I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Libano, sempre più in ginocchio. Una crisi senza fine

Come sta accadendo in molti stati in questo periodo, le popolazioni vivono una profonda sofferenza per via degli aumenti di carburante, spesso ingiustificato, e oltre a ciò anche a causa di una siccità che negli ultimi anni in Africa sta portando alla moria di bestiame, che non potendo né mangiare né bere muoiono e ovviamente la popolazione subisce un grande danno sia alimentare sia economico. Il Libano purtroppo oltre alle sventure metereologiche soffre di una forte inflazione che persevera ormai dal 2019, per via di una crisi economica che pare infinita. Il governo del Libano fà affidamento sulla stagione estiva turistica, sperando che i migliaia di libanesi all’estero per lavoro possano tornare in patria a trascorrere le vacanze nella propria terra e assicurare un introito economico affinchè tutti gli albergatori possano contare su un pò di denaro per poter affrontare questo periodo terribile. 

Qualche giorno fa Al-Jazeera ha pubblicato un’intervista dal titolo drammatico ed emblematico “Chiedo con tutto il mio amore per la mia famiglia e i nostri amici di venire in Libano”.  A pronunciare questo appello il Ministro del turismo ad Interim Walid Nassar durante una conferenza stampa tenutasi all’aeroporto Internazionale del paese all’inizio di questo mese. “Spenderanno i soldi ovunque essi andranno ma è il Libano che oggi ha bisogno davvero”. In Libano in questo ultimo anno il prezzo del cibo è lievitato fuori controllo “una sterlina libanese a oggi ha perso più del 90% 100 del suo valore“.

Ecco che quella del Libano è diventata una crisi economica studiata dagli enti locali e internazionali preposti, i quali sostengono che non si era più verificata nel mondo dal 1850. Anche Save the Children si sta già impegnando dal gennaio 2022 per poter dare aiuto a questi bambini i quali sicuramente non hanno nessuna colpa per quanto sta accadendo in Libano a livello politico. Il proprietario del Riad About Lteif, ha spiegato che durante le feste di Natale e d’estate c’è un picco di clienti ma con un aumento del 20% non riesce ad ammortizzare tutte le spese dell’anno e quindi, a malincuore, ha dovuto spostare la sua attività di qualche isolato, accanto ad un hotel, per poter usufruire della fornitura dell’energia elettrica e quindi tenere accesi i frigoriferi e non rischiare di dar da mangiare alimenti andati a male ai suoi clienti. Molti libanesi che rientrano per vacanza nella loro terra Natale , portano valigie piene di medicinali, di vario tipo ma soprattutto salvavita, e anche batterie cariche per i loro amici e parenti. Mohamed Ray-Zack, un ricercatore clinico palestinese, che vive negli Stati Uniti D’America invece invia denaro ai suoi genitori e parenti in Libano “Cerco di aiutarli, sono soldi che servono per pagare l’affitto e sopratutto le bollette del generatore e i farmaci indispensabili per la loro sopravvivenza”.

Il Presidente libanese Michel Aoun, a maggio dopo le elezioni ha confermato come Primo Ministro Najib Mikati che ad oggi sta cercando di ottenere un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per rendere al paese la sua economia oramai andata in frantumi. Il Governo è impegnato in particolare ad aiutare il suo sistema bancario in affanno, con severe riforme fiscali. Queste politiche stanno portando ampie fasce di popolazione a non fidarsi più e tornare a comportarsi come 30 anni fa, tenendo quel po’ di contante che ancora hanno sotto il materasso. Non è un caso che in Libano le statistiche dichiarano che oltre l’80% della popolazione vive in stato di povertà. Anche quei pochi enti di beneficenza, che resistono, non hanno buone previsioni per il futuro delle nuove generazioni. C’è un centro di accoglienza per bambini che si trova nella provincia settentrionale di Akkar, che ha denunciato come sia raddoppiato il numero di bambini abbandonati dai loro genitori, in quanto non hanno più nulla per potersi sfamare e crescere. Non è migliore la situazione nelle carceri che sono allo stremo per mancanza di cibo e acqua. I detenuti sono in sovraffollamento, non possono essere curati, e da soli non possono affrontare alcuna spesa medica privata, per loro non vi è alcuna via di scampo.

In questi ultimi mesi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, si possono incontrare persone che frugano nell’immondizia, qualcuno in cerca di cibo avanzato da qualcuno più fortunato che ha mangiato, qualcun altro cerca nei cassonetti oggetti, di vario tipo, per poi rivenderli e riuscire a guadagnare qualche soldo. Secondo la BBC, già nell’ottobre del 2021 il Libano è rimasto senza elettricità e questo ha lasciato il paese all’oscuro. Alla Reuters è stata rilasciata una dichiarazione con la quale si dichiarava che le due maggiori centrali elettriche del paese, Deir Ammar e Zahrani, hanno chiuso per mancanza di carburante. Il popolo è in gran parte ridotto alla povertà e per questo motivo mossi dalla disperazione si stanno organizzando con manifestazioni contro “questa scellerata classe politica“. Ricordiamo che nell’agosto del 2020, il più grande porto del Libano è stato distrutto da un’esplosione e che “ad oggi nessuno ha pagato per quell’esplosione” come ricordato dal The Economist.  E’ proprio da quel momento che è iniziata una inarrestabile svalutazione della sterlina. Le elezioni si sono mosse attorno a questa crisi. Lo slogan elettorale è stato  “Cambiamento a beneficio del popolo”; ma ad oggi sembra  non sia così e nulla è ancora cambia. L’apparato politico arrivato al potere nel 1990 ha costruito una politica corrotta e per molti versi incapace. Sono numerose le riviste locali e internazionali che denunciano come siano stati sottratti miliardi di dollari tramite contratti e tangenti, sperperando 40 miliardi di dollari in sussidi per l’impero statale di energia elettrica che di fatto invece non ha mai funzionato per più di 24 ore consecutive. L’economista Roy Badaro ha denunciato in una dichiarazione amara “Il sistema è completamente bloccato da queste persone“.

Condividi questo post

Nata l'11 novembre del 1959, opera come Tecnico Sociale ed è impegnata professionalmente da circa 34 anni proprio nell'ambito del sociale. Da dieci anni visita il Kenya per amore e passione di quella terra.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password