Un G7 fiacco e modesto e Zelensky con le pive nel sacco

Un G7 fiacco e modesto e Zelensky con le pive nel sacco

18 Giugno 2026 0

Il G7 di quest’anno a Évian-les-Bains in Francia ha ufficialmente come tema portante la riduzione degli squilibri nell’economia mondiale. In realtà vi sono altre istanze più o meno collegate che vengono trattate dai sette “grandi” fra di loro e insieme agli invitati. Export cinese, crisi iraniana, esigenze ucraine, virus africani e altro ancora: troppe cose e troppo difficili da risolvere tutte contemporaneamente. Per dirsi soddisfatti, ai leader riuniti basterebbe dimostrare al mondo di saper collaborare come una volta. In effetti un piccolo risultato l’hanno già ottenuto: si è registrato un leggero allineamento euroatlantico su Iran e Ucraina. Ma si attende la prova dei fatti.

Obiettivi modesti

La contingenza internazionale è una delle più sfavorevoli per fare da sfondo al summit. Pure a livello nazionale manca l’appoggio che servirebbe ad allestire un G7 prestigioso come un tempo. Si pensi ad esempio alla fragile posizione politica del primo ministro britannico Starmer, sconfitto alle elezioni locali e da mesi sull’orlo delle dimissioni, con proteste di piazza che non smettono e le opposizioni che premono. Un rappresentante britannico (rimasto anonimo) ha rivelato a Politico che le attese di Londra per questo G7 sono “molto basse”. Basterebbe evitare dissapori clamorosi fra i leader o una scenata di Trump e magari riuscire a vergare un documento congiunto che contenga linee generali di condotta.

Dalla Casa Bianca fanno sapere che vorrebbero almeno l’apertura di una linea di dialogo e che i leader riconoscano di avere “interessi reciproci e condivisi”. A seguito del primo incontro, il cancelliere tedesco Merz in conferenza stampa ha definito “un vero successo” il fatto che Trump abbia adottato un linguaggio comune sulle sfide più importanti, qualcosa di inedito per il presidente americano. Dunque le cose stanno andando abbastanza bene, ma non è ancora finita.

Dubbi sulla tenuta del consenso

L’allineamento euroatlantico che si è verificato sembra transitorio come una congiunzione astrale. Che sia avvenuto è qualcosa di notevole, ma se non avrà risultati concreti, non servirà a nulla. E le premesse non sono buone, poiché esso deriva da un accordo quadro di cui gli europei fondamentalmente dubitano. E che temono non duri abbastanza a lungo per tenere spalancata la finestra di opportunità negoziali sull’Ucraina. L’Europa ha paura che Washington sprechi le occasioni che stanno sorgendo da questo G7. La domanda non è se vi saranno altre spaccature fra i due lati dell’Atlantico, ma quanto rapidamente emergeranno, scrive il Council on Foreign Relations.

La proposta europea è di mantenere alta la pressione sanzionatoria sull’economia di Mosca cercando al tempo stesso un canale di dialogo col Cremlino grazie ai Paesi “E3” (Francia, Germania e Regno Unito). Gli USA non sembrano contrari a sanzionare ancora il petrolio russo, ma gli europei sanno che Washington potrebbe cambiare idea a seconda degli esiti della crisi iraniana. Per adesso comunque può bastare il cambio di atteggiamento di Trump, che è passato dal minacciare morte e distruzione su Teheran all’annunciare un prossimo accordo di pace con l’Iran.

Niente Patriot, solo promesse

Chiudendo in qualche modo la questione iraniana, Trump dice che ora si dedicherà nuovamente all’Ucraina. Questa notizia non è stata accolta con giubilo dagli alleati europei, che dagli inviati speciali americani Witkoff e Kushner si aspettano più danni che benefici. Le cose per Kiev potrebbe mettersi al meglio, se solo si riuscisse a darle ciò che serve per difendersi e contrattaccare. Gli ucraini parlano di progressi sul campo (scordandosi convenientemente di citare la probabile perdita di un’altra città-roccaforte nel Donbass), ma lamentano anche l’impellente necessità di sistemi di difesa antiaerea e di protezione delle rete elettrica. Tuttavia c’è una carenza globale di Patriot e di soldi a Kiev l’Europa ne sta già dando parecchi: insomma, più di così non l’Occidente non può fare.

Lo stesso Zelensky ha fatto una capatina al G7, ma Maria Snegovaya del Center for Strategic and International Studies si dice “scettica” sulle effettive chance del presidente ucraino di ottenere qualcosa di reale e di significativo. Almeno si è “discusso in profondità” con lui sui problemi e si sono “individuati punti importanti di accordo”, ha detto Macron al termine della giornata. Niente male, eh! Ci si impegna così per “accelerare” la fornitura di difese aeree e di “dare ulteriore supporto” per le infrastrutture energetiche, oltre a “rafforzare le sanzioni”. Insomma, per adesso che Zelensky si faccia bastare questi tre impegni, senza altri dettagli e senza nulla di più.

Martin King
Martin King

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