L’Uganda si dichiara dalla parte di Israele nel conflitto iraniano
Il capo delle Forze armate ugandesi Muhoozi Kainerugaba ha promesso aiuto a Israele qualora il conflitto con l’Iran si inasprisse. Ha affermato: Israele ha il diritto di esistere e gli attacchi contro di esso devono cessare. Su X ha spiegato che il suo Paese vorrebbe che le ostilità si fermassero subito. Anzi, è tutto il mondo ad essere stanco. Tuttavia, qualunque discorso sulla distruzione o sulla sconfitta di Israele ci trascinerà in guerra al fianco di Israele.
Il generale Kainerugaba è, fra l’altro, il figlio del presidente Yoweri Museveni, in carica dal 1986. A febbraio ha annunciato che verrà eretta una statua dedicata al fratello del premier israeliano Netanyahu. Si tratta del colonnello Yonatan “Yoni” Netanyahu, che nel 1976 si distinse proprio in Uganda in un’azione che ridefinì le moderne strategie antiterrorismo. Con le sue forze speciali d’élite intervenne nell’aeroporto di Entebbe per liberare un centinaio di ostaggi di un volo dirottato dai membri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e del gruppo tedesco di estrema sinistra Revolutionäre Zellen. L’operazione ebbe successo, ma Yoni morì.
Se per alcuni politici europei e americani le parole del generale ugandese sono solo retorica da social, altri analisti notano invece come stia avvenendo un riallineamento all’interno del Sud Globale. Israele ha smesso di affidarsi esclusivamente ai tradizionali alleati occidentali, ma ha esteso i suoi legami fra i Paesi africani e non musulmani. E oggi persino alcuni Paesi arabi mostrano più simpatia per Tel Aviv che per Teheran. L’Uganda, poi, offre delle grosse possibilità di condivisione di intelligence e di logistica in vari domini nell’area subsahariana.

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