I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

L’autunno europeo in forma slovena: Recovery, Afghanistan e ambiente. Intervista al MEP Milan Brglez

La cronaca di questi giorni estivi porta lo sguardo degli europei ai prossimi mesi: Recovery Plan, Afghanistan, Talebani, ambiente e sviluppo economico. Tutto questo dovrà essere tenuto in conto dal Primo Ministro Sloveno Janez Janša, titolare dell’attuale presidenza del Consiglio. Diverse tensioni, però, hanno accompagnato l’inizio del semestre europeo. Nelle strategie prospettate, la presidenza slovena mira a facilitare la ripresa dell’UE e a rafforzarne la resilienza. Partendo dal piano economico, il grande dubbio riguarda l’attuazione, senza troppi ostacoli, dei vari piani di ripresa, dai progetti alle riforme: “Dipende dagli Stati membri e anche dalla capacità di attuare rapidamente i loro piani una volta approvati dalla Commissione, e questa è probabilmente la cosa più importante. L’altra considerazione è la questione della trasparenza e anche del controllo democratico in questa fase di attuazione, che penso sia fondamentale”. Così il MEP Milan Brglez, del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. “Non è solo una discussione sui criteri economici applicati, ma dobbiamo anche garantire che l’attuazione sia in linea con gli obiettivi dei criteri non economici integrati nello strumento di resilienza e recupero. Nel processo di creazione di questa struttura il Parlamento europeo ha spinto per uno strumento più ambizioso perché la pandemia ha mostrato l’assoluta necessità di procedere verso la transizione digitale e verso l’unione sociale. In particolare quest’ultima è problematica e penso che queste azioni e questi obiettivi non siano in contraddizione con la ripresa economica. Personalmente sono soprattutto deluso dall’assenza di obiettivi sociali nella condizionalità in questo impianto perché le conseguenze sociali della pandemia sono in corso. Dobbiamo affrontarle insieme”.

Infografica – La biografia del MEP Milan Brglez

La maggior parte della Conferenza sul futuro dell’Europa avrà luogo durante questo semestre, e uno dei progetti più ambiziosi della Slovenia è quello di rafforzare e lanciare definitivamente l’Unione Europea della Salute. Pensa che il COFOE possa essere lo strumento migliore per la realizzazione di questo piano?

“La conferenza è una piattaforma per un ampio e inclusivo dibattito sulle posizioni per il futuro e naturalmente riguarda le persone e molti argomenti chiave. È un’opportunità per ottenere input dai cittadini e dalle parti interessate, esperti e organizzazioni. Ma ci vuole tempo per i cambiamenti istituzionali. Non è sufficiente aspettare i risultati della Conferenza, ma dobbiamo iniziare a lavorare passo dopo passo anche all’interno del quadro giuridico e istituzionale esistente. Sicuramente abbiamo bisogno di piccoli passi verso progetti sanitari e sociali all’interno del quadro esistente, ma il coordinamento è a volte un problema. Vorrei ricordarvi che non siamo ancora in grado di adottare una nuova legislazione sul coordinamento dei sistemi sociali – molto tecnico ma molto importante – . Se saremo in grado di risolvere queste cose, allora vedrò il senso nell’andare nella direzione di un’unione europea sanitaria. Spero che la COFOE sia un vero strumento di inclusione e partecipazione reale delle persone, mostrando la legittimità del progetto europeo. Una grande opportunità”.

Il Primo Ministro Janez Janša è considerato molto vicino al Primo Ministro ungherese Viktor Orban: il tema dello stato di diritto rischia di infiammare il semestre di presidenza UE?

“Prima di tutto, la Presidenza slovena deve affrontare problemi relativi al rispetto dei diritti e dei valori fondamentali dell’UE. Devo esprimere il mio rammarico per i passi e la diversa direzione, a livello interno e comunitario, dell’attuale governo e in particolare del Primo Ministro Janša. La Presidenza del semestre europeo, a mio avviso, è un progetto troppo importante perché un intero Stato possa lasciarvi un segno oscuro. È assolutamente assurdo sostenere opinioni populiste e di estrema destra. Vi sono stati pronunciamenti sul rispetto dei diritti fondamentali a livello dell’UE, all’interno della politica e delle istituzioni europee e anche un rifiuto della Corte di Giustizia Europea.  Quest’ultima è probabilmente la più importante”.

– Secondo lei, quando saranno nominati i delegati nazionali della Slovenia presso la Procura europea (EPPO)?

“Credo che questo sia interamente nelle mani del Governo e nella volontà del Primo Ministro. Posso solo sperare che prima o poi accada”.

– Come vede il futuro europeo, tra cambiamento climatico e Green Deal europeo? Le misure stabilite sono adeguate o danneggeranno interi settori produttivi (come l’industria automobilistica)?

“Transizione verde contro stagnazione economica è un falso dilemma. I disastri naturali causati dal cambiamento climatico dimostrano che non possiamo vivere, produrre e continuare in questo modo, pagando le conseguenze di generazioni di comportamenti sconsiderati e lo scotto di una continua crescita economica. Dobbiamo fare in modo che il prezzo della transizione verde non sia sproporzionato e dobbiamo sostenere i settori e i lavoratori che dovranno intraprendere le maggiori trasformazioni. Dobbiamo trasformare questa sfida in opportunità. La storia è piena di esempi su come questi cambiamenti radicali (in particolare i progressi tecnologici) possano portare al progresso, a posti di lavoro di maggiore qualità e a condizioni di lavoro più sicure. Direi che abbiamo davvero bisogno di cambiare il nostro stile di vita. Se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta dobbiamo progredire e cambiare ciò che facciamo come civiltà. Questa è la questione principale. Siamo fortunati ad avere qualcosa in comune come l’Unione Europea: in qualche modo siamo in grado di affrontare queste sfide, ma abbiamo bisogno di una cooperazione planetaria”.

– Il Primo Ministro sloveno Jansa ha detto che non solo il suo Paese ma anche l’UE nel suo insieme non aprirà corridoi umanitari per i rifugiati afgani. Il Presidente Sassoli ha risposto molto duramente. Cosa pensa della situazione afgana e del ruolo dell’UE?

“Prima di tutto credo fortemente che si debbano aiutare coloro che sono nel bisogno e che si trovano in qualche modo in quella situazione a causa della nostra presenza lì o a causa del nostro intervento. È un dovere morale. Ma si tratta anche di un nostro obbligo a sostegno delle regole internazionali. Il problema della precedente crisi migratoria era che non c’erano rotte sicure. Ora, in primo luogo, dobbiamo disporre rotte sicure e poi dobbiamo decidere cosa fare per coloro che sono rifugiati.  Non possiamo rimandare indietro gli afghani che sono in grado di raggiungerci. Sono totalmente dalla parte di Sassoli. Il Primo Ministro deve discutere con gli altri rappresentanti e difendere una posizione comune – o cercare di trovarne una – e non imporre la posizione di una minoranza. In questa fase dobbiamo far uscire la gente dall’Afghanistan, le donne in particolare.  Dobbiamo aiutare le persone: questa è la civiltà europea”.

Nato a Torino il 13 Settembre 1991. Dopo la Laurea in Giurisprudenza all'Università di Torino, consegue il Master in Cooperazione e Diritto Internazionale alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Consulente di progetto e studioso di tematiche europee, collabora con team d'innovazione sociale ed è il fondatore di un'associazione giovanile torinese che prova a immaginare il futuro della città.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password