini, però, dichiara con assoluta sicurezza l’illegalità del reclutamento in un esercito straniero senza la previa autorizzazione del governo italiano. Dice inoltre Canestrini, in passato professore di diritto internazionale dei conflitti armati e oggi referente italiano del Legal Experts Advisory Panel (LEAP), che commette reato sia chi parte per combattare in Ucraina sia chi si occupa di arruolare italiani senza il benestare di Roma. Forse è per questo motivo che il Consolato ucraino di Milano ha cancellato il post su Facebook in cui pubblicizzava il reclutamento dei “legionari”. E problemi gravi potrebbero alla fine sorgere per lo stesso esercito ucraino, che dato il momento concitato e il bisogno di forze fresche non sta selezionando con troppa attenzione i volontari: potrebbe così ritrovarsi al suo interno giovani desiderosi solamente di avventura o criminali e sadici a tutti gli effetti, per i quali la guerra è una straordinaria occasione di sfogo per i propri istinti: è questo il parere di alcuni analisti militari.

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