L’Europa non ha né abbastanza tempo né volontà per riarmare l’Ucraina
Secondo le opinioni qualificate raccolte dal New York Times manca il tempo e manca la volontà all’Europa per armare l’Ucraina come pensa di fare. Manca soprattutto la capacità industriale. Il riarmo pesante è teoricamente fattibile, ma solamente nel medio o nel lungo periodo. Tuttavia il conflitto non sta andando affatto bene per Kiev, che dunque ha bisogno già oggi, anzi ieri, di tutte quelle armi che i suoi alleati europei promettono di fornirle.
La coalizione dei volenterosi
Entrando alla Casa Bianca, Trump aveva promesso di ritirare gli aiuti americani all’Ucraina, facendo preoccupare i governi europei del fatto che non sarebbero stati in condizione di fornire a Kiev le armi necessarie. Forse avevano ragione a preoccuparsi. La “coalizione dei volenterosi” sta facendo fatica a racimolare in tempo quanto serve da usare sul campo di battaglia. E intanto il presidente americano ha precisato che l’Europa deve occuparsi di più essa stessa della sicurezza dell’Ucraina e pure della sua. È questa una delle ragioni per cui il parlamento di Kiev ha approvato a schiacciante maggioranza la ratifica dell’accordo con cui viene data agli USA una quota degli introiti derivanti dalle risorse naturali nazionali, minerali compresi. Sebbene non tratti esplicitamente di garanzie di sicurezza, il patto lascia aperta la possibilità di nuove forniture di armi americane e di ulteriore assistenza militare.
Le armi di Biden finiranno entro l’estate
Il vicecapo della Commissione parlamentare ucraina per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence Yehor Cherniev dice che questo accordo dà loro speranza. In un’intervista fatta poco dopo la votazione ha spiegato che le forze ucraine sono a corto di missili a lungo raggio, di artiglieria e soprattutto di sistemi di contraerea, che sono fatti in gran parte negli Stati Uniti, come riferisce il Kiel Institute for the World Economy. Gli aiuti militari forniti dall’amministrazione Biden termineranno entro l’estate e Trump non sembra volerli rinnovare. Dopo aver incontrato Zelensky a Roma poco tempo fa, Trump ha detto che Zelensky chiede armi da tre anni, dice di averne sempre bisogno. In realtà, l’amministrazione attuale ha consentito a Kiev di acquistare una certa quantità di armamenti a basso prezzo direttamente dai fabbricanti americani, ma non tramite l’assistenza governativa di Washington.
Ci vuole tempo
Dal 2022, gli alleati europei hanno dato in totale circa la metà dei 130 miliardi di dollari di aiuti bellici all’Ucraina. L’altra metà viene dagli USA. Venerdì scorso, un funzionario del Congresso ha affermato che Washington ha approvato un trasferimento dalla Germania di 125 missili a lungo raggio e di 100 sistemi di difesa antiaerea Patriot. Sono armi di cui gli ucraini hanno disperatamente bisogno e sono tutte made in USA. Non possono essere esportate senza l’assenso del governo. I leader e gli investitori europei appaiono desiderosi di immettere ancora più fondi nella produzione bellica, ma gli esperti e i capitani di industria prevedono una decina d’anni per andare a pieno regime. Cherniev dice sconsolato che l’Europa sta provando a sostituirsi nell’assistenza di oltreoceano, senza averne però le capacità. Passa del tempo fra il momento in cui la decisione viene presa e quello in cui arrivano davvero gli aiuti, conclude.
Un doppio problema
Sebbene Trump ultimamente paia essersi avvicinato all’Ucraina, addirittura minacciando sanzioni alla Russia qualora Mosca rifiuti una tregua prolungata, il suo disdegno verso gli 80 anni di protezione americana sull’Europa sta spingendo i Paesi del Vecchio Continente a ripensare la struttura della propria sicurezza. Gli alleati europei temono che Washington ritiri la deterrenza anti-russa, come le truppe americane e l’ombrello nucleare. Ma concentrarsi sulla propria sicurezza implica diminuire quella di Kiev. Matthew Savill, responsabile di scienze militari presso il Royal United Services Institute, illustra questo doppio problema che consiste nel riarmarsi e nell’armare l’Ucraina senza avere la capacità industriale di fare entrambe le cose. Sostiene quindi che l’Europa potrà provvedere a quanto davano gli USA solo a medio e a lungo termine, se ne avrà la volontà: ma non sono sicuro che l’avrà, dice. Ed esclude che possa farlo nel breve periodo.
Dall’Europa arriva qualcosa
Gli armamenti non sono solamente una questione di vita o di morte per i soldati ucraini. Senza un’adeguata assistenza, Kiev sarà costretta a indietreggiare e potrà perdere altri territori. L’accordo sul cessate-il-fuoco che Trump sta cercando di mediare fermerebbe il conflitto nel punto in cui si trova. Così la Russia terrebbe tutto il territorio che sarà riuscita nel frattempo a conquistare. Le armi comunque continueranno di sicuro ad arrivare dall’Europa anche senza gli USA. La Germania ad esempio ha di recente inviato più di 60 veicoli corazzati resistenti alle mine, 50mila munizioni da artiglieria e da difesa antiaerea, compresi i razzi intercettori IRIS-T che possono abbattere i missili da crociera. Intanto sono stati consegnati anche droni britannici e norvegesi, parte del pacchetto da 600 milioni annunciato il mese scorso. L’Estonia infine sta mandando 10mila proiettili.
Servono investimenti per miliardi di euro
C’è un “ma”. Gran parte delle armi promesse il mese scorso dagli alleati europei presso il quartier generale della NATO sono in realtà costituite da commesse di produzione o di acquisto di armamenti. Dunque è qualcosa di futuro, non di immediato. Intanto l’Ucraina avrà bisogno così di altro materiale americano e l’Europa darà un sostengo finanziario all’industria bellica di Kiev. Cherniev dice che nel Paese vi sono 800 aziende per la produzione di armi e stima che potranno fabbricarne un quantitativo del valore di 35 miliardi di dollari nei prossimi anni. Tuttavia, per farlo necessitano di almeno 14 miliardi di investimenti da parte degli alleati. Sabato scorso la Danimarca ha dichiarato che a questo scopo manderà circa 930 milioni di dollari dei patrimoni russi congelati per conto del fondo UE.
Razionamenti e risparmi
Per risparmiare sul consumo di munizioni, l’Ucraina sta sfornando milioni di droni, anche quelli “kamikaze” a basso prezzo, dice Savill. Allo stesso modo, un funzionario dell’intelligence occidentale che sta osservando da vicino gli sviluppi del conflitto spiega che le forze ucraine hanno fatto miglioramenti nel razionare i propri missili Patriot usandone di meno per intercettare minacce più piccole. Savill dice che vorrebbero più missili da crociera e più missili balistici, oltre a una serie di altre armi, ma per adesso devono in qualche modo riempire questo vuoto.

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