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Germania: la reazione dei suoi colossi economici presenti in Russia e Ucraina

Qualunque sarà l’esito politico dell’operazione militare russa in Ucraina, il mondo del business sta cercando di capire come muoversi per non perdere ciò che è stato costruito negli ultimi due decenni. Tra le economie dei Paesi dell’Unione Europea, ad essere fortemente interessate dagli effetti degli sviluppi bellici sono quelle di Italia, Olanda e Polonia, ma soprattutto quella della Germania. Le imprese tedesche che operano nella Federazione Russa sono più di 3600, mentre gli investimenti diretti si aggirano sui 25 miliardi di euro. Ed è lo stesso governo tedesco ad essersi legato a Mosca, in maniera indiretta e talvolta apertamente, nello sviluppo di progetti energetici a lungo termine, l’ultimo dei quali, il gasdotto Nord Stream 2, è pronto a partire già da qualche mese ma è rimasto fermo per ragioni politiche ormai note. In questo progetto Berlino ha investito anni di lavoro diplomatico, miliardi di euro e l’immagine di Gerhard Schröder, cancelliere dal 1998 al 2005 e predecessore di Angela Merkel, e infine divenuto capo del consorzio che ha costruito il gasdotto. Vi sono alcuni governi occidentali che amano celare certi affari internazionali sotto il velo colorato delle ideologie progressiste e liberali, salvo poi agire diversamente; la Germania, invece, quando arrivano critiche a proposito degli affari fatti con le cosiddette “dittature”, è sempre riuscita a pararsi col principio del Wandel durch Handel, il cambiamento mediante il commercio, una pressione politica dolce ma potente che nelle intenzioni dei suoi attuatori dovrebbe rendere democratici e aperti i governi degli Stati con cui Berlino conclude vantaggiosi scambi. Verrebbe poi spontaneo chiedersi quale cambiamento vi sarebbe stato nella stessa Germania, visto che la Merkel è rimasta al potere per 16 anni – ossia quattro mandati consecutivi – ma ai tedeschi andava bene così, e tanto basta.

In questo momento, per le aziende impossibilitate materialmente a effettuare invio di denaro o di merce, la prudenza è d’obbligo, ma qualcuno si è già sbilanciato. Il presidente dell’associazione delle Camere di Commercio tedesche, Peter Adrian, descrive le circostanze come difficili e molto incerte; posto che in Russia la situazione interna è assolutamente tranquilla, si tratta di pensare all’incolumità dei tedeschi che lavorano in Ucraina, nella quale la Germania ha investimenti diretti per più di 3 miliardi di euro e vi sarebbero 2000 aziende tedesche che impiegano 50mila persone. La Knauf, compagnia leader nella fornitura di materiali da costruzione con un fatturato da 12,5 miliardi di euro, ha già fermato i suoi impianti nel Donbass, così come hanno fatto altre aziende tedesche. L’associazione del business per l’Europa Orientale (Ost-Ausschuss der Deutschen Wirtschaft), il cui compito è promuovere i legami commerciali con i Paesi dell’est,  mette la questione su un piano di principio, dicendo che l’invasione russa dell’Ucraina è un attacco ingiustificabile nei confronti di uno Stato sovrano, verso i suoi cittadini e verso la pace in Europa e nel mondo. In questa guerra perderanno tutti. Anche l’Associazione tedesca di costruttori di macchine e impianti (VDMA – Verband Deutscher Maschinen und Anlagenbau), che comprende più di 3400 aziende del settore meccanico tra cui Siemens e Bosch, ampiamente presenti in Russia con le loro fabbriche, ha preso subito una posizione politicizzata; per voce del suo presidente Karl Haeusgen ha comunicato di sostenere la decisione di imporre “pesanti sanzioni” contro il Cremlino, aggiungendo di essere ben consapevole dell’impatto negativo di queste misure sul suo settore e delle conseguenze la cui estensione in questo momento non può essere calcolata

Dopo le prime risposte minacciose che stanno giungendo dal presidente americano Biden, il rischio per i colossi industriali e commerciali tedeschi si fa di ora in ora sempre più terribile: l’esclusione della Russia dal circuito bancario SWIFT, con conseguente impossibilità di fare e ricevere pagamenti. In pratica, il blocco totale di ogni rapporto economico con Mosca e la perdita immediata di affari per miliardi di euro. Ed è stato cancellato l’incontro fra il gruppo di rappresentanza del mondo del business tedesco nell’Europa Orientale e lo stesso Vladimir Putin, incontro che si svolge annualmente (ma che lo scorso anno era saltato a causa del COVID) e che un mese fa era stato annunciato per i primi di marzo. Il comitato tedesco, che riunisce colossi come BayerDeutsche Banke la summenzionata Siemens, ha formalmente condannato le azioni russe in Ucraina ed esortato Putin a mettere fine alla guerra. In passato si era opposto alle sanzioni anti-russe, chiedendo una risoluzione diplomatica per i contrasti fra Russia e Occidente, ma questa volta ha disdetto gli incontri in agenda e invitato i suoi partner commerciali russi a farsi sentire in patria per far tacere le armi. 

Un altro problema per la Germania è che adesso qualcuno comincia ad accusarla esplicitamente di aver favorito Putin nella sua “strada verso Kiev”. La rivista Politico, testata americana con sede europea a Bruxelles, considerata una delle più autorevoli e influenti nel panorama giornalistico del Vecchio Continente, ha pubblicato un articolo in cui si insinua la silenziosa complicità dei tedeschi alle (presunte) nefandezze compiute da Mosca negli ultimi anni, condonate con facilità da Berlino in nome del business: dalla guerra in Georgia nel 2008 all’annessione della Crimea, dall’abbattimento del volo MH17 all’avvelenamento di Navalny, la Germania se ne sarebbe sostanzialmente lavata le mani per non disturbare il lavoro dei suoi giganti economici nella Federazione Russa. La condanna di Politico è netta: questa linea non ufficiale della Germania ha aperto a Putin la strada verso l’Ucraina e ha permesso il probabile crollo degli assetti europei nati dalla fine della Guerra Fredda. Secondo Politico, nonostante anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna abbiano delle colpe, nessun Paese ha fatto più della Germania per minimizzare e perdonare i peccati della Russia. E se la ragione di questo atteggiamento può essere parzialmente attribuita ai rimorsi ereditati dall’ultimo conflitto mondiale, essa principalmente risiede nel fatto che ai tedeschi piace molto fare affari con i russi. Per dare peso a questa affermazione, nell’articolo si citano le parole dette quasi quindici anni fa dall’amministratore delegato del gigante tedesco della chimica BASFla Russia ricca di energia e la Germania ricca di tecnologia rappresentano un’ottima unione. E nemmeno lo stop al Nord Stream 2, annunciato proprio alla vigilia dell’attacco russo, potrebbe bastare a farsi perdonare anni di compiacenza. Oggi, le frasi entusiaste sono sostituite dalle formule di condanna e dalle dichiarazioni di principio: presto vedremo se saranno seguite da vere azioni politiche oppure se prevarrà la consueta realpolitik, che finora ha portato enormi benefici economici ai tedeschi.

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52 anni, padre di tre figli. E' massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

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