Orban incassa l’approvazione dei leader europei anche per il veto al mega-prestito

Orban incassa l’approvazione dei leader europei anche per il veto al mega-prestito

26 Marzo 2026 0

La leader della destra francese Marine Le Pen si è congratulata col premier ungherese Orbán per il blocco al prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Lo ha definito un “leader eccezionale” e insieme ad altri politici europei si è recata a Budapest per sostenerlo nella campagna elettorale per le parlamentari del 12 aprile.

Una buona decisione

Secondo la Le Pen, il veto ungherese è “una buona decisione” che andrebbe presa anche da altri governi europei. Parigi stessa, spiega, non può più permettersi finanziariamente di sostenere lo sforzo bellico ucraino. Il deficit del bilancio francese è troppo elevato per impegnarsi in prestiti miliardari a un Paese devastato che non potrà restituire alcunché. Occorre usare il buon senso, dice, e tenere i soldi per i cittadini francesi. E poi ancora elogi alla politica portata avanti da Orbán nei confronti dell’Unione Europea: un “visionario” e un “pioniere” che ha reso l’Ungheria un simbolo per i cittadini orgogliosi che resistono contro l’oppressione di Bruxelles.

Il raduno dei Patrioti

Lunedì si sono incontrati a Budapest i leader del gruppo europarlamentare dei Patrioti per l’Europa. Hanno voluto esprimere il supporto elettorale al partito di governo Fidesz in vista della tornata di aprile. Fra gli altri, spiccano i nomi del leader olandese Geert Wilders, di quello belga Tom Van Grieken, dello spagnolo Santiago Abascal e del portoghese André Ventura, e pure di Matteo Salvini. Con questo raduno, Orbán mostra chiaramente all’Unione Europea e agli europeisti di non essere affatto isolato, come invece il media mainstream vorrebbero far credere. Wilders lo ha definito “un leone in un continente guidato da pecore” capace di far vedere “cosa significhi tenere la testa alta”. Il dovere di un leader nazionale, spiega, si sostanzia nei doveri verso il proprio popolo, non verso “un’élite distante e certamente non eletta come i burocrati di Bruxelles”, spiega Wilders.

Ed è proprio per questo motivo che la Commissione Europea vorrebbe che Orbàn perdesse le elezioni e che salisse al posto suo un altro premier, obbediente ai desiderata di Bruxelles e che non metta l’Ungheria al primo posto. Sulla medesima linea si è espresso anche Salvini, che ha sottolineato i meriti di Orbàn quanto ad autodeterminazione nazionale, difesa dei confini dall’immigrazione incontrollata, mantenimento dell’identità cristiana.

Il rapporto con la Polonia

A rappresentare la Polonia non c’era soltanto l’ex premier Mateusz Morawiecki. Anche se per una visita a parte, a Budapest si è recato il presidente polacco Karol Nawrocki, che appena tre mesi fa aveva cancellato un vertice bilaterale con Orbán in segno di disappunto per la visita di quest’ultimo al Cremlino. La vicinanza verso le posizioni di Mosca li divide, ma stavolta Nawrocki ha voluto sottolineare quanto invece unisca il suo Paese all’Ungheria. Si tratta di una “fratellanza secolare”, di “eroi nazionali comuni” e dell’impegno condiviso nella lotta contro l’oppressore, che in passato fu l’Unione Sovietica.

Varsavia si è tenuta lontana da Budapest negli ultimi anni per motivi di politica estera, ma oggi il presidente cerca di rinnovare la collaborazione e di ripristinarla adeguatamente qualora il prossimo anno il partito PiS di Morawiecki ritorni al governo. E non va sottovalutata la componente della “spinta” americana. Appena un giorno prima della visita di Nawrocki, Trump ha infatti espresso il suo “pieno sostegno” a Orbán. E come si sa, sotto molti aspetti – primo fra tutti quello militare – la Polonia risponde politicamente a Washington.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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