Samoa, le ostilità nel Golfo Persico si riflettono sull’economia del Pacifico
L’impatto della crisi energetica in Oceania è stato uno dei temi al centro del vertice fra il premier samoano e quello neozelandese. I due hanno pure chiarito la questione del titolo onorifico assegnato a quest’ultimo, oggetto di una forte polemica a Wellington.
La crisi energetica
Entrambi convengono sulla necessità di mettere fine al più presto alle ostilità nel Golfo Persico. Le conseguenze economiche stanno infatti peggiorando di giorno in giorno, riflettendosi anche su uno dei capisaldi di Samoa, il turismo. L’impennata dei prezzi riguarda infatti i voli aerei per raggiungere le isole e scoraggia i turisti, i quali foraggiano un quarto del PIL nazionale. Per il primo ministro samoano Laaulialemalietoa Leuatea Polataivao Schmidt la priorità impellente è di assicurare all’arcipelago una quantità sufficiente di carburante per il fabbisogno nazionale.
Il modo per contenere il problema dell’approvvigionamento di combustibile è di cooperare e di scambiarsi informazioni con la Nuova Zelanda, il cui premier Christopher Luxon ha elogiato il sistema samoano di ricezione e di gestione delle risorse energetiche. Samoa compra energia da Singapore e da altri partner internazionali, ma “non sappiamo cosa potrebbe accadere se il conflitto proseguisse”, spiega Luxon. Le nazioni del Pacifico dipendono quasi esclusivamente dall’import e se la catena di distribuzione viene interrotta dalla guerra o i costi schizzano alle stelle, si rischia un deficit energetico e la corsa agli acquisti da panico. Samoa in particolare ha un consumo che per due terzi si basa sul diesel di importazione.
La polemica sul titolo onorifico
Si è inoltre consumata una polemica sui rapporti storici e attuali fra Samoa e Nuova Zelanda. La questione è sorta dalla richiesta che Luxon avrebbe fatto per ottenere dalle autorità dell’arcipelago un importante matai o titolo onorifico. Non sarebbe il primo capo di governo di Wellington a ricevere il Tuisinavemaulumoto’otua, ma i samoani ritengono che tale carica venga concessa troppo spesso agli stranieri. Essa implica infatti la promessa di servire la comunità locale, cosa che i leader di altri Paesi evidentemente non possono fare. Il premier Schimdt ha detto di averla promessa a Luxon, poi ha negato di averlo fatto allo scopo di aver in cambio l’allentamento del regime di visti per l’ingresso in Nuova Zelanda, un’altra questione su cui i politici del Pacifico ultimamente stanno discutendo molto.

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