Zelensky insiste a parlare di armi nucleari per l’Ucraina
Zelensky è tornato a parlare di armi nucleari per l’Ucraina, che dovrebbero essere trasferite dagli alleati occidentali come parte delle garanzie di sicurezza postbelliche.
Armi nucleari, e perché no?!
La scorsa settimana il presidente ucraino ha concesso interviste ad alcuni media occidentali e ha elargito opinioni a tutto campo sulla situazione. Anzitutto ha ripetuto il lamento che lo caratterizza da un mese: l’Iran ha rubato all’Ucraina le attenzioni dell’opinione pubblica. Occorre ridare a Kiev il peso che merita. In pratica, non smettete di darci soldi e armi solo perché servono alle operazioni nel Golfo Persico, per favore… Anzi, dateci anche le armi nucleari! Sì, Zelensky è tornato su un concetto già espresso in passato: l’Ucraina dovrebbe possedere questi armamenti come parte delle garanzie “di acciaio” che gli alleati euroamericani devono dare per assicurare la pace. Infatti ha ormai capito che non vogliono fare di Kiev un membro della NATO, perché il famoso Articolo 5 si rivelerebbe un suicidio per il continente. E allora che dicano finalmente quale meccanismo intendono allestire per sostituire la difesa collettiva che offre il Patto Atlantico. Niente più vaghe formule politiche o promesse irrealizzabili! Stavolta Zelensky vuole i missili a testata atomica. Anche perché sempre più spesso sente dire che contro la Russia nessuno ce la può fare proprio perché è una potenza nucleare. Ma a nessuno è venuto in mente di rendere tale anche l’Ucraina, fa notare lui. Sarebbe ora di parlarne concretamente, dice. E in questo modo cerca di fare pressione sugli alleati, troppo distratti dagli eventi mediorientali.
Non gli piace l’idea americana
Zelensky sta alzando i toni in attesa che i negoziati trilaterali con USA e Russia ricomincino. Ammesso che effettivamente riprendano nel medesimo formato. Intanto cerca di farsi promettere delle garanzie postbelliche come vuole lui, ma per il momento non vi è riuscito. Anzi, gli americani hanno avanzato una proposta che non gli piace affatto e gliela stanno quasi imponendo. Si tratta del ritiro delle truppe ucraine dal Donbass come premessa indispensabile per un accordo di pace e per le future garanzie di sicurezza. Il presidente ucraino rilancia spiegando una mossa del genere farebbe crollare l’architettura di sicurezza non soltanto del suo Paese, ma di tutto il continente. Lo dice chiaramente: il Donbass è la nostra linea difensiva, che abbiamo edificato nel corso di anni. Abbandonarla significa lasciare spazio aperto alla successiva penetrazione russa. Zelensky non vuole scambiare quella che è una garanzia difensiva concreta e visibile con le promesse occidentali indefinite e di ambigua applicazione. E d’ora poi non vorrà più parlare pubblicamente di come apparirà secondo lui la vittoria dell’Ucraina, che invece negli anni scorsi proclamava sicuro e con dovizia di particolari. Per lui la cosa importante ora è conservare sovranità, indipendenza e libertà di scelta. Purtroppo però, dice, la questione mediorientale ha avuto un “impatto” su Trump, il quale “sfortunatamente ha scelto ancora la strategia di fare più pressione sulla controparte ucraina”.
Garanzie ancora vaghe
Il problema, asserisce Zelensky, è che ancora nessuno gli ha spiegato con esattezza chi aiuterà l’Ucraina ad acquistare gli armamenti per rafforzarsi in maniera adeguata alla deterrenza contro Mosca e come gli alleati interverrebbero in suo aiuto nel caso di un’altra aggressione russa. Eppure, dice a gennaio il documento sulle garanzie di sicurezza era “pronto al 100%” per essere firmato da Kiev e da Washington, mentre oggi c’è ancora molto lavoro da fare. Per lui l’unica maniera di concludere le trattative in modo soddisfacente sarebbe un vertice a tre con Trump e Putin. Poi non ha mancato di ringraziare la Casa Bianca per aver mantenuto l’assistenza militare, specialmente coi missili antiaerei Patriot, nonostante le esigenze imposte dalla guerra nel Golfo Persico. Però, aggiunge, i Patriot per noi sono troppo pochi, non ci bastano!
Non è la prima volta
Non è la prima volta che chiede o lascia intendere di volere le armi nucleari. Lo aveva già fatto a ottobre 2024, quando affermò che per garantire la propria esistenza l’Ucraina aveva bisogno o di diventare membro NATO oppure di ottenere le armi nucleari, specificando comunque che lui preferiva l’adesione all’Alleanza Atlantica. In seguito il suo ufficio presidenziale chiarì che Kiev non aveva alcun progetto di costruire dei propri ordigni atomici e che né la Francia né il Regno Unito avevano offerto a Kiev i componenti per un lavoro del genere. Lo scorso anno era tornato sul tema, chiedendosi come si difenderebbe il Paese se il processo di adesione alla NATO dovesse protrarsi per anni o per decenni. La sua risposta è stata: dateci le armi nucleari.
Mosca preoccupata per l’Europa
La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato che sarebbe proprio l’Europa la prima vittima del “ricatto nucleare” di Zelensky. Il problema è che il presidente ucraino non pretende soltanto soldi e armi, ma si metterebbe pure a dettare agli alleati le condizioni per mantenere in piedi il suo regime. A febbraio Mosca si era mostrata seriamente preoccupata per questa tendenza di Kiev a chiedere armamenti sempre più pericolosi. Già nel 2022 infatti Zelensky parlava della necessità per l’Ucraina di possedere armi nucleari. Ciò provocherebbero rischi gravissimi non solo per la Russia, spiega il Cremlino, ma per la stabilità internazionale.

52 anni, padre di tre figli. E’ massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.


