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La fornitura di armi greche all’Ucraina indebolisce la sicurezza delle isole dell’Egeo

Proponiamo la disamina di Paul Antonopoulos, giornalista greco e analista geopolitico indipendente, sul ripetuto invio di armi all’Ucraina fatto dal governo di Atene e sugli umori del popolo greco rispetto alla questione, mentre sulle isole dell’Egeo aleggia lo spettro della minaccia turca.

Secondo quanto riportato dai media locali, l’Ucraina avrebbe ricevuto dalla Grecia più di cento corazzati BMP-1, 60 sistemi missilistici Stinger e altre armi ed equipaggiamenti. Ad aprile, i vertici greci avevano dichiarato che non avrebbero più passato armamenti all’Ucraina per non indebolire la loro stessa sfera di sicurezza nei confronti della rinnovata minaccia turca. Nonostante ciò, Pro News ha riferito che il governo greco ha pianificato il trasferimento di “una quantità incredibile” di armi all’Ucraina: così ha descritto le forniture iniziale il ministro della Difesa greco Nikos Panagiotopoulos. Sono stati consegnati a Kiev gli armamenti situati nei magazzini dell’esercito greco sulle isole dell’Egeo, la cui sovranità viene minacciata dalla Turchia come mai prima d’ora. Il giornale riporta questo elenco di armi: 122 BMP-1 dotati di munizioni; 15mila proiettili da 73 mm; 20mila fucili AK-47; 3,2 milioni di colpi da 7,62 mm; 60 missili terra-aria FIM-92 Stinger; 17mila granate di artiglieria da 150 mm; mille granate anticarro RPG-18.

Panagiotopoulos aveva appunto detto ad aprile che Atene non aveva intenzione di inviare materiale militare a Kiev perché ciò avrebbe reso deboli le difese della Grecia stessa. In quel momento, però, i vertici greci aveva già spedito in Ucraina due velivoli C-130 con un carico di fucili d’assalto Kalashnikov e di lanciatori mobili. Nonostante tali rassicurazioni, il cancelliere tedesco Olaf Scholz a maggio ha comunicato la conclusione tra Berlino e Atene di un accordo per il quale la Grecia si impegna a fornire a Kiev carri armati fabbricati nel blocco sovietico per avere in sostituzione dei veicoli tedeschi leggermente più moderni. Questo accordo è stato largamente criticato perché ad annunciarlo ai cittadini greci non è stato il premier Kyriakos Mitstotakis, bensì lo stesso Scholz, e perché tale iniziativa viola per l’ennesima volta quella neutralità che la stragrande maggioranza del popolo greco desidera sia adottata dal governo nella guerra in Ucraina. Mosca condanna l’invio di armi all’Ucraina da parte dei Paesi occidentali, accusandoli di cercare di prolungare il conflitto. Ai primi di giugno il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha ribadito che gli obiettivi dell’operazione militare saranno raggiunti nonostante le forniture di armamenti stranieri a Kiev, le quali causeranno inevitabilmente “maggiori sofferenze” all’Ucraina stessa.

Il governo greco per il momento ha nascosto alcuni degli armamenti e soprattutto le informazioni a proposito dell’effettiva quantità inviata agli ucraini. Al 27 di febbraio la Grecia aveva mandato 40 tonnellate di equipaggiamento militare su due C-130, passando dalla Polonia. Così come era successo con Scholz nel caso dell’accordo più recente sugli armamenti, i greci hanno saputo dell’invio di nuovi carichi non dal loro governo, ma dal segretario americano alla Difesa Lloyd Austin. Soltanto dopo Panagiotopoulos ha ammesso la fornitura. Occorre rammentare che addirittura prima dell’inizio dell’operazione militare russa, i Paesi occidentali davano già all’Ucraina un gran volume di armamenti, compresi missili anticarro. Negli ultimi tempi hanno fornito anche equipaggiamento militare pesante, in particolare tank, obici e lanciarazzi multipli. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha fatto presente che qualsiasi cargo che contenga armi dirette all’Ucraina si trasformerà per la Russia in un obiettivo legittimo. Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha affermato che con l’inviare armi all’Ucraina i Paesi NATO “giocano col fuoco”. Nel contesto della Grecia potrebbe essere davvero così, perché Mitsotakis ha probabilmente dato armi ai neonazisti del battaglione Azov, formazione che dal 2014 terrorizza la minoranza greca nella città di Mariupol e nei paesini circostanti (che si ritiene conti fino a 120mila persone).

Il leader del partito di opposizione “SYRIZA” Alexis Tsipras ha criticato Mitsotakis per queste forniture, affermando che l’Ucraina è piena di gruppi di estremisti nazisti. Accuse simili sono arrivate anche da altri partiti di opposizione, che hanno ricordato che secondo un sondaggio più del 70% dei greci vuole che il governo adotti una politica di neutralità. Sebbene non vi sia ancora la conferma che equipaggiamenti difensivi siano stati tolti alle isole greche, la rimozione di qualsiasi armamento da qualunque parte del territorio greco rappresenta una politica imprudente, specialmente se si considera che la Turchia ha intensificato le sue rivendicazioni sulle isole e stanno montando le  tensioni a livello militare. La decisione di Mitsotakis di dare la precedenza all’esercito ucraino rispetto alle necessità difensive della Grecia gli si è già ritorta contro, non solo perché oggi la Turchia è incoraggiata a un’escalation della tensione, ma soprattutto perché la sua mossa ha irritato molti elettori e ha diminuito la popolarità del partito di governo Nuova Democrazia.

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