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Cosa c’è dietro alla crescente opposizione ad Abdel Hamid Al-Dabaiba?

Seguendo la scena libica, abbiamo imparato che nelle scelte dei politici libici spesso c’è poco di patriottismo o amore per il popolo libico. Bensì altri fattori influiscono maggiormente sulle decisioni di leader politici e militari: potere, denaro e interferenze straniere. 

In una intervista al canale satellitare “Al-Hadath” mercoledì sera, Aguila Saleh, presidente del Parlamento libico, ha dichiarato che la Camera dei Rappresentanti (HoR) sarebbe pronta a ritirare la fiducia al governo transitorio di unità nazionale guidato dal Primo Ministro Abdel Hamid al-Dabaiba se non parteciperà alla sessione di interrogatori, in programma per il prossimo 30 agosto. Aguila Saleh ha avvertito Al-Dabaiba che se non si presenterà in aula, “è arrogante e non rispetta la Camera dei Rappresentanti”.

Secondo il capo dell’HoR, considerato da molti una pedina dell’Egitto, l’esecutivo di Al-Dabaiba ha fallito nella sua missione di unificare le istituzioni e procedere con la riconciliazione nazionale, e lo ha accusato di aver presentato un budget che concede più risorse ai gruppi armati, rispetto ai fondi stanziati per l’esercito. “Entro dieci giorni, il governo deve presentarsi al Parlamento per essere interrogato“, ha ribadito Aguila Salah, aggiungendo che per quanto concerne la norma costituzionale per le elezioni, la dichiarazione costituzionale prevede che l’HoR determini il meccanismo per l’elezione del presidente. “La legge elettorale è stata redatta ed è in corso di revisione linguistica prima di essere sottoposta alla firma del Presidente“. Rispondendo a una domanda sulla possibilità di una sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali, ha rivelato di non aver deciso di candidarsi finora, indicando tuttavia, di poter cambiare idea se le élite libiche dovessero ritenere che la sua corsa alla carica di Capo dello Stato sia nell’interesse del Paese.

Per Aguila Saleh, l’esecutivo di Al-Dabaiba non è riuscito a unificare le istituzioni ea fornire ai cittadini i bisogni primari come cibo, medicine, elettricità, riconciliazione nazionale ea prepararsi alle elezioni. Una accusa rigettata al mittente dal Primo Ministro, che visto la sua proposta di bilancio 2021 rigettata per ben tre volte. La Camera dei Rappresentanti, dunque, deciderà la sopravvivenza o meno dell’esecutivo dopo aver ascoltato il Primo Ministro. “La Camera dei rappresentanti ha dato fiducia ad Abdel Hamid al-Dabaiba come primo ministro, non come ministro della Difesa“, ha indicato Aguila Salah, osservando che il Comandante supremo dell’esercito è il Consiglio presidenziale e, poiché l’esercito è diviso, l’unico organismo a unirlo è il Comitato militare congiunto 5 + 5 (JMC 5 + 5).

Nei giorni scorsi, parlando ai media locali, il generale di divisione Al Fituri Greibel, membro del comitato 5+5, aveva avvertito che se il Consiglio Presidenziale e la camera delle operazioni congiunte vedono un difetto nel lavoro del Comitato, possono congelarlo o cambiarne la sede in modo di ripristinare la fiducia nei suoi risultati che garantiscono l’unità del Paese e l’espulsione dei mercenari dal territorio libico. L’ufficiale aveva sottolineato che il JMC 5+5 stava lavorando in condizioni molto difficili con partiti che minacciano di dividersi e altri di chiudere petrolio ed acqua. La risposta è arrivata sulla crescente ondata di polemiche tra i gruppi armati della regione occidentale, compreso il comandante Osama al-Juwaily che aveva condannato le recenti raccomandazioni del Comitato che suggeriva l’uscita di tutte le forze straniere, oltre a chiedere di nominare un ministro della Difesa, nonché di chiarire l’affiliazione (se al Ministero dell’Interno o della Difesa) e le modalità di finanziamento di eterogenei gruppi armati che comprendevano tra gli altri la Stability Support, la Public Security, e la coalizione Misurata Joint Forces.

Ciò ha creato parecchi malumori tra i gruppi armati fuori dal controllo statale, che vedono ancora una volta a rischio la loro sopravvivenza. Dai primi di agosto avevamo già assistito in una larga mobilitazione nella regione occidentale – su cui è calato il silenzio sui media complice agosto e la cronaca da Kabul – arrivando a nuove scaramucce tra le varie fazioni che si erano precedentemente coalizzate contro Haftar. Non solo, alcuni gruppi armati affiliati alla Stability Support Force sotto il comando di Abdul Ghani al Kikli, già noto come milizia Gnewa, ha fatto irruzione mercoledì negli uffici del Ministero dell’Interno, prelevando con la forza il Direttore della Sicurezza. Sebbene il motivo di questo rapimento o arresto, a seconda di quanto consideriate Gnewa una forza di sicurezza o una milizia, arriva dopo una notizia inaspettata fino a poco tempo fa: la collaborazione tra la Brigata 166 di Misurata e la Brigata Tariq Bin Zayed affiliata all’esercito orientale su ordine del generale Khalifa Haftar e il Primo Ministro Abdel Hamid Al-Dabaiba, concordata in occasione della chiusura dell’acqua a Sweref e per evitare nuovi scontri sulla linea di contatto Sirte – Jufra. Le foto dell’incontro tra Mohammed al-Hassan della Brigata 166 e Omar Amraj della Brigata Tariq Bin Zayed hanno destato reazioni contrastanti tra i gruppi armati, benvenuta dall’opinione pubblica come un passo concreto verso la pace, rigettata come un tradimento da alcuni gruppi occidentali che nel 2019 – 2020 combatterono contro Haftar, perdendo uomini e familiari.

E ‘interessante notare che Mohammed AL-Hassan leader della Brigata 166 è considerato un uomo vicino a Fathi Bashagha, tanto temuto dalla Stability Support Force dopo che l’allora ministro dell’Interno aveva lanciato l’anno scorso la cosiddetta operazione Snakes Hunting, criticata da Ali Busriba, fratello del comandante Hassan Busriba, alleato di Gnewa, a capo della Stability Support Force di Zawiya, per non aver dichiarato a quali serpenti Bashagha stesse dando la caccia. La nuova pace tra le due brigate dunque, viene letta da alcuni come un avvicinamento tra l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha e Khalifa Haftar.

Una fonte ben informata, vicina all’ex ministro degli Interni di Tripoli ha riferito che la scorsa settimana, Bashagha è volato al Cairo per incontrare il capo del Parlamento Aguila Saleh e gli advisors del generale Haftar in due incontri separati. Secondo la stessa fonte Aguila Salah che già a Ginevra si era presentato in una lista con Bashagha, al voto dei 75 membri del LPDF lo scorso febbraio, avrebbe accettato di formare un nuovo Governo con Bashagha Primo Ministro, qualora Al-Dabaiba avesse perso la fiducia. Secondo la nostra fonte, gli advisors di Haftar però avrebbero lasciato l’incontro con Bashagha senza un nulla di certo.

Intanto, 28 membri della Camera dei Rappresentanti avevano chiesto la sfiducia dell’attuale esecutivo transitorio. Un membro del Parlamento ha dichiarato che la maggioranza dei membri del Parlamento credono che Dabaiba abbia fallito nel suo compito e che le elezioni non potranno svolgersi secondo i tempi previsti, aggiungendo che il Primo Ministro deve anche lottare contro l’opposizione di Paesi stranieri, menzionando Egitto, Tunisia – probabilmente per la recente disputa sulla chiusura delle frontiere – ed alcuni Paesi del Golfo. 

Ma al-Dabaiba – che ha già dichiarato di avere impegni all’estero per il 30 agosto e quindi non potrà comparire in aula per le interrogazioni parlamentari – non deve fare i conti soltanto con queste intricate trame. All’interno del suo Gabinetto, il Ministro del Petrolio avrebbe gli indirizzato una missiva di obiezione ad alcuni sue recenti decreti, adottati unilateralmente senza prima riferire al Consiglio dei Ministri. In particolare il ministro chiede a Dabaiba di ritirare la sua decisione n.234 di formare un comitato con a capo il presidente della National Oil Corporation, Mustafà Sanallah, incaricato di supervisionare alcuni contratti con società esterne riguardanti i blocchi scoperti nei bacini di Murzuq e Ghadames. Ciò va ad acerbare la già mormorata crisi tra Sanallah e alcuni dicasteri del Governo di Dabaiba, che pur non avendo ricevuto alcun budget, finora è riuscito a rimanere in piedi grazie al sostegno ricevuto direttamente dalla Banca Centrale della Libia guidata da Sadiq al Kabir, il cui nome in arabo non a caso significa il “grande amico”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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