La Global Nobel Laureates Assembly al Borgo Laudato Si’. Chi governerà i sistemi che governano il mondo? Un nuovo sapere per pace e sviluppo integrale
Tutto è interconnesso. Il degrado ecologico, l’innovazione tecnologica, i sistemi economici, l’esclusione sociale e l’instabilità geopolitica non sono fenomeni indipendenti, ma espressioni interconnesse di un’unica realtà umana.
In poche righe, ecco racchiuso il senso della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, l’Assemblea internazionale che da oggi a giovedì riunirà al Borgo Laudato Si’, nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, Premi Nobel, leader scientifici, rappresentanti delle istituzioni internazionali e di prestigiose università, esperti di tecnologia e protagonisti della politica mondiale.
A prima vista, il titolo dell’evento potrebbe far pensare a una conferenza dedicata a due delle più grandi minacce del nostro tempo: l’intelligenza artificiale e le armi nucleari. Certamente questi due temi rappresentano il cuore del confronto, ma il significato dell’Assemblea è molto più ampio. L’iniziativa nasce infatti dalla consapevolezza che le grandi sfide del XXI secolo non possono più essere affrontate separatamente.
Intelligenza artificiale, sicurezza nucleare, sviluppo economico, sostenibilità ambientale, coesione sociale, sovranità digitale e dignità della persona sono dimensioni profondamente collegate di una stessa realtà globale. La domanda di fondo non riguarda soltanto quali tecnologie l’umanità sia in grado di sviluppare, ma quale idea di uomo e di società guiderà il loro utilizzo.
L’Assemblea, ispirata alla nuova enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica humanitas”, dedicata alla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale, si colloca proprio in questo orizzonte: promuovere un confronto internazionale capace di coniugare innovazione e responsabilità, progresso scientifico ed etica, sicurezza e pace.
Oltre l’intelligenza artificiale e le armi nucleari
Le armi nucleari e l’intelligenza artificiale rappresentano due forme diverse del potere raggiunto dalla civiltà contemporanea. Le prime sono la tecnologia distruttiva più potente mai realizzata dall’uomo, simbolo della massima concentrazione della capacità di annientamento. La seconda rappresenta la tecnologia trasformativa più potente mai sviluppata, perché accelera e amplia enormemente le capacità cognitive, decisionali ed economiche dell’umanità. Il loro incontro pone una domanda decisiva, che supera la dimensione militare:
Chi governerà i sistemi che sempre più ci governano?.
È questa una delle questioni centrali dell’Assemblea. La sfida non consiste soltanto nell’impedire che una macchina possa assumere decisioni catastrofiche, ma nel garantire che le infrastrutture tecnologiche che plasmeranno il futuro della civiltà rimangano sottoposte alla responsabilità umana, al discernimento etico e alla responsabilità democratica.
In questo senso il tema dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto algoritmi e innovazione, ma il modo in cui una società decide di organizzare il proprio futuro.
Una nuova questione economica
L’intelligenza artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica, ma anche una trasformazione profonda dei sistemi produttivi e dei rapporti di potere economico. La concentrazione di infrastrutture digitali, capacità computazionale, dati strategici e piattaforme tecnologiche nelle mani di pochi grandi soggetti apre interrogativi decisivi. La domanda è quindi anche sociale e morale:
l’umanità sarà capace di costruire un’economia della conoscenza aperta, partecipativa e inclusiva, oppure lo sviluppo tecnologico rischierà di generare nuove forme di dipendenza ed esclusione?.
L’Assemblea rifiuta la contrapposizione tra innovazione ed etica. Il progresso tecnologico, secondo la prospettiva proposta, non deve essere frenato, ma orientato affinché rimanga al servizio della persona. Questa impostazione richiama un principio fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa. Come scriveva San Giovanni Paolo II nella “Centesimus Annus”:
Se per capitalismo si intende un sistema economico che riconosce il ruolo positivo dell’impresa, dei mercati, della proprietà privata, della responsabilità e della creatività umana, allora un tale sistema merita supporto. Se, tuttavia, il capitalismo è inteso come un sistema in cui la libertà economica è distaccata da un quadro etico e giuridico orientato alla piena dignità della persona umana, allora diventa inaccettabile.
La tecnologia, come l’economia, allora, non può essere considerata neutrale: deve essere valutata alla luce della sua capacità di promuovere il bene comune.
Dall’economia della paura all’economia della pace
Uno dei temi più originali dell’Assemblea riguarda il passaggio «da un’economia della paura a un’economia della pace».
I sistemi economici che traggono una parte significativa della loro crescita dalla competizione militare, dalla contrapposizione geopolitica e dalla permanente percezione di minaccia possono produrre vantaggi immediati, ma difficilmente costruiscono condizioni di stabilità duratura. Come afferma il documento di presentazione dell’iniziativa:
Un’economia che dipende dalla paura alla fine richiede la continuazione della paura. Un’economia che dipende dalla tensione alla fine sviluppa incentivi per preservarla.
La sfida è quindi immaginare un modello diverso: un’economia nella quale innovazione tecnologica, crescita e sicurezza globale si rafforzino attraverso la cooperazione, l’inclusione e la condivisione delle opportunità.
Questa prospettiva si collega direttamente alla visione cristiana dello sviluppo umano integrale: la pace non è soltanto un accordo tra Stati, ma una condizione costruita attraverso relazioni economiche e sociali più giuste.
Borgo Laudato Si’: il luogo dell’ecologia integrale
La scelta del Borgo Laudato Si’ come sede dell’Assemblea non è casuale. Nato come laboratorio di ecologia integrale voluto da papa Francesco, questo luogo esprime la convinzione che ambiente, tecnologia, economia, cultura, responsabilità sociale e dimensione spirituale appartengano a un’unica realtà umana.
L’Assemblea estende questa intuizione alle grandi sfide tecnologiche e geopolitiche del nostro tempo. Le questioni della governance contemporanea sono infatti questioni di integrazione: non possono essere risolte attraverso risposte settoriali, ma richiedono una visione capace di tenere insieme aspetti diversi.
La crisi ambientale, la rivoluzione digitale, le trasformazioni economiche e le tensioni internazionali chiedono una nuova capacità di collaborazione tra mondi diversi: scienza, politica, impresa, società civile e comunità religiose.
La tecnologia al servizio dell’umanità
Il messaggio più profondo dell’Assemblea è che la vera sfida del XXI secolo non consiste soltanto nella capacità di creare tecnologie sempre più potenti. La domanda decisiva è un’altra: «l’umanità sarà capace di sviluppare la saggezza necessaria per governarle?». L’innovazione raggiunge il suo scopo più alto, infatti, solo quando rimane inseparabile dalla dignità della persona, dalla ricerca della pace e dal servizio al bene comune.
Per questo la Global Nobel Laureates Assembly non vuole essere «soltanto un incontro tra esperti, ma un momento di responsabilità collettiva». Attraverso la futura Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante, partendo da un incontro tra saperi e istanze, ispirazioni e prospettive, l’intenzione è quella di propone un contributo al dibattito mondiale: ricordare che il futuro non dipenderà solo dalle tecnologie che sapremo creare, ma dai valori con cui sceglieremo di utilizzarle.
In un’epoca in cui l’uomo possiede strumenti di potenza mai raggiunti prima, la questione fondamentale resta quella indicata dal pensiero sociale cristiano, qui nel dialogo virtuoso con quanti non smettono di lasciarsi interrogare dalla realtà praticando una laicità positiva: mettere ogni conquista della conoscenza al servizio della persona e del bene comune.

Classe 1977, giornalista e consulente nel settore della comunicazione. Direttore del progetto “Comunità Connesse” (e dell’omonima rivista) presso il Centro Studi “Silvio Pellico”. Opera all’interno di quest’ETS anche dirigendo Gondour Edizioni e le sue sei collane.
Collabora con diverse testate nazionali (tra cui Tempi) e locali. Ha lavorato per Pubbliche Amministrazioni, realtà d’impresa e del Terzo settore. Presidente regionale piemontese e componente dell’Esecutivo nazionale del Mcl – Movimento Cristiano Lavoratori. Consigliere d’amministrazione della Fondazione Italiana Europa Popolare e Componente del Comitato Scientifico della Fondazione De Gasperi. Nel board del think tank torinese “Rinascimento Europeo”, è pure nel direttivo del Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto di Moncalieri.
Con Giorgio Merlo ha scritto “I Granata” (Daniela Piazza Editore) e con Danilo Careglio edito da Marcovalerio/Vita, “Fila – un sogno color granata”.

