Firmata oggi la Dichiarazione di Roma Per una pace «disarmata e disarmante» nell’era dell’Intelligenza Artificiale
Una pace che resti sempre nelle mani dell’uomo e mai degli algoritmi.
È questo il cuore della Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante, firmata oggi in Campidoglio al termine della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, il vertice internazionale che per tre giorni ha riunito tra Castel Gandolfo e Roma Premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, leader religiosi, scienziati ed esperti di intelligenza artificiale.
Nuove responsabità
Il documento, ispirato alla Magnifica humanitas di papa Leone XIV, prende le mosse dalla consapevolezza che «l’umanità si trova in un momento decisivo della propria storia», nel quale il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale e il permanere della minaccia nucleare impongono una nuova responsabilità politica ed etica. L’obiettivo è definire un quadro condiviso di principi per governare le nuove tecnologie senza perdere di vista la centralità della persona.
Ad aprire la sessione conclusiva, nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha accolto i partecipanti ricordando come Roma sia «la città del dialogo, della pace e dell’universalità», luogo simbolico per un confronto sulle grandi sfide globali.
Ai lavori hanno preso parte, tra gli altri, il cardinale Baldassare Reina, vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Silvano Maria Tomasi e l’attrice e attivista Sharon Stone, nominata Nuntius Magnifica Humanitas.
I rischi etici
Nel suo intervento, il cardinale Reina ha richiamato il rischio che il progresso tecnologico proceda senza un adeguato discernimento etico. «La pace non può essere fondata sull’equilibrio della paura», ha affermato, sottolineando che la convergenza tra intelligenza artificiale e sistemi nucleari rappresenta una delle sfide più gravi del nostro tempo.
Da qui l’invito a costruire «una cultura della responsabilità, del dialogo e della fraternità», capace di orientare l’innovazione verso il bene comune.
Le sei direttrici della Dichiarazione
La Dichiarazione individua sei direttrici fondamentali: disarmo, sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale, uso etico delle nuove tecnologie, governance internazionale, leadership politica e progressivo disarmo nucleare. Un principio emerge con particolare forza: nessuna decisione riguardante la vita e la morte, la pace e la guerra, potrà mai essere delegata a un sistema automatizzato.
Tra le richieste rivolte alla comunità internazionale figurano il divieto di affidare all’Intelligenza Artificiale l’autorizzazione o l’attivazione autonoma di armi nucleari, il mantenimento di un controllo umano significativo sui sistemi più avanzati, maggiore trasparenza nello sviluppo dei modelli di IA e la definizione di un trattato internazionale che impedisca l’integrazione irresponsabile dell’intelligenza artificiale nei sistemi di comando e controllo nucleare.
L’allarme atomico
Agli Stati dotati di arsenali atomici viene inoltre chiesto di adottare rigorosi protocolli di sicurezza, comprese verifiche periodiche dei sistemi (fail-safe review) e la cosiddetta two-personrule, che impone che qualsiasi decisione sull’impiego dell’arma nucleare sia sempre assunta da almeno due persone.
Nel testo finale si legge che «l’intelligenza artificiale deve sempre rimanere sotto un controllo umano significativo, specialmente nei sistemi che potrebbero avere conseguenze irreversibili per l’umanità», mentre i firmatari ribadiscono che «la deterrenza non può sostituire la diplomazia e il dialogo».
La pace
La Dichiarazione rappresenta il punto di arrivo di un confronto iniziato il 14 luglio nel Borgo Laudato si’, all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, dove oltre duecento partecipanti – trenta Premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, ricercatori, rappresentanti del mondo accademico e delle principali realtà impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale – hanno discusso del rapporto tra innovazione, sicurezza internazionale e disarmo.
Promossa dalla Nobel Laureate Assembly for the Prevention of Nuclear War insieme a Pugwash, IPPNW e altre organizzazioni internazionali, con il coordinamento della Fondazione Domus Communis, l’iniziativa intende offrire ai governi e alle istituzioni internazionali una piattaforma condivisa per orientare lo sviluppo delle nuove tecnologie verso finalità di pace.
Progresso, coraggio e responsabilità
Il messaggio conclusivo è chiaro: il progresso tecnologico potrà essere una risorsa per l’umanità soltanto se accompagnato da responsabilità, cooperazione internazionale e visione politica. Come afferma la Dichiarazione di Roma, «la pace è una scelta che richiede coraggio, lungimiranza e un impegno comune delle nazioni», affinché l’Intelligenza Artificiale diventi uno strumento di cooperazione e non l’innesco di una nuova corsa agli armamenti.

Classe 1977, giornalista e consulente nel settore della comunicazione. Direttore del progetto “Comunità Connesse” (e dell’omonima rivista) presso il Centro Studi “Silvio Pellico”. Opera all’interno di quest’ETS anche dirigendo Gondour Edizioni e le sue sei collane.
Collabora con diverse testate nazionali (tra cui Tempi) e locali. Ha lavorato per Pubbliche Amministrazioni, realtà d’impresa e del Terzo settore. Presidente regionale piemontese e componente dell’Esecutivo nazionale del Mcl – Movimento Cristiano Lavoratori. Consigliere d’amministrazione della Fondazione Italiana Europa Popolare e Componente del Comitato Scientifico della Fondazione De Gasperi. Nel board del think tank torinese “Rinascimento Europeo”, è pure nel direttivo del Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto di Moncalieri.
Con Giorgio Merlo ha scritto “I Granata” (Daniela Piazza Editore) e con Danilo Careglio edito da Marcovalerio/Vita, “Fila – un sogno color granata”.

