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La Mongolia chiede aiuto alla Russia per il suo progetto ecologico

Nell’ambito del suo grande progetto “Un miliardo di alberi”, la Mongolia chiederà alla Russia di fornire i semi per le piante e di dare aiuto con le tecnologie e la formazione degli specialisti per la creazione di vivai. Il messaggio è stato mandato dal ministro dell’Ambiente e del Turismo Badmaanyambuugiin Bat-Erdene a seguito dell’incontro del 18 febbraio con l’ambasciatore della Federazione Russa Iskander Azizov, con cui ha discusso della prossima seduta della commissione intergovernativa sulla tutela ambientale, rimandata a causa della pandemia. Il vice ministro G.Tuvdendorj ha a sua volta tenuto un incontro relativo al coordinamento della politica ambientale per contrastare i cambiamenti climatici. Secondo i dati degli ultimi 80 anni, in Mongolia il riscaldamento è stato di circa il doppio rispetto alla media mondiale, forse anche a causa di una riduzione del 7,3% delle precipitazioni: ne sono quindi conseguite frequenti siccità e calamità sul genere dello dzud, un tipo di inverno in cui il pascolo del bestiame è particolarmente difficile e gli animali muoiono di fame e di freddo, perché la grande quantità di neve che copre la steppa rende impossibile trovare il foraggio. La Mongolia oggi emette in totale lo 0,1% dei gas serra mondiali, ma il suo obiettivo è di ridurre ancora questa cifra del 22,7% entro il 2030, in conformità agli Accordi di Parigi sul clima del 2015; per farlo, la Mongolia ha intenzione di implementare tecnologie avanzate e rispettose dell’ambiente.

Nel frattempo la Mongolia sta anche sviluppando il suo potenziale minerario, che garantisce grande sostegno all’economia nazionale, ma distrugge il paesaggio e il tipo di vita tradizionale, poiché letteralmente fornisce combustibile alle fonti energetiche inquinanti. Il governo sta cercando di ridurre la dipendenza dalle estrazioni di carbone, ma l’impatto ecologico deriva anche dalle infrastrutture che vengono costruite per servire i progetti estrattivi, come le strade su cui passeranno gli autoveicoli che trasportano i materiali. Attualmente le concessioni sono più di mille, per diversi tipi di minerali; i giacimenti sono sparsi su tutta la superficie del Paese, con maggiore concentrazione nelle regioni in cui si trova il deserto del Gobi. Al tempo stesso proprio questa zona offre le condizioni adatte per ospitare gli impianti di energie rinnovabili come il solare e l’eolico: nelle province di Ömnögovi e Dornogovi progetti del genere sono già stati avviati. Resta ancora aperta la questione dell’impatto sociale dello sfruttamento dei giacimenti e degli impianti per le energie rinnovabili, che costringono gli abitanti a traslocare, non potendo più praticare la tradizionale pastorizia nomade o l’allevamento; un caso emblematico è quello del distretto di Dalanžargalan, due terzi del quale sono ormai occupati dalle attività estrattive.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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