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In Libia la disputa politica trascina il settore petrolifero nel caos: chiusura di porti e interruzioni della produzione

La libica National Oil Corporation (NOC), gestita dallo stato, ha dichiarato domenica lo stato di forza maggiore sui carichi a Mellitah, nella Libia occidentale, dopo che “un gruppo di individui” ha interrotto la produzione a El Feel, un giacimento da 65.000 barili al giorno che alimenta il porto. Anche il terminal di esportazione di Zueitina nella Libia orientale ha interrotto le operazioni a causa delle manifestazioni contro Dabaiba. Bloomberg, citando fonti locali, ha riferito ieri che a una petroliera vicino al porto è stato impedito di caricare 1 milione di barili. Le chiusure sono le ultime di una serie di interruzioni che hanno colpito l’industria petrolifera libica nel mezzo di una crisi politica in peggioramento. Un comunicato video diffuso da un gruppo che si definisce “i giovani di Tobruk” ha annunciato la chiusura del porto petrolifero di Hariga, chiedendo la destituzione del governo di unità nazionale guidato da Abdel Hamid al-Dabaiba e la consegna del potere al governo del Primo Ministro designato dalla Camera dei Rappresentanti, Fathi Bashagha, nonché il licenziamento del presidente della National Oil Corporation (NOC), Mustafa Sanallah. Marsa al Hariga, fondato nella Libia orientale nel 1966, è un porto di medie dimensioni dove fanno scalo regolarmente Crude Oil Tanker (100%).

L’ultima nave che ha fatto scalo in questo porto è stata la FRONT SAVANNAH, un giorno fa. La lunghezza massima delle navi registrate per entrare in questo porto è di 278 metri mentre il pescaggio massimo è di 10 metri. Consiste di due ormeggi per la spedizione del greggio prodotto dai giacimenti Sarir e Masala. L’annuncio della chiusura di Marsa Al-Hariga segue l’annuncio di NOC dello stato di forza maggiore nel giacimento di El Feel a causa del completo arresto della produzione, che ha reso alla società impossibile l’adempimento dei propri obblighi contrattuali, mentre il Ministero del petrolio e del gas ha chiesto di non rispondere a nessun partito politico per far precipitare il settore petrolifero nella battaglia politica. Sabato sera un gruppo di persone, notabili e residenti di Zueitina ha anche annunciato la completa sospensione della produzione e dell’esportazione di petrolio dal porto di Zueitina e dai suoi giacimenti affiliati, a partire dal giorno stesso 16 aprile 2022 fino all’uscita di scena da Tripoli del Governo di Unità Nazionale di Dabaiba. La dichiarazione, letta da un notabile, chiedeva di garantire un’equa distribuzione delle risorse petrolifere tra tutte le regioni libiche e di “sostenere le autorità competenti per raggiungere le prossime elezioni lontano dall’avidità di potere del governo in carica”. Il gruppo ha anche chiesto il licenziamento del capo della NOC e di correggere lo status legale del suo consiglio di amministrazione lontano da litigi politici, sostenendo la società con il budget necessario per aumentare i tassi di produzione. Tra le altre richieste, anche il sostegno ai servizi di sicurezza per mantenere la sicurezza e la libera circolazione tra le città libiche, fermando quella che veniva definita come “l’ingerenza straniera negativa e palese” negli affari interni libici, facendo appello alla comunità internazionale e agli ambasciatori accreditati in Libia di “rispettare il sovranità dello Stato e delle sue istituzioni”. NOC ha confermato in una nota che i lavoratori delle aziende Zueitina, Mellitah, Sarir e AGOCO domenica 17 aprile 2022 sono stati costretti a chiudere completamente e gradualmente la produzione di greggio nei giacimenti: Abuatufol, Al-Intisar, Anakhla e Nafura prodotti attraverso Zueitina. La produzione di gas e condensati dall’impianto di Abuatufol è stata anche arrestata, così come l’impianto di iniezione nel campo 103D dell’azienda Zueitina e la produzione di gas da cucina C3 e C4. NOC ha avvertito che la produzione di elettricità sarà parzialmente influenzata nelle stazioni di Zueitina e nel nord di Bengasi, in aggiunta la scarsità di condensati porterà a una carenza di forniture di gas da cucina nella regione orientale.

Il presidente della NOC Mustapha Sanallah ha invitato il popolo libico a non lasciarsi trascinare dagli appelli politici che nulla hanno a che fare con l’interesse nazionale, a formare un’opinione pubblica locale volta a mantenere il flusso di petrolio verso i mercati mondiali e ad approfittare dell’attuale boom dei prezzi, il tutto con l’obiettivo di promuovere la Libia e riparare ciò che è stato distrutto dalle guerre. Si tratta dell’ultimo episodio della disputa politica tra Dabaiba e Bashagha, dopo che quest’ultimo ha fallito nel convincere i gruppi armati a garantirgli sostegno per un suo “imminente ingresso a Tripoli” e la mancata presa di posizione della comunità internazionale che vacilla nel prendere una posizione netta e dire che ciò che Bashagha sta facendo in Tunisia danneggia il tessuto sociale, economico e securitario della Libia, rischiando di farla precipitare nuovamente nel caos. Dopo aver influito negativamente sul processo militare, ora lo scontro sta coinvolgendo l’unica risorsa di benessere per i libici: il settore petrolifero.  Si ricorderà che rappresentanti della Libia orientale nel Comitato militare congiunto (JMC 5+5) hanno annunciato la sospensione della loro partecipazione fino a quando le loro richieste non saranno state prese in considerazione, indicando il mancato pagamento di quattro mensilità salariali e l’adozione di una serie di misure da parte di Dabaiba che hanno impedito il completamento dei termini dell’accordo di cessate il fuoco. Il gruppo ha anche sollecitato il comando generale dell’esercito orientale a prendere misure drastiche come la chiusura dei campi petroliferi, la sospensione dei voli interni e dei collegamenti terrestri tra est ed ovest. Martedì è attesa una sessione consultiva del Consiglio di Sicurezza ONU prima della riunione ufficiale prevista per la fine di questo mese quando è atteso il briefing semestrale dal procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI), Karim Khan. Il Consiglio dovrebbe anche rinnovare il mandato della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia. Khan ha informato il Consiglio sul lavoro del Tribunale in Libia il 23 novembre 2021, compresi i mandati d’arresto pendenti emessi dal Tribunale e lo stato delle indagini in corso. Il Consiglio ha deferito la Libia alla Corte penale internazionale con la risoluzione 1970 del 26 febbraio 2011, che invitava anche il procuratore a informare il Consiglio sullo stato delle indagini ogni sei mesi. Sono attualmente all’esame del tribunale tre mandati d’arresto in sospeso relativi alla Libia. Uno di questi riguarda Saif al-Islam Gheddafi, figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Nel novembre 2021 Saif Gheddafi, ricercato per due accuse di presunti crimini contro l’umanità, ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali libiche.

La Libia rimane impantanata nel tumulto politico. A più di tre mesi dal rinvio delle elezioni presidenziali e parlamentari, non è stata fissata una nuova data per il momento elettorale. Il 10 febbraio, la Camera dei Rappresentanti, il Parlamento con sede nell’est del Paese, in carica da oltre sette anni, ha nominato l’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha primo ministro ad interim, mentre l’attuale premier Abdel Hamid Dabaiba era ancora in carica. Di conseguenza, il Paese si ritrova con due governi paralleli, che fanno temere una possibile recrudescenza della violenza nella capitale, alla luce dei tentativi di Bashagha e dei suoi sostenitori (finora falliti) di entrare in Libia dalla Tunisia. Le elezioni sono diventate anche un importante punto di contesa poiché le due parti hanno proposto tabelle di marcia elettorali diverse e in competizione tra loro. Il Parlamento ha incaricato Bashagha di organizzare le elezioni entro i prossimi 14 mesi, mentre Dabaiba ha proposto una tabella di marcia per lo svolgimento delle elezioni a giugno, ma i cui preparativi non sembrano aver luogo. Le Nazioni Unite e molti Stati membri hanno continuato a mediare tra le due fazioni politiche rivali con l’obiettivo di raggiungere un accordo su un percorso comune che sia accettabile anche per il popolo libico. Riferendosi alla situazione politica in Libia, le Nazioni Unite hanno sottolineato che le elezioni devono tenersi il prima possibile e che è essenziale un consenso politico sostenuto dai libici. La consigliere speciale del Segretario generale per la Libia Stephanie Williams si è incontrata con Bashagha e Dabaiba, sottolineando ad entrambi la necessità che le elezioni si svolgano “in modo tempestivo e su solide basi costituzionali” per rispettare le aspirazioni dei 2,8 milioni di libici registrati per votare.

Jizya Jibril Muhammad Shuaiter – studiosa di diritto, attivista e candidata alle prossime elezioni parlamentari – ha tenuto un briefing di fronte al consiglio ONU a marzo. Nel suo briefing, Shuaiter ha sottolineato l’importanza di mantenere la pace, ristabilire il consenso tra i partiti politici libici e adottare una costituzione permanente per il Paese. Ha inoltre sottolineato la necessità di elezioni libere, inclusive ed eque, invitando le Nazioni Unite a sostenere l’osservazione elettorale internazionale. Shuaiter ha anche invitato l’UNSC a sollecitare la leadership libica a rispettare “tutti i trattati e le convenzioni ratificati in materia di diritti delle donne e garantire una prospettiva di genere in tutte le politiche, legislazioni e strategie nazionali“. La direzione della Missione ONU resta infine un’altra questione per il Consiglio di sicurezza. Non è stato individuato alcun successore per l’ex inviato Jan Kubis, dimessosi nel novembre 2021, né per la carica di rappresentante speciale che dovrebbe sostituire l’inviato speciale in base alla reintegrazione. Williams continua a guidare gli sforzi di mediazione sul campo. Il Consiglio può valutare la possibilità di richiedere ad UNSMIL relazioni più frequenti sulla situazione nel paese, in particolare per quanto riguarda i progressi compiuti nella ricerca del consenso politico e nell’organizzazione delle elezioni. Il Consiglio può anche prendere in considerazione l’emanazione di una dichiarazione che inviti tutte le parti a raggiungere un consenso politico basato sul dialogo e le esorti a mantenere un ambiente di sicurezza stabile. Le dinamiche del Consiglio per quanto riguarda il futuro della missione e la sua guida restano impegnative. L’ultima volta che il Consiglio si è riunito per discutere la situazione in Libia il 16 marzo, diversi membri del Consiglio hanno espresso sostegno al rinnovo del mandato sostanziale ad aprile. Non è chiaro se il consiglio possa concordare un tale rinnovamento, in particolare senza un potenziale candidato a guidare la missione.  Sebbene ci sia unità sulla necessità che le parti interessate politiche libiche concordino un piano per lo svolgimento di elezioni per soddisfare le aspirazioni del popolo libico, la Russia – l’unico membro del consiglio che ha pubblicamente sostenuto Bashagha – ha ribadito la sua richiesta al Segretario generale di nominare rapidamente un nuovo capo dell’UNSMIL, rilevando che un potenziale candidato dovrebbe essere accettabile per i libici, le parti regionali coinvolte e il Consiglio. I tre membri del Consiglio africano – Kenya, Gabon e Ghana – hanno già espresso la loro preferenza per un candidato africano alla guida della missione.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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