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Indonesia: repressioni contro gli indipendentisti

Otto studenti sono stati arrestati e accusati di tradimento dalle autorità di Papua Barat, la parte occidentale dell’isola della Nuova Guinea che costituisce una provincia autonoma dell’Indonesia. La loro colpa è quella di aver issato la cosiddetta Bintang Kejora o “Stella del mattino”, la bandiera del movimento secessionista papuano, in occasione di un raduno non autorizzato tenutosi allo stadio del capoluogo Jayapura per l’anniversario dell’indipendenza dall’Olanda. Gli studenti sono stati anche accusati di aver organizzato e preso parte alla manifestazione. Adesso rischiano l’ergastolo. I movimenti di attivisti per i diritti civili affermano che per reprimere il dissenso l’Indonesia sta ricorrendo sempre più spesso all’accusa di tradimento: sarebbero infatti più di 50 i cittadini giudicati per questa fattispecie nel corso degli ultimi anni.

E anche l’Indonesia è alle prese con il problema dell’immigrazione. Nel corso del 2021 all’aeroporto “Soekarno-Hatta” della capitale Giacarta sono già stati respinti 541 stranieri provenienti da 71 Stati diversi, in particolare da Pakistan, India, Nigeria, Cina e USA. Il capo dell’ufficio immigrazione dell’aeroporto ha chiarito che i rifiuti sono tutti conformi alla leggi vigenti e al rispetto dei diritti umani, oltre che in linea con la politica selettiva intesa ad evitare importazioni di potenziali contagiati durante la pandemia e a permettere l’ingresso solamente agli stranieri che possano apportare dei benefici e non minacciare la sicurezza e l’ordine pubblico del Paese. Quest’anno sono stati fatti entrare in Indonesia più di 167mila cittadini stranieri. Intanto a Medan, popolosa città dell’isola di Sumatra, il giovane rifugiato afghano Ahmad Shah si è dato fuoco in segno di protesta contro la lentezza delle autorità indonesiane nel concedergli di essere ricollocato altrove. Ora si trova in ospedale con gravi ustioni. Da 6 anni era aspettava una sistemazione definitiva in un altro Paese, mentre la sua salute peggiorava ed era caduto in depressione. Il gesto estremo è stato compiuto proprio di fronte all’edificio della Indonesian Organization for Migration (IOM), l’ente che si occupa dei rifugiati in attesa del trasferimento in Stati terzi. Dal 2016 si sono avuti 13 casi di suicidi fra i profughi afghani, in particolare tra quelli sospesi da diversi anni nel limbo del ricollocamento, qualcuno addirittura da undici anni. L’Indonesia non è tra i firmatari della Convenzione di Ginevra del 1951 o del Protocollo del 1967 sullo status dei rifugiati: ne consegue che questi ultimi possono restare su territorio indonesiano solo temporaneamente, mentre attendono di essere portati in altri Paesi di accoglienza, ma è un periodo che può durare anni e durante il quale sono soggetti a regole molto severe, non essendo loro consentito di lavorare, possedere veicoli o andare all’università, quindi non potendo di fatto condurre una vita normale.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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