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L’assemblea euro-latinoamericana esce spaccata dalla questione ucraina

Dall’assemblea EuroLat (European-Latin American Parliamentary Assembly) di Buenos Aires, prima sessione plenaria dopo la pandemia, è uscita una posizione estremamente divisa sul conflitto in Ucraina, con annesse polemiche feroci legate all’intervento della vicepresidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. La riunione si è tenuta il 13 e il 14 aprile per trattare, oltre al tema consueto della cooperazione fra Vecchio Continente e America Latina, questioni nuove come l’economia circolare, la sicurezza alimentare e i discorsi di incitamento all’odio (o hate speech): i lavori sono iniziati sotto gli auspici dello slogan “Una ripresa economica equa ed inclusiva, nella pace”, ma già alla cerimonia di apertura si sono avuti i primi fuochi di artificio, sparati dalla padrona di casa Cristina Kirchner. L’argomento su cui ha incentrato il discorso che ha fatto arrabbiare i deputati europei sono state le Isole Falkands, o islas Malvinas come le chiamano gli argentini. Applaudita dai suoi sostenitori presenti in sala, la Kirchner ne ha avuto anche per l’FMI e la NATO, passando infine alla crisi ucraina. Ed è proprio su questo tema che l’assemblea si è spaccata, non trovando un’intesa sufficientemente larga sulle parole di condanna verso l’aggressione russa.

Nel quarantennale della guerra del 1982, perduta contro il Regno Unito per il controllo dell’arcipelago situato a 500 chilometri dalla Patagonia, l’Argentina continua a reclamare la sovranità sulle isole. Il ministro degli Esteri argentino Santiago Cafiero, nell’incontrare i membri dell’Eurolat, ha evidenziato la rilevanza della “questione delle Malvine” per il suo Paese e per l’intera regione. Nel discorso di apertura, la Kirchner ha criticato la mancata applicazione del diritto internazionale in particolare da parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che a suo dire tutti quanti hanno ignorato in vari momenti – con l’unica eccezione della Cina. Ha denunciato poi l’impiego di criteri di “doppio standard” da parte di potenze che si ritengono superiori agli altri Paesi. Ha difeso la coerenza che l’Argentina ha messo nella richiesta di rispetto del principio di integrità territoriale: proprio sotto la sua presidenza, il Paese come membro ONU votò la risoluzione contro l’annessione russa della Crimea, nonostante nella penisola si fosse svolto un referendum sull’appartenenza nazionale, e lo fece appunto perché considera la presenza britannica sulle Malvine come un’occupazione illegale del suo territorio sovrano. Ha tuonato infine contro le sperequazioni economiche: ha chiesto supporto alla lotta dell’Argentina contro i fondi avvoltoio o vulture funds, di cui Buenos Aires fu vittima, e gli strumenti di “estorsione” ai danni degli Stati a cui servono prestiti. E dopo aver puntualizzato che il capitalismo ha dimostrato di essere il sistema più efficace ed efficiente per la produzione di beni e servizi, ha affermato che il periodo storico in cui si è registrata la minor diseguaglianza è andato dal 1945 alla caduta del Muro di Berlino, quando si aveva un vero welfare state. Dunque, secondo la Kirchner, oggi è necessario impegnarsi nel rielaborare seriamente il mondo in cui desideriamo vivere. I deputati europei – PPE e Gruppo dei Conservatori – in special modo hanno trovato il discorso della vicepresidente assolutamente fuori dai canoni istituzionali, irrispettoso dello spirito e del protocollo di questo tipo di riunione, al punto da inviare una lettera al capo della delegazione europea, l’europarlamentare spagnolo Javier López, per esprimere la loro profonda insoddisfazione per quello che considerano alla stregua di un comizio politico.

Al termine dei lavori l’EuroLat ha effettivamente approvato una dichiarazione in cui esorta a ripristinare il dialogo pacifico fra Londra e Buenos Aires anche tramite forum multilaterali, per la ricerca di una soluzione equa e duratura: della firma di tale documento si è detto soddisfatto a nome del governo argentino Guillermo Carmona, il responsabile Esteri per le Malvine, l’Antartide e l’Atlantico del Sud. Di solito, le riunioni assembleari sul genere di quelle svolte da EuroLat si concludono con dichiarazioni finali che costituiscono dei compromessi stabiliti in precedenza: ma questa volta non è accaduto, perché gli esponenti della metà sudamericana hanno fatto saltare tutte le mozioni che contenevano una condanna ferma dell’invasione russa, come invece proponevano gli europei. Così, se gli europarlamentari volevano inserire nel testo persino i “crimini di guerra” dei russi in Ucraina, da parte sudamericana si voleva giungere a una dichiarazione più morbida, che esortasse al dialogo e mettesse l’accento sui diritti umani e sul rifiuto della forza. Come spiega il deputato uruguaiano nonché presidente del Parlasur (il parlamento del MercosurDaniel Caggiani, gli esponenti latinoamericano intendono stimolare il dibattito sugli effetti del conflitto, come la migrazione dei profughi e l’aumento dei prezzi, e preferiscono parlare di aiuti umanitari invece che di invio di armi. La mancanza di una maggioranza per l’approvazione del testo finale sarebbe dovuta, secondo Caggiani, alla visione europea della vicenda eccessivamente appiattita sulle posizioni della NATO, anzi degli USA: sarebbe positivo se l’Europa avesse una visione leggermente più autonoma su questi temi, perché in effetti qualunque conflitto armato presso qualunque delle nostre frontiere nazionali o regionali possiede una grande importanza, e qui (gli europei) dovrebbero godere di un po’ di indipendenza. Delle quattro mozioni messe sul tavolo, nessuna ha ottenuto un abbastanza voti. La prima mozione, presentata dal deputato spagnolo Leopoldo López Gil (padre dell’attivista venezuelano Leopoldo López, legato al leader anti-Maduro Juan Guaidó), diceva che la comunità internazionale avrebbe portato gli autori dei crimini di guerra a rispondere delle loro azioni; nella seconda si condannava la Russia per l’invasione; la terza e la quarta, presentate sempre dagli europei, erano basate sulla risoluzione ONU di condanna alla Russia. Alla fine si è preso atto dell’impossibilità di un accordo fra i 150 membri dell’Eurolat, equamente divisi fra Europarlamento ed enti sudamericani come ad esempio il Parlamento della Comunità Andina e il Congresso del Messico: i due copresidenti dell’Europlat, il colombiano Oscar Dario Pérez e lo spagnolo Javier López, hanno allora approvato essi stessi un testo in cui hanno potuto descrivere le azioni della Russia con le parole che ritenevano di gravità sufficiente.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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