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La lunga notte occidentale. Il presidente Putin riconosce le Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Sul fondo le rivelazioni di Der Spiegel

Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin in serata ha annunciato in un lungo discorso alla nazione il riconoscimento dell’indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, per poi ordinare l’invio di truppe nella regione del Donbass con lo scopo di “assicurare la pace“. I due decreti firmati dal presidente russo infattiincaricano il ministero della Difesa di far sì che “le forze armate russe (assumano) le funzioni di peacekeeping sul territorio“. Mosca chiede a Kiev di cessare immediatamente le “operazioni militari” contro i separatisti filorussi del Donbass: “Chiediamo a chi ha preso il potere e continua ad averlo a Kiev di cessare immediatamente le operazioni militari. In caso contrario quasiasi spargimento di sangue sarà totalmente sulla coscienza del regime ucraino“. E la missione Osce ha in riferito oltre 3.000 violazioni del cessate il fuoco nell’Ucraina dell’est nella giornata. Il presidente su Ria Novosti, dopo giorni di silenzio rispetto agli attacchi di Washington, ha replicato alle accuse del presidente Joe Biden affermando: “L’ambasciata americana in Ucraina controlla direttamente alcuni giudici. il Paese è ridotto al livello di una colonia con un regime fantoccio“.

Video – Il video dell’annuncio di Putin del riconoscimento delle Repubbliche Separatiste di Donetsk e Lugansk pubblicato dall’Agenzia Sputnik

Nel suo articolato discorso Putin ha spiegato le ragioni storiche della situazione di crisi che sta vivendo l’Ucraina. “Il territorio dell’ Ucraina di oggi è stato formato all’inizio dell’Unione Sovietica. L’Ucraina moderna è stata interamente creata dalla Russia mediante la sottrazione di parte dei suoi territori storici, nessuno ha chiesto nulla agli abitanti – e prosegue -. L’ Ucraina oggi può essere giustamente chiamata ‘l’Ucraina di Vladimir Ilyich Lenin’, ne è lui autore e architetto. É una cosa documentata nei nostri archivi. Lenin aveva un interesse particolare anche per il Donbass. Siamo pronti a mostrare cosa significa la vera liberazione dal comunismo“. Nei primi anni dell’Ucraina indipendente la collaborazione con la Russia è stata fattiva ed articolata in vari settori  “Nel 2012 l’interscambio tra Russia e Ucraina è stato superiore a quello tra Ucraina e paesi della UE prima della pandemia”. Poi è cambiato tutto secondo Putin, in particolare nel 2014 “Nonostante le ingiustizie, gli inganni ed i furti ai danni della Russia, il nostro popolo ha riconosciuto gli stati nati dopo il crollo dell’URSS e ha aiutato i paesi della CSI, compresa l’Ucraina. Kiev fin dall’inizio ha però tentato di utilizzare il dialogo con la Federazione Russa per contrattare con l’Occidente, costruendo il proprio stato sulle contraddizioni.Le autorità ucraine hanno finito per attuare la loro politica sotto il comando di gruppi radicali, che ne hanno approfittato, imponendo la loro volontà alle autorità. Il Maidan non ha portato l’Ucraina all’integrazione europea: i nazionalisti hanno portato il paese alla crisi attuale. I radicali che hanno preso il potere in Ucraina, hanno organizzato il terrore. Sono stati compiuti reati impuniti, decine di persone sono state uccise brutalmente ad Odessa: conosciamo per nome e cognome i responsabili e faremo di tutto per punirli. In questi anni, l’Ucraina peraltro ha rivolto alla Russia minacce permanenti sull’energia e gli ucraini continuano a ricattarci.”. Putin condanna nel suo discorso il governo di Kiev: “Derussificazione ed assimilazione forzata”: con queste parole viene definita la politica attuata dalle autorità di Kiev nei confronti dei cittadini di madrelingua russa e nei confronti della Chiesa Ortodossa che fa capo a Mosca. “Il potere dei patrioti in Ucraina ha perso il suo carattere nazionale e sta portando alla de-sovranizzazione del Paese. Qualunque paese ha diritto a scegliere le proprie alleanze Ma c’è un però, sancito dai trattati internazionali: l’obbligo di non rinforzare la propria sicurezza ai danni della sicurezza di altri paesi“. Putin conclude con un passaggio sulla NATO specificando che riguardo all’annessione dell’Ucraina alla NATO, le rassicurazioni ottenute dai partner occidentali, sul fatto che “questo non accadrà ora”, non cambiano nulla dal punto di vista storico. “L’ingresso dell’Ucraina nella NATO, non subito, ma dopo, non cambia nulla per la Russia. L’annessione dell’Ucraina alla NATO è una minaccia diretta nei confronti della Russia. Nei documenti strategici della NATO la Russia è indicata come minaccia“. E proprio per tale ragione la Federazione Russa si oppone a nuovi ingressi nella NATO. “Il dislocamento di un sistema radar NATO in Ucraina potrebbe portare al controllo di tutto lo spazio aereo russo” e “L’Ucraina verrebbe utilizzata come piazza d’armi: da lì i razzi Tomahawak possono arrivare a Mosca in 35 minuti“.

Immagine – Una mappa delle due Repubbliche Separatiste dal punto di vista economico

A breve giro ha replicato su twitter il segretario di Stato Usa Antony BlinkenIl riconoscimento da parte del Cremlino delle cosiddette Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk come “indipendenti” richiede una risposta rapida e ferma, e noi prenderemo misure appropriate in coordinamento con i partner” e la Casa Bianca fa sapere che annunceranno “presto misure aggiuntive legate alla sfacciata violazione degli impegni internazionali della Russia“. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è detto “molto preoccupato” per la decisione del presidente russo relativa allo status del Donbass e “chiede una soluzione pacifica del conflitto nell’Ucraina orientale, in conformità con gli accordi di Minsk. Si tratta di una violazione dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina e incompatibile con i principi della Carta delle Nazioni Unite“. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione Ursula von der Leyencondannano con la massima fermezza la decisione del presidente russo di procedere al riconoscimento delle aree non controllate dal governo degli ‘oblast’ (‘regioni’, ndr) di Donetsk e Luhansk in Ucraina come entità indipendenti. Questo passaggio – sottolineano i due presidenti – costituisce una palese violazione del diritto internazionale e degli accordi di Minsk. L’Unione reagirà con sanzioni contro coloro che sono coinvolti in questo atto illegale. L’Unione ribadisce il suo fermo sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti“.

Il presidente francese, Emmanuel Macron ha condannato il riconoscimento da parte di Mosca delle regioni separatiste nel Donbass e ha chiesto “sanzioni europee mirate“, chiedendo anche una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza. Il ministro degli Esteri tedesca Annalena Baerbock in una nota ha fatto invece sapere che “Con la sua decisione, la Russia sta infrangendo tutte le promesse alla comunità mondiale. Il riconoscimento odierno da parte del presidente Putin delle sedicenti ‘Repubbliche popolari’ separatiste nell’Ucraina orientale rappresenta una palese violazione del diritto internazionale ed è un duro colpo per tutti gli sforzi diplomatici volti a una soluzione pacifica e politica all’attuale conflitto. Chiediamo alla Russia di invertire la decisione e tornare sulla via della risoluzione dei conflitti diplomatici e politici in conformità con gli accordi di Minsk. Ribadiamo inoltre il nostro urgente appello alla Russia a smantellare le minacce militari al confine con l’Ucraina. Mettiamo espressamente in guardia contro un’ulteriore escalation militare da parte della Russia“. L’Italia da parte sua fa afferma con il ministro Luigi Di Maio che la decisione di riconoscere le Repubbliche Separatiste costituisce un “grave ostacolo alla ricerca di una soluzione diplomatica“. La Turchia “respinge la decisione della Russia di riconoscere le regioni separatiste dell’Ucraina di Donetsk e Luhansk“. Lo fa sapere il ministero degli Esteri turco, come riporta l’agenzia Anadolou. 

L’Ucraina risponde con il suo procuratore generale, Irina Venediktova, che ha annunciato l’apertura di una indagine penale nei confronti del presidente russo  per aver riconosciuto l’indipendenza delle due repubbliche separatiste del Donbass. Venediktova ha spiegato di agire sulla base dell’articolo 110 del codice penale ucraino, che sanziona “l’appello pubblico a perpetrare azioni deliberate per cambiare la frontiera del territorio dell’Ucraina da parte di rappresentanti dell’autorità“. Le indagini sono rivolte anche al Consiglio di Sicurezza della Federazione russa. 

Sul fondo resta un articolo-inchiesta di Der Spiegel dal titolo “Vladimir Putin ha ragione?” nel quale il noto quotidiano smentise il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg con uno scoop che sembra smentire la tesi dell’Alleanza secondo la quale, dopo la caduta del Muro di Berlino, mai sono state fatte promesse all’allora Urss sul fatto che la Nato non si sarebbe espansa a est. Affermazioni che Mosca ha rimandato al mittente dicendosi “imbrogliata e ingannata“. Come ricostruito nell’articolo la lunga ricostruzione storica dei negoziati che accompagnarono la fine della Guerra Fredda e che darebbe ragione a Mosca. In parte dei verbali desecretati nel 2017 il leader sovietico Mikhail Gorbaciov ricevette una serie di assicurazioni che l’Alleanza non si sarebbe espansa oltre quello che allora era il confine della Germania orientale. Tra i documenti, scovati nei British National Archives di Londra dal politologo americano Josh Shifrinson, ce n’è uno in particolare datato 6 marzo 1991 che riferisce dei colloqui tra funzionari statunitensi, francesi, britannici e tedeschi sull’impegno a non espandersi in Polonia e oltre. Il documento contiene molteplici riferimenti ai colloqui “2+4” sull’unificazione tedesca, con espliciti riferimenti al fatto che che la Nato non si sarebbe espansa a est. “Abbiamo promesso ufficialmente all’Unione sovietica nei colloqui 2+4, così come in altri contatti bilaterali tra Washington e Mosca, che non intendiamo sfruttare sul piano strategico il ritiro delle truppe sovietiche dall’Europa centro-orientale e che la Nato non dovra’ espandersi al di la’ dei confini della nuova Germania nè formalmente nè informalmente” si legge nel documento riportato da Der Spiegel che cita l’assistente segretario di Stato Usa per l’Europa e il Canada, Raymond Seitz. Una posizione ribadita nella stessa occasione dal diplomatico della Germania occidentale Juergen Hrobog: “Avevamo chiarito durante i negoziati 2+4 che non avremmo esteso la Nato oltre l’Elba” e “non potevamo quindi offrire alla Polonia e ad altri l’adesione alla Nato“. Il settimanale tedesco dà conto inoltre di un’iniziativa portata avanti separatamente ma di concerto nel febbraio 1990 dal ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher e dal segretario di Stato americano James Baker verso Mosca. Genscher assicurò al Cremlino: “Per noi è una certezza che la Nato non si espanderà a est”. Baker offrì “garanzie ferree che la giurisdizione o le forze della Nato non si sarebbero spostate verso est“. Il messaggio era chiaro. Se Gorbaciov avesse fornito il suo ok alla riunificazione tedesca all’interno della Nato, l’Occidente avrebbe mirato a stabilire un’architettura di sicurezza che tenesse conto degli interessi di Mosca. In seguito sia Genscher sia Baker hanno minimizzato o fatto ricostruzioni, nella migliore delle ipotesi, ambigue. Comunque, da allora, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia ed Estonia sono entrate nell’Alleanza.

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